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La testimonianza

Il medico rianimatore in prima linea: "Quante vite distrutte dal Covid, basterebbe vaccinarsi"

Il 33enne Stefano Spina, dal 2019 al Niguarda di Milano, si sfoga così: "Circa l’80% dei ricoverati è composto da persone non vaccinate".

Il medico rianimatore in prima linea: "Quante vite distrutte dal Covid, basterebbe vaccinarsi"
Top News 14 Settembre 2021 ore 18:55

"Quante vite sto vedendo spegnersi in Rianimazione, sarebbe bastata una banale vaccinazione". Si apre così lo sfogo di Stefano Spina, medico anestesista rianimatore all’Asst Grande ospedale metropolitano Niguarda di Milano. Fin da inizio pandemia è stato in prima linea a fianco dei malati ricoverati nel presidio ospedaliero milanese e, anche adesso, con l'avvento dei vaccini, continua nel suo costante lavoro coi pazienti. La sua testimonianza sfocia rabbia e tristezza di fronte alla vita che ogni giorno vede scivolare via davanti ai suoi occhi.

"Negli ultimi tre mesi la maggior parte dei ricoverati, circa l’80% - afferma -, è composta da persone non vaccinate, con età media di 60-65 anni".

La testimonianza di un medico rianimatore

Non vogliono essere catalogati come eroi, "perché siamo solo uomini e donne che lavorano per curare e salvare vite dalla pandemia". E quando la vita scivola via, proprio davanti ai loro occhi, è impossibile trattenere tristezza e rabbia.

Come raccontato da Prima Milano, Stefano Spina, medico rianimatore al Niguarda di Milano, si è lasciato andare ad uno sfogo emotivo sulla pandemia da Covid-19 con la quale, ogni giorno, si trova ad avere a che fare in prima persona nei reparti di rianimazione:

"Quante vite sto vedendo spegnersi in Rianimazione, sarebbe bastata una semplice banale vaccinazione. Queste vite oggi potrebbero amare, abbracciare, lavorare, godere dei propri cari, e invece non ci sono più per una semplice banale vaccinazione non ricevuta. Chi non ci passa e non vede ciò che vediamo in Rianimazione non se ne rende conto. Ma almeno fidatevi per una volta, altrimenti non bussate più alle nostre porte.

Dopo l’ennesima intubazione, i pensieri si accavallano:

"Il mio lavoro è dedicato ai pazienti Covid. Negli ultimi tre mesi la maggior parte dei ricoverati, circa l’80%, è composta da persone non vaccinate, con età media di 60-65 anni. Ci sono anche pazienti più giovani e più anziani. Tra i vaccinati, invece, ci sono pazienti con patologie che possono giustificare il non funzionamento del vaccino. Ciò che fa veramente rabbia è vedere morire persone che non hanno voluto vaccinarsi... Come non pensare che con la vaccinazione avrebbero potuto evitare di finire in Terapia intensiva? Penso alle lacrime della famiglia di un paziente cinquantenne, morto a causa del Covid, dopo 40 giorni di ricovero in Terapia intensiva: ha lasciato moglie e figli piccoli. Una persona che non ha voluto vaccinarsi. Morti così... ti provocano tristezza, pensando al dolore di chi rimane solo, e frustrazione per una morte che si sarebbe potuto evitare".

Cure ai pazienti Covid: "Potrebbero essere spese altrove"

Spina lo dice con garbo, ma con la caparbietà di chi ogni giorno indossa il camice e si cala in una realtà non più definibile come emergenziale ma strutturale:

"Le risorse impiegate per la cura dei pazienti Covid sono sottratte alla cura di tutto ciò che non è Covid. Purtroppo ci sono persone che non si rendono conto di cosa stia accadendo, del cattivo esempio che rischiano di dare scegliendo di non vaccinarsi e influenzando così la scelta di altri. Va detto chiaramente: è tempo di fidarsi di coloro che un anno e mezzo fa sono stati definiti eroi. Ma noi non siamo eroi: siamo persone che dedicano anima e corpo allo studio e ai pazienti".

L’imperativo categorico, allora, è un nuovo appello alla vaccinazione. Non c’è un’alternativa.

"Lo scopo del vaccino è la prevenzione della malattia grave. L’efficacia del vaccino, infatti, è misurabile nella sua capacità di evitare il ricovero in Terapia intensiva. Non c’è altra strada per uscire dalla pandemia. Sono convinto che la stragrande maggioranza delle persone abbia capito l’importanza di vaccinarsi, come unica via d’uscita, ma il problema di questa malattia è che non basta la stragrande maggioranza. Serve la quasi totalità delle persone, altrimenti rischiamo di non risolvere più il problema...".

E sulla possibilità di una terza dose, conclude:

"Il Covid non è la prima patologia per cui sussiste necessità di richiami vaccinali. Ripeto: l’unica strada per uscirne è la vaccinazione".