L’intervento di Benjamin Netanyahu all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stato accompagnato da una protesta dentro e fuori il Palazzo di Vetro.
Decine di delegati hanno lasciato l’aula prima dell’inizio del discorso del premier israeliano, mentre all’esterno centinaia di manifestanti si sono radunati per contestarne la presenza. Tra le persone fermate dalla polizia di New York c’è anche l’attrice Susan Sarandon.
Netanyahu ha reagito duramente all’uscita dei delegati, definendo “codardi morali” coloro che hanno abbandonato la sala, e ha utilizzato il suo intervento per difendere le posizioni di Israele e attaccare diversi dei suoi critici internazionali.
Il discorso all’ONU
” Siete dei codardi morali. Noi difendiamo anche voi”.
È stato questo uno dei passaggi più duri dell’intervento di Netanyahu, pronunciato davanti a un’aula in parte svuotata dopo l’uscita di numerose delegazioni. Il premier israeliano ha parlato di “ipocrisia sconcertante” riferendosi alle proteste e ha respinto le accuse rivolte a Israele per la condotta della guerra.
Decine di delegati abbandonano l’assemblea generale dell’ONU poco prima del discorso di Netanyahu
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Netanyahu ha definito l’accusa di genocidio la “più grande bugia del secolo“ e ha contestato anche le critiche provenienti da alcuni Paesi europei, tra cui Francia e Regno Unito, accusati di aver definito Israele uno Stato “colonialista”. Il premier ha quindi allargato il suo intervento alla situazione regionale, criticando anche il Qatar e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
L’attacco a Mamdani
Nel mirino di Netanyahu è finito anche Zohran Mamdani, sindaco di New York, che da tempo critica il governo israeliano e la sua condotta nella guerra a Gaza.
“E’ un anti-semita“, ha affermato Netanyahu riferendosi al primo cittadino, aggiungendo: “Vergognati per aver diffuso bugie“. Il premier israeliano lo ha inoltre accusato di essere un “amico di Hamas“.
Lo scontro arriva dopo mesi di dichiarazioni molto dure tra i due. Mamdani aveva fatto della critica a Netanyahu uno degli elementi della propria campagna elettorale e aveva sostenuto la causa palestinese. Più recentemente ha riconosciuto di non avere l’autorità legale per arrestare il premier israeliano in base al mandato della Corte penale internazionale.
Coloni e Cisgiordania
Netanyahu ha contestato anche l’attenzione riservata dai media agli episodi di violenza commessi da coloni israeliani in Cisgiordania.
Il premier ha parlato di “un manipolo di giovani teppisti“, quantificandoli in circa 150 persone e riferendosi a episodi come il lancio di pietre e l’abbattimento di ulivi. Nel suo discorso ha quindi respinto l’idea che tali episodi possano rappresentare l’intera realtà israeliana.
Il messaggio all’Iran
Una parte dell’intervento è stata dedicata anche all’Iran. Netanyahu ha espresso la convinzione che gli iraniani saranno un giorno liberi e che il regime cadrà.
Al termine del passaggio dedicato a Teheran, Netanyahu ha consegnato al presidente dell’Assemblea Generale un dispositivo Starlink destinato alla delegazione iraniana, spiegando che potrà essere utilizzato per raccontare la situazione nel Paese nel caso di una futura protesta interna.
Netanyahu ha portato con sé anche uno dei cercapersone utilizzati da Israele nell’operazione contro Hezbollah in Libano nel 2024.
“Ve lo ricordate? Hezbollah se lo ricorda”, ha affermato mostrando il dispositivo.
Il ringraziamento a Trump
L’unico esplicito ringraziamento rivolto da Netanyahu durante il discorso è stato destinato a Donald Trump.
“Israele e l’America hanno agito insieme per salvare la civiltà”, ha dichiarato il premier israeliano, riferendosi alla collaborazione tra i due Paesi durante il conflitto con l’Iran.
Il riferimento si inserisce in un rapporto stretto tra Netanyahu e l’amministrazione Trump, mentre il premier israeliano cerca di difendere sulla scena internazionale le ragioni delle operazioni militari condotte da Israele nella regione.
New York blindata
La visita di Netanyahu a New York è avvenuta in un contesto di sicurezza eccezionale. Migliaia di agenti sono stati mobilitati nell’area del Palazzo di Vetro, dove le manifestazioni contrapposte sono state mantenute separate dalle forze dell’ordine.
Il premier israeliano è arrivato in una città attraversata da numerose proteste e ha ridotto al minimo la permanenza, senza prevedere un pernottamento. L’atterraggio è avvenuto in New Jersey anziché all’aeroporto JFK.
Nelle ore precedenti al suo intervento era circolato anche un episodio dal contorno apparentemente insolito: tre persone erano state riprese mentre uscivano da un tombino vicino all’hotel scelto da Netanyahu. Non sono però emersi elementi che collegassero i tre alla visita del premier: secondo le informazioni riportate, si sarebbe trattato di cercatori di metalli già noti per la loro attività nelle fogne della città.
Fermata Susan Sarandon
Fuori dal Palazzo di Vetro la protesta contro Netanyahu è stata particolarmente partecipata. La polizia di New York ha fermato almeno 30 persone durante le manifestazioni, tra cui Susan Sarandon, l’attrice Hannah Einbinder, la candidata democratica al Congresso Darializa Avila Chevalier e il consigliere comunale Chi Ossé.
Right now in NYC a massive crowd of protesters take to the streets demanding war criminal Netanyahu be brought to justice! Free Palestine! pic.twitter.com/NAD8F2dFGX
— The People’s Forum (@PeoplesForumNYC) September 24, 2026
La manifestazione era stata organizzata da Jewish Voice for Peace e ha riunito circa 200-250 persone, secondo le diverse ricostruzioni. I partecipanti hanno scandito slogan contro Netanyahu e a favore dei palestinesi.
Sarandon aveva partecipato al sit-in insieme ad altri manifestanti prima di essere presa in custodia dalla polizia.
Le proteste nella comunità ebraica
Le contestazioni non sono arrivate soltanto da gruppi filo-palestinesi. Una parte della mobilitazione newyorkese ha coinvolto anche organizzazioni ebraiche americane progressiste, tra cui New Jewish Narrative, J Street, New York Jewish Agenda e T’ruah.
Parallelamente, altri gruppi hanno organizzato iniziative di sostegno a Israele e di accoglienza nei confronti di Netanyahu. Tra i volti noti presenti alle proteste contro il premier israeliano figuravano anche Cynthia Nixon, Tony Kushner, Nan Goldin ed Eileen Myles.
Mamdani: “Sia pace”
Mamdani non ha partecipato alle manifestazioni contro Netanyahu. Il sindaco, tuttavia, ha mantenuto una posizione fortemente critica nei confronti del premier israeliano.
Intervistato dalla CNN da Christiane Amanpour, Mamdani ha definito Netanyahu “l’architetto del terribile genocidio dei palestinesi“. In un video diffuso in occasione della giornata di protesta, il sindaco ha però anche lanciato un messaggio di distensione:
“Che sia nel nostro futuro”.