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L'incidente nucleare

Il disastro di Chernobyl 35 anni fa non è ancora un capitolo chiuso

Nella notte del 26 aprile 1986, nell'allora Repubblica sovietica dell'Ucraina, l’esplosione del reattore numero 4 della centrale disperse nubi di polveri radioattive che arrivarono fino in Italia.

Il disastro di Chernobyl 35 anni fa non è ancora un capitolo chiuso
Top News 26 Aprile 2021 ore 16:13

Trentacinque anni fa il disastro di Chernobyl: il più famoso incidente nucleare della storia. Nella notte del 26 aprile 1986, nell'allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, l’esplosione del reattore numero 4 dell’omonima centrale disperse nubi di polveri radioattive nell'area circostante, provocando morti accertate e migliaia (se non di più) di decessi e malattie collaterali legate a tumori e altri problemi di salute.

Chernobyl: l'anniversario del disastro nucelare peggiore della storia

Alla base del disastro parrebbero esserci errori di procedura nel corso di un test di sicurezza sul reattore nucleare RBMK numero 4 della centrale, condotto allo scopo di simulare un black out elettrico al fine di elaborare una soluzione per mantenere freddo tale reattore per il tempo necessario a ristabilire l'alimentazione d'emergenza alle pompe d'acqua. Ma qualcosa andò evidemente storto. Nonostante il rapido intervento dei vigili del fuoco per molti giorni fu impossibile bloccare l'emissione radioattiva che in pochi giorni raggiunse anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia, toccando, con livelli di radioattività inferiori, anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America, provocando un allarme generale e grandi polemiche contro i dirigenti sovietici.

 

Responsabilità

Riguardo alle cause dell'incidente esistono due tesi: la prima, nel rapporto pubblicato dalle autorità nell'agosto 1986, attribuiva la responsabilità interamente agli operatori dell'impianto; la seconda, pubblicata nel 1991, evidenziava anche le gravi debolezze intrinseche di progettazione del reattore nucleare RBMK; un elemento importante, tra gli altri, risultò essere un errore nella progettazione delle barre di controllo. In generale si è confermata una catena di errori e mancanze, riguardanti sia le caratteristiche intrinseche fondamentali del tipo di macchina, sia errori di progetto in alcuni particolari meccanici, sia il sistema di gestione economico e amministrativo.

Tentativi di insabbiamento

L'aspetto peggiore della vicenda, già di per sè enormemente grave, è legato alla volontà dell'Esecutivo russo di preservare il più possibile la segretezza dell'accaduto. Nella situazione internazionale di Guerra fredda che perdurava da decenni, l'Unione Sovietica aveva sistematicamente mantenuto il massimo segreto sui programmi nucleari civili e militari. La necessità di mostrare una facciata trionfalistica di successi tecnologici e di realizzazioni scientifiche, di combattere la guerra di propaganda con le potenze occidentali senza mostrare debolezze che l'avrebbero esposta agli attacchi polemici, l'esigenza di non rivelare i fallimenti del regime, imponevano ai dirigenti sovietici la totale riservatezza su argomenti ritenuti di interesse nazionale prioritario. I capi politici non informarono affatto nei primi giorni i cittadini sugli eventi. Fu la Svezia, la mattina del 27 aprile, a far scattare l'allarme a seguito della rilevazione di alti indici di radioattività. In seguito il mondo intero cominciò a fare pressione e così i sovietici rilasciarono le prime e scarne dichiarazioni sull'incidente.

Le conseguenze sulla salute oltre ai decessi

Oltre ai gravissimi danni a flora e fauna, il Chernobyl Forum ha chiarito che il numero delle vittime risulta essere di 65 morti accertati con sicurezza: 2 lavoratori della centrale morti sul colpo a causa dell'esplosione; 1 per trombosi coronarica; fra i 1057 soccorritori di emergenza, 134 hanno contratto la sindrome da radiazione acuta; di questi 28 sono morti nei mesi successivi, altri 19 sono morti negli anni fra il 1987 e il 2005 per varie cause non necessariamente e direttamente imputabili all'esposizione alla radiazione.

Fra la popolazione all'epoca di età 0-18 anni si sono registrati negli anni 1986-2005 4.000 casi di tumore alla tiroide. Senza contare tutti gli espisodi di infertilità e le mutazioni genetiche. 

La messa in sicurezza del "sarcofago": non è ancora finita

Un’operazione senza precedenti iniziata nel 2012 e conclusa nel novembre 2017: una struttura unica al mondo, finanziata dalla Bers e da 45 Paesi, ricopre il sarcofago costruito frettolosamente sopra il reattore distrutto la notte del 26 aprile 1986. Il progetto è costato 2,1 miliardi, ci sono voluti anni per mettere in sicurezza il nucelo del reattore. Il New Safe Confinement, l’arco di acciaio che ricopre il reattore della centrale di Chernobyl, è la più grande struttura mobile mai costruita al mondo in queste condizioni. Alta 108 metri, larga 257, lunga 162 per un peso di 36mila tonnellate. L'arco è in grado di racchiudere ermeticamente la “zampa di elefante” per cento anni, ma gli scienziati russi fanno sapere che il problema sottostante rimane e dovrà essere affrontato, prima o poi.

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