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Come verificare

Il caso dei buoni fruttiferi scaduti: tantissimi risparmiatori continuano ad avere problemi a riscuotere il dovuto

Un risparmiatore ha ottenuto da Poste Italiane un risarcimento di 26mila euro.

Il caso dei buoni fruttiferi scaduti: tantissimi risparmiatori continuano ad avere problemi a riscuotere il dovuto
Top News 02 Maggio 2021 ore 00:01

Qualche settimana fa un avviso diramato dagli uffici piemontesi di Federconsumatori ha messo in allarme diversi piccoli risparmiatori a livello regionale e nazionale: per un’errata comunicazione molti sottoscrittori di buoni fruttiferi postali denunciavano problemi a riscuotere il dovuto. Il caso ha presto assunto dimensioni importanti, per via dei numerosi risparmiatori coinvolti: è sbarcato su Rai Tre e si è arrivati al riconoscimento di un rimborso di 26mila euro per un risparmiatore da parte di Poste Italiane.

Il caso dei buoni fruttiferi postali

Vi spieghiamo da dove avrebbe origine la vicenda e come fare per effettuare i controlli. Si tratta infatti di una questione di interesse nazionale, che non si limita alla vicenda piemontese. Come ha spiegato Prima Novara è con un avviso diramato dagli uffici verbanesi di Federconsumatori che è scoppiato il caso sui buoni fruttiferi postali caduti in prescrizione all’insaputa dei sottoscrittori.

La vicenda è molto controversa e sembra aver origine da errori commessi dal dicembre del 2000. Da tale momento Poste non ha più emesso Buoni Fruttiferi trentennali, bensì solo Buoni di durata massima di 20 anni (alcuni 18 mesi, altri 6 o 7 anni). Sembra, però, che agli sportelli sia passata l’errata informazione che tutti i Buoni avessero durata di 20 anni. Gli Sportelli, inoltre, non avrebbero consegnato ai sottoscrittori il Foglio Informativo Analitico (F.I.A.), unico documento da cui si evince la durata e la scadenza dei Buoni.

Ciò avrebbero generato il convincimento che tutti i Buoni fossero ventennali e che la loro scadenza naturale maturasse dopo il 2020, quando invece sono già scaduti da qualche anno, e alcuni addirittura caduti in prescrizione all’insaputa dei sottoscrittori: in questo caso la conseguenza è di aver perso il diritto al rimborso sia del capitale investito, sia degli interessi maturati.

Il caso su Rai Tre diventa nazionale

Giovedì 29 aprile, in onda su Rai 3 dalle ore 10.00, Federconsumatori Verbania, con il proprio legale di sede Enzo Iapichino, ha partecipato alla trasmissione “Mi Manda Rai Tre” in veste di consulente sul delicato tema. Da tutta Italia hanno contattato gli uffici verbanesi di Federconsumatori. I casi nel VCO sono molti (Verbania, Cannero Riviera, Pallanzeno, Casale Corte Cerro, Stresa, Meina, Paruzzaro, Domodossola, Omegna solo per citarne alcuni) e, dopo la divulgazione della notizia, sono giunte moltissime segnalazioni da diverse parti d’Italia (la più lontana Matera).

La questione riveste quindi ampiezza nazionale essendo tantissimi i Buoni che rientrano in tale vicenda collocati dal 2001 in avanti.

Come verificare

Per comprendere se il proprio Buono è caduto in prescrizione bisogna innanzitutto individuare il “numero di serie” (A1, AA1, A2, AA2, A3, AA3, A4, etc..) e la durata esatta (6, 7 o 20 anni), e sommare ulteriori 10 anni dal momento della scadenza.

LA TABELLA DELLE PRESCRIZIONI CREATA DAGLI AVVOCATI DI FEDERCONSUMATORI VERBANIA APPOSITAMENTE (in aggiornamento):

Un cittadino ottiene risarcimento di 26mila euro

Negli ultimi giorni è stato reso noto un ulteriore sviluppo della vicenda. Il signor Enrico Labriola, piemontese, aveva sottoscritto tra il 1988 e il 1989 diversi buoni, ma al momento della loro riscossione, nell’aprile del 2020, mancavano delle quote considerevoli di denaro. A raccontare la vicenda sono gli stessi avvocati dell’ufficio verbanese di Federconsumatori, ai quali Labriola si è rivolto dopo che il suo reclamo a Poste italiane aveva avuto un esito negativo:

L’arbitro Bancario Finanziario (ABF) di Torino con la Decisione n. 10032/2021 del 14 aprile scorso ha riconosciuto al Sig. Enrico Labriola di Cambiasca, originario di Ripacandida, il diritto a riscuotere da Poste ulteriori 26.000 euro, oltre alle somme già incassate al momento della liquidazione dei Buoni Fruttiferi.

La vicenda riguarda i Buoni Fruttiferi Postali della Serie Q/P. Tali buoni di durata trentennale con elevato rendimento sono stati collocati dal 1986 in avanti, e spesso sono stati fonte di diverse vertenze. La normativa dell’epoca (art. 5 del D.M. 13 giugno 1986) prevedeva che i Buoni originariamente stampati come Serie “P”, al momento dell’emissione dovessero essere trasformati in “Q/P” mediante l’apposizione di due timbri, uno fronte e l’altro retro. Il timbro sul retro aveva la fondamentale funzione di ridurre gli interessi originari presenti sulla tabella del Buono. Gli errori sono sorti al momento della predisposizione dei timbri, i quali hanno modificato i soli tassi di interesse dal primo al ventesimo anno, lasciando immutati quelli originari dal ventunesimo al trentesimo anno. Mentre Poste, dunque, per quest’ultimo decennio ha sempre liquidato interessi più bassi, l’ABF in molte decisioni ha riconosciuto ai possessori dei Buoni il rendimento originario, il quale, in molti casi, è di diverse migliaia di euro rispetto a quanto già percepito.

Su un valore complessivo di 43mila euro, Poste ne ha liquidati solo 16.899

La vicenda di. Labriola rientra in tale contesto. Trattasi di 3 Buoni Serie Q/P da Lire 1 milione ciascuno emessi dall’Ufficio Postale di Cambiasca fra il 1988 e il 1989, ed incassati nell’aprile 2020. Su un valore complessivo di circa 43.000,00 euro, Poste ha liquidato solo 16.899,00 euro, con una mancanza quindi di 26.052,44 euro. In pratica per ogni Buono è stato liquidato un valore di soli 5.500,00 euro, con una mancanza di circa 8.500,00. Mediante il legale di Sede Enzo Iapichino il consumatore ha sporto subito reclamo a Poste e, dopo aver ricevuto esito negativo, a novembre scorso ha intrapreso la battaglia giudiziaria depositando il ricorso presso l’ABF, il quale ha accolto pienamente le ragioni del sottoscrittore riconoscendo il diritto a percepire quei 26.052,44 euro.

E' giusto precisare che si tratta di un caso molto raro in quanto i Buoni erano stati originariamente stampati come Serie “O”, successivamente trasformati in “P” e poi, al momento dell’emissione nel 1988-1989, trasformati in “Q/P”. I tassi originari nella tabella prestampata non erano dunque quelli della Serie “P”, bensì quelli molto più elevati della precedente Serie “O”. Il Sig. Labriola ha quindi potuto beneficiare di tali maggiori interessi. Il risultato conseguito è dunque destinato a creare giurisprudenza fra le Decisioni dei diversi Collegi degli Arbitri Bancari Finanziari.

L’ufficio verbanese di Federconsumatori invita, tramite il suo responsabile Filocamo Orazio, tutti i sottoscrittori di tali buoni a contattare la sezione dell’associazione di tutela dei consumatori (sita a Verbania Pallanza presso Villa Olimpia in Via Mazzini 19, preferibilmente il martedì pomeriggio 335.105.1111), nel caso ci siano dubbi e l’intenzione di verificarli.