Numeri importanti

Il 65% degli italiani non vede l'ora di farsi vaccinare contro il Covid

E' quanto emerge dall'analisi condotta dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

Top News 20 Febbraio 2021 ore 09:22

Più della metà della popolazione italiana, anzi addirittura il 65% dei nostri connazionali non vede l'ora di farsi vaccinare contro il Covid. Una buona notizia. Ora, semmai, il vero problema riguarda le dosi di vaccino: il nodo è che ne arrivino abbastanza per procedere a ritmi sostenuti.


Italiani pro-vax? Luci e ombre nell'era della pandemia

Da Prima Firenze

L'emergenza sanitaria, ormai lo sappiamo bene, ha messo in luce tanti aspetti della società. Da un lato, di sicuro, ha fatto emergere la grande catena solidale che gli italiani sanno mettere in campo nei momenti di difficoltà, vero e proprio "patrimonio" che tutto il mondo ci invidia. E' stato proprio il neo Presidente del Consiglio Mario Draghi a ribadire questa nostra "ricchezza" in occasione del suo discorso in Senato.

Ma bisogna dire, per dovere di cronaca, che oltre alle eccellenze, questo periodo ha fatto "brillare" anche atteggiamenti meno nobili. Ricorderemo tutti i negazionisti che hanno messo in dubbio la pandemia a tal punto da volersi recare nei pressi dei Pronto soccorso di alcune città per "mostrare" (naturalmente invano) come l'emergenza sanitaria fosse una montatura.

E poi, proprio mentre operatori sanitari, medici, tutti, cercavano di fare la propria battaglia contro il nemico insidioso e invisibile del Covid, sono spuntati fuori i no-mask, quelli che proponevano (e propongono ancora) di smettere di utilizzare quella che al momento è la più immediata arma contro la diffusione incontrollata del virus: la mascherina.

Fino ad arrivare al tema del vaccino, già molto "caldo" prima dell'arrivo del coronavirus, ma divenuto rovente da quando gli scienziati di tutto il mondo, mettendo insieme le forze, sono riusciti nell'impresa di donare al mondo non uno, ma diversi sieri contro il Covid-19. Ed è proprio in questo scenario, quindi, che in molti si sono chiesti se gli italiani siano più favorevoli o contrari a farsi inoculare il vaccino.

L'indagine del Sant'Anna di Pisa

Per il 69,4% della popolazione italiana, il vaccino è il modo più rapido per tornare alla normalità, e più del 65% degli intervistati sono disposti a vaccinarsi contro il Covid-19. Sono i dati emersi da un’indagine condotta dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e il Laboratorio Management e Sanità (MeS) dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Lo studio, presentato a Roma nella sede Agenas, ha coinvolto 12.322 residenti di tutte le Regioni e Province autonome, fotografando le attitudini della popolazione italiana nei confronti del vaccino e della vaccinazione contro il Covid-19.

Secondo il rapporto, solo il 17,6% degli italiani non sembra intenzionato a vaccinarsi. La fascia di popolazione che più sembra propensa alla vaccinazione e’ quella sopra i 65 anni (75,4%), mentre le percentuali di disaccordo maggiori (22,2%) si concentrano nella fascia d’età35-44.

"Sono molto soddisfatto della collaborazione con il Laboratorio Management e Sanità (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna - dichiara Domenico Mantoan, direttore generale di Agenas - perché il lavoro che abbiamo presentato oggi permette di segnalare alcune linee di azione che i policy maker nazionali e regionali potrebbero trovare utili per colmare il divario di implementazione della campagna vaccinale".

Agenas, ha ricordato Mantoan, "è un ente pubblico non economico e si configura come organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale, che svolge attività di ricerca e di supporto nei confronti del ministro della salute, delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Questo lavoro ne è la dimostrazione".

"La popolazione è propensa a vaccinarsi ma chiede di più, soprattutto più informazione - ha spiegato all’agenzia di stampa Dire Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa - La stragrande maggioranza ha ricevuto informazioni dalla televisione, seguono internet e i social.

Grandi assenti le istituzioni sanitarie. La richiesta è di avere molta più informazione da questi soggetti di cui i cittadini si fidano: istituzioni sanitarie, i medici, i professionisti. Per aumentare la propensione a vaccinarsi  una serie di aspetti di tipo organizzativo-logistico saranno determinati. Come ad esempio la facilità di accesso ai luoghi di vaccinazione, la chiarezza nelle modalità di prenotazione e nella velocità di svolgimento della vaccinazione".

Rettrice Sant’Anna: italiani pronti, ma serve più informazione

"La stragrande maggioranza dei cittadini italiani è pronta a vaccinarsi. Andando a ricostruire i cluster, il 70% è propenso alla vaccinazione, mentre un 20% è ancora indeciso. Solo una fascia residuale è totalmente contraria o dubbiosa".

Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, commenta così all’agenzia di stampa Dire i risultati di un’indagine condotta dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e il Laboratorio Management e Sanità (MeS) dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. I risultati sono stati presentati questa mattina a Roma nella sede di Agenas.

"La popolazione è propensa a vaccinarsi ma chiede di più. Chiede soprattutto più informazione. La stragrande maggioranza ha ricevuto informazioni dalla televisione, seguono internet e i social. Grandi assenti le istituzioni sanitarie. La richiesta è di avere molta più informazione da questi soggetti di cui i cittadini si fidano: istituzioni sanitarie, i medici, I professionisti - ha aggiunto Nuti - Emerge una variabilità regionale.

Anche se non particolarmente significativa. Per aumentare la propensione a vaccinarsi una serie di aspetti di tipo organizzativo-logistico saranno determinati. Come ad esempio la facilità di accesso ai luoghi di vaccinazione, la chiarezza nelle modalità di prenotazione e nella velocità di svolgimento della vaccinazione”.

Mantoan (agenas): indagine per valutare adesione italiani

"Abbiamo ritenuto necessario applicare questo metodo scientifico nella valutazione della propensione della popolazione a vaccinarsi. Questa indagine serve anche a capire quali sono i correttivi e le innovazioni che il decisore politico regionale che è deputato all’organizzazione della campagna vaccinale può attivare per migliorare l’adesione della campagna vaccinale”.

Domenico Mantoan, direttore generale Agenas, presenta così la ricerca a cura del laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, presentata questa mattina a Roma nella sede Agenas e trasmessa in streaming.

"Credo che siamo la prima esperienza della comunità europea di uno Stato che ha un approccio scientifico per valutare l’adesione, i comportamenti e i metodi per migliorare la campagna vaccinale - ha aggiunto Mantoan - Agenas e Sant’ Anna di Pisa lavoreranno nei prossimi anni su molti altri temi".

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