bomba nel cuore del principato

Attentato a Montecarlo contro un oligarca ucraino da sempre nel mirino di Kiev

Ucraino di nascita, ricco, residente all’estero, sanzionato da Zelensky e sospettato di legami economici con l’orbita russa

Attentato a Montecarlo contro un oligarca ucraino da sempre nel mirino di Kiev

Un’esplosione ha scosso Montecarlo nella serata di lunedì 29 giugno 2026, trasformando per alcuni minuti una delle zone più sorvegliate d’Europa in una scena da attentato. Un ordigno artigianale, nascosto secondo le prime ricostruzioni in uno zaino o in un pacco, è esploso all’ingresso di un edificio residenziale nel Principato di Monaco, vicino al confine con la Francia.

Il bersaglio, secondo le fonti investigative citate dai media internazionali, sarebbe Vadym Yermolaiev, imprenditore ucraino originario di Dnipro, residente tra Cipro e Monaco, da tempo sotto osservazione a Kiev. Nell’esplosione sono rimaste ferite tre persone: l’oligarca, una donna indicata da diversi media come la moglie o compagna, e un figlio. I due adulti sarebbero in condizioni molto gravi e sono stati trasferiti in ospedale a Nizza.

Vadym Yermolaiev
Vadym Yermolaiev

Il sospetto: un attacco mirato

Le autorità monegasche trattano l’episodio come un attacco deliberato. Le immagini delle telecamere avrebbero ripreso un uomo mentre lasciava uno zaino davanti all’ingresso del palazzo poco prima della detonazione. Subito dopo l’esplosione, il sospetto sarebbe fuggito a piedi verso il confine francese, in direzione di Beausoleil.

La polizia del Principato e le autorità francesi hanno avviato una caccia all’uomo con controlli, posti di blocco e verifiche sulle immagini di videosorveglianza. Il principe Alberto II ha condannato l’attacco definendolo un atto “odioso”, mentre il governo monegasco ha mobilitato i servizi di sicurezza. Il movente, al momento, resta ufficialmente sconosciuto.

Chi è Vadym Yermolaiev

Yermolaiev, 58 anni, è un imprenditore cresciuto economicamente in Ucraina, soprattutto nel settore immobiliare e commerciale a Dnipro. In passato è stato considerato uno degli uomini d’affari più influenti della città. Secondo le ricostruzioni della stampa internazionale, negli anni avrebbe poi trasferito parte dei propri interessi all’estero, ottenendo anche cittadinanza cipriota.

Il suo nome è diventato politicamente sensibile dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Nel 2023 Kiev lo ha inserito nella lista delle persone sanzionate, contestandogli presunti legami economici con attività nei territori occupati dalla Russia, in particolare la Crimea. Per questo era da tempo nel mirino delle autorità ucraine, non come oppositore politico, ma come uomo d’affari sospettato di aver mantenuto rapporti con l’area economica russa nonostante la guerra.

Il nodo Kiev, senza scorciatoie

Il fatto che Yermolaiev fosse sanzionato da Kiev non significa che l’Ucraina sia coinvolta nell’attentato. Le fonti disponibili parlano di un imprenditore nel mirino delle autorità ucraine sul piano economico e sanzionatorio; non indicano, almeno finora, un mandante.

Il contesto resta però delicatissimo. Da mesi la guerra tra Russia e Ucraina non si combatte solo al fronte: droni, sabotaggi, attentati mirati, operazioni clandestine e guerre di intelligence hanno allargato il conflitto ben oltre le trincee. In Russia sono stati colpiti militari, funzionari e figure legate all’apparato bellico; in Europa cresce l’attenzione verso episodi opachi che coinvolgono oligarchi, ex funzionari e reti economiche legate all’area post-sovietica.

Monaco sotto shock

Per il Principato di Monaco, l’attentato rappresenta un fatto rarissimo. Il Paese è noto per il livello altissimo di sicurezza, la densità di telecamere, la presenza di grandi patrimoni internazionali e un controllo capillare del territorio. Proprio per questo l’esplosione ha avuto un impatto simbolico forte: un ordigno in un condominio di lusso, nel cuore di una delle enclave più protette d’Europa, mostra quanto vulnerabili possano essere anche i luoghi normalmente percepiti come impermeabili alla violenza politica e criminale.

Oltre ai tre feriti principali, altre persone sarebbero state soccorse per shock o ferite lievi provocate da vetri infranti e detriti. L’area è stata isolata, mentre gli artificieri e gli investigatori hanno lavorato per ricostruire la dinamica dell’esplosione e la composizione dell’ordigno.

Una pista ancora aperta

Gli investigatori dovranno ora chiarire tre punti: chi abbia materialmente piazzato la bomba, chi l’abbia ordinata e quale fosse il movente. Le ipotesi possibili restano diverse: vendetta economica, regolamento di conti, dossier legati alla guerra, oppure un messaggio politico-criminale dentro il mondo degli affari ucraino e russo.

La certezza, per ora, è che l’attentato ha colpito un uomo già segnato da una posizione controversa: ucraino di nascita, ricco, residente all’estero, sanzionato da Kiev e sospettato di legami economici con l’orbita russa. Una figura perfetta per raccontare la zona grigia della guerra: quella in cui affari, sanzioni, intelligence e vendette private possono intrecciarsi senza confini chiari.