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Alta tensione

A che punto è in Parlamento l'approvazione del Ddl Zan

Situazione incandescente e maggioranza fragile: Iv e Autonomie aghi della bilancia. Casellati: "Europei già vinti, no clima da stadio".

Top News 15 Luglio 2021 ore 12:16

Il ddl Zan, per lo scarto di un solo voto, ha schivato lo stop e prosegue la sua tortuosa marcia in Senato anche nella giornata odierna, giovedì 15 luglio 2021, puntando all'obiettivo: l'approvazione definitiva. Febbrile la giornata di ieri, dove il provvedimento contro l'omotransfobia ha rischiato di rimanere al palo - 136 voti contro 135 - hanno scongiurato la sospensione proposta da FI e Lega e permesso l'avvio della discussione generale. I numeri sono traballanti, il testo vanta l'appoggio di una maggioranza quanto mai fragile. Riavvolgiamo il nastro e ricostruiamo le ultime 48 ore in Senato.

Ddl Zan: scontro acceso in Senato e maggioranza fragile

La profezia dei giorni scorsi di Ivan Scalfarotto - attualmente sottosegretario di Stato al Ministero dell'interno nel governo Draghi e in forze a Italia Viva - che aveva detto che l'iter del Ddl Zan rischiava di diventare un Vietnam si sta avverando. L'atmosfera in Senato è sempre più incandescente, al punto che Maria Elisabetta Casellati, nella giornata di ieri, ha richiamato i sentori al contegno:

"Gli europei li abbiamo già vinti, non voglio un clima da stadio".

Mercoledì 14 luglio va in scena l'ostruzionismo del centro destra, che reclama modifiche, contrapposto a un centro sinistra che si sgola per aggirare quello che bolla come un'odiosa melina orchestrata per strappare altro tempo. Fallita la mediazione in Commissione Giustizia il Presidente leghista Andrea Ostellari si presenta in aula rivolgendo un appello per chiedere che il testo, che tutela i diritti di gay e lesbiche e trans da aggressioni fisiche, verbali e virtuali, torni al tavolo del confronto per trovare un accordo in una quindicina di giorni. Ma la richiesta viene rispedita al mittente dalla conferenza dei capigruppo che ribadisce la road map già approvata qualche giorno fa, bloccando il tentativo del centro destra di affondare il DDl Zan in commissione. Si torna in aula e Lega e Fratelli d'Italia presentano le pregiudiziali di costituzionalità che vengono impallinate. Matteo Renzi sotto i riflettori e i suoi 17 senatori marcati stretti: loro è la facoltà di far oscillare il pendolo; il leader di Italia Viva lancia un appello:

"O si va a scrutinio segreto, ed è un rischio per tutti, o ci si assume la responsabilità politica di trovare una quadra. L'accordo è a portata di mano, non dobbiamo penderci in giro".

Matteo Salvini, leader della Lega, ribadisce posizioni già espresse nelle scorse settimane:

"Togliamo i bambini, togliamo l'educazione alle scuole elementari, l'educazione lasciamola a mamma e papà".

I giallorossi accusano il centrodestra di continuare a prendere tempo. Sintetizzando: il primo round se lo sono aggiudicati i sostenitori del testo che non torna in commissione e va avanti nel suo iter in Assemblea. Respinte infatti le pregiudiziali di costituzionalità, presentate da FdI e Lega, con 124 sì, 136 no e 4 astenuti. Il provvedimento, dunque prosegue, ma lo stallo politico permane e gli schieramenti sono sempre gli stessi: Fi, FdI, Lega contro il provvedimento, Pd, M5s, LeU a favore del testo approvato dalla Camera, con Italia viva e Autonomie a fare da ago della bilancia. La maggioranza a favore è troppo fragile che fa tenere il fiato sospeso ad ogni votazione.

Da stamane, alle nove, la discussione è ripresa in Senato. Mentre il Nazareno si affretta a smentire voci su un possibile accordo Lega-Pd.

Come si regola l'Europa?

Entro i confini nostrani il testo spacca non soltanto la politica, ma il Paese. In 22 Stati europei sono già in vigore leggi che ricalcano il Ddl Zan, come riporta Gaynet. In Spagna, per esempio l'omofobia è un'aggravante per crimini d'odio dal 1995. In Francia la discriminazione omofobica è punita dal 2003. Dal 2016 si tutela anche l'identità di genere. Fino a 4 anni di carcere in Svezia per chi discrimina per questi motivi. Nel 2004 - inoltre - il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede agli Stati membri di "adottare legislazioni penali che vietino l’istigazione all’odio sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere".