Unico o quasi momento polemico in sala stampa nella conferenza di oggi a mezzogiorno è stato sul fatto che la gestione Conti, in tutte le edizioni (anche del passato, in tutto Carlo ha condotto fin qui cinque Sanremo), ha fatto registrare solo un terzo di presenza femminile tra i big in gara.
Conti ha provato a giustificarsi, prima ammettendo la propria fallibilità, salvo poi sostenere di non aver fatto errori nella scelta dei big in gara. Poi ha parlato del fatto che non sono arrivate abbastanza proposte da parte di cantanti donne, quest’anno. Infine ha anche introdotto il concetto secondo cui al momento il panorama discografico è più sbilanciato verso gli artisti uomini.
“Ad ogni modo, io non ho scelto fra uomini e donne, a prescindere ho scelto le canzoni“, ha chiosato il direttore artistico.
In conclusione, Conti è sembrato quanto meno evasivo. Il dato dell’un terzo è incontestabile.
La terza “scusa” però ha un fondo di verità, soprattutto se andiamo a osservare il panorama della musica under 30: di rapper e trapper maschi ce ne sono centinaia e centinaia, potremmo elencarne all’infinito e ogni giorno ne spuntano di nuovi, mentre la presenza rapper al femminile è obiettivamente in dose omeopatica.
In questo senso, sulla fascia young Conti aveva forse le mani più legate, mentre nella “fascia di mezzo” la presenza, da Malika a Levante, da Raf a Nigiotti, è bilanciata, e addirittura nella fascia “old” addirittura c’è una sola rappresentante ed è una donna: Patty Pravo. Sebbene ci siano le numerose Bambole di pezza a difendere le “quote rosa”, il problema è che fra gli artisti giovani, in questa edizione, di donne comunque effettivamente non ce ne sono.