Il primo giorno del nuovo anno (per inciso, buon 2026 a tutti!) è coinciso con l’uscita dell’ultimo episodio di “Stranger Things 5“, intitolato “Il mondo reale” (in lingua originale “The Rightside Up“), nonché puntata finale e conclusiva della popolare serie tv di Netflix. Chissà quante persone, dopo aver festeggiato coi fuochi d’artificio a mezzanotte, abbiano atteso con trepidazione le 2 di notte per mettersi davanti al piccolo schermo a guardare l’epilogo del prodotto seriale ideato dai fratelli Duffers, che in dieci lunghi anni ha saputo appassionare gente di tutto il mondo, diventando un fenomeno fantasy di culto.
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In questa recensione, ovviamente, non farò spoiler e anzi non ho intenzione di analizzare l’episodio a livello tecnico o entrare nelle pieghe dei rapporti tra personaggi. Il mio obiettivo è quello di concentrarmi su una dinamica che non riguarda “Stranger Things” in sé, ma che è relativa a qualsiasi serie televisiva, film o lungometraggio e che purtroppo rappresenta, in qualche modo, la loro rovina. Sto parlando delle aspettative che le persone si fanno prima di approcciarsi a ciò che interessa loro vedere.
Sia chiaro, si tratta di una circostanza che c’è da sempre, ma che oggi, a causa dei media e soprattutto dei social, credo abbia raggiunto il suo picco massimo. A rendermi consapevole di questa cosa è stato proprio l’ultimo episodio di “Stranger Things 5”: quanto diamine siamo diventati esigenti?
Queste maledette aspettative
In questo mio pensiero critico, non voglio polemizzare sul fatto che attorno a una serie tv in corso d’opera o prima dell’uscita di un film si facciano teorie sui possibili finali, perché sono anche questo tipo di chiacchiere che creano affezione verso quel prodotto. La sensazione che ho, tuttavia, è quella di esser arrivati a un estremo in cui se una serie tv o un film non ha un finale che rispecchia i “castelli mentali” che ci siamo fatti sulla trama, allora è da stroncare e buttare nel cestino.
Per carità, la critica è sacrosanta e meno male che ognuno oggi può avere uno spazio virtuale per manifestarla liberamente, ma devo ammettere che questo fenomeno mi ha stufato. Appena ho terminato di guardare l’ultimo episodio di “Stranger Things 5”, sono andato a leggere qualche commento e recensione pubblicata su Internet o sui social: tra chi ha apprezzato questo epilogo (me compreso), c’è chi ha scritto senza giri di parole di essere rimasto deluso perché ciò che ha visto non ha rispettato il finale ideale a cui aveva pensato, tanto da sostenere che i fratelli Duffers abbiano rovinato tutta la storia.

Insomma, il mio parere (anche se forse troppo parziale perché fa riferimento a quel pubblico attivo sulla Rete) è che siamo arrivati a un punto in cui il pubblico di film e serie tv, soprattutto quelle “blockbuster”, si faccia “mangiare” completamente dalle aspettative prima di mettersi comodo sulla poltrona della sala cinematografica o sul divano di casa (io stesso non sono escluso, anzi mi metto dentro a questo calderone).
Un finale giusto, a suo modo epico e commovente
Parlando sommariamente di cosa accade nel finale di “Stranger Things 5”, ciò che mi viene da dire è che questo ultimo episodio, in cui è calato definitivamente il sipario sulle strane vicende di Hawkins, sia stato giusto. A modo suo è un mix di epicità, adrenalina, dramma e commozione. Tutti ingredienti che, in poco più di due ore di puntata, non stancano e non deludono (almeno io la vedo così).
La retorica per cui deve succedere per forza un evento iper-sconvolgente nel finale, altrimenti non si può considerare perfetto, mi ha personalmente stufato. Da osservatore che ha apprezzato “Stranger Things” dall’inizio alla fine, sono stato contento di essermi goduto l’epilogo di questa serie nel pomeriggio del primo giorno del nuovo anno (rilassandomi e riposandomi dopo aver festeggiato Capodanno).
Per concludere questo sproloquio (magari anche troppo lamentoso), il consiglio che do a chi deve ancora guardare il finale della quinta e ultima stagione (o a chi ha intenzione di cominciare a guardare la serie dall’inizio) è quello di ammirare ogni scena che passa sullo schermo nel modo in cui registi, produttori e ideatori hanno deciso di farlo terminare. Osservare i dettagli e farsi un’idea personale su quelli che sono pregi e difetti di una serie tv destinata a restare nella storia dei prodotti audiovisivi.