Il mondo del calcio italiano si avvicina sempre più a un altro possibile scossone. Non tanto sul campo, dove la Nazionale, dopo la mancata qualificazione al terzo mondiale consecutivo e oggi guidata di nuovo dal CT Roberto Mancini, è tornata a lavorare per porre le basi per il futuro.
Durante questa prima sosta dai campionati, gli Azzurri sono impegnati in Nations League: al momento sono stati sconfitti all’esordio casalingo contro il Belgio (0-2), ma hanno vinto il secondo match in trasferta con la Turchia (1-4), mentre venerdì prossimo, 2 ottobre 2026, è in programma la sfida contro la Francia a Parigi.
Su Mancini, tornato in panchina dopo le dimissioni del 2023, i pareri si dividono: c’è chi vede in lui un “traditore” che ha scelto i soldi dell’Arabia Saudita, ritenendo non sia più in grado di rappresentare la Nazionale come commissario tecnico, mentre altri pensano sia l’allenatore giusto, capace di compattare il gruppo azzurro come fatto in occasione della vittoria a Euro 2021.
Sicuramente dalla sua parte c’è il neo-presidente della FIGC Giovanni Malagò (in copertina) che, dopo l’iniziale stallo avvenuto col direttore tecnico Paolo Maldini (dimesso a pochi giorni dalla nomina dopo il no imposto a Pirlo, nome scelto insieme all’advisor Leonardo), ha tirato dritto chiamando Mancini e Claudio Ranieri nel ruolo di DT.

Perché la FIGC rischia il commissariamento
Ma la posizione di Malagò, in questi primi giorni di autunno, è tutt’altro che stabile. A soli tre mesi dalla sua elezione (avvenuta il 22 giugno 2026 con quasi il 70% delle preferenze), la FIGC rischia infatti il commissariamento, cioè la rimozione del presidente dal suo incarico, con l’affidamento temporaneo dei poteri a un commissario straordinario.
Ma da dove nascono i problemi a livello federale?
Alla base di tutto ci sarebbe un vizio formale e burocratico: al momento della presentazione della candidatura, Malagò non era tesserato presso nessuna società o organo affiliato alla Federcalcio. Ma questo aspetto, secondo lo statuto della FIGC, rappresenta un requisito fondamentale per potersi candidare a presidente. Perciò tale mancanza per Malagò simboleggia una violazione dell’Articolo 29 dello Statuto, motivo per cui la sua elezione potrebbe essere considerata non valida.
Il neo-presidente rischia quindi di essere “destituito”, con all’orizzonte la possibilità di commissariamento per la FIGC. I poteri di fare ciò sono in mano al CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), presieduto da Luciano Bonfiglio. Per conoscere le sorti finali di Malagò e della Federcalcio bisognerà attendere tra il 6 e il 10 ottobre 2026, periodo in cui si svolgerà una giunta straordinaria del CONI.
In questa fase, Bonfiglio ha affidato a quattro saggi giuristi (Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno e Alberto Angeletti) il compito di esprimere un parere formale sulla legittimità della candidatura di Malagò.

Qualora venga confermata l’indispensabilità del tesseramento per fare il presidente, Malagò perderebbe il ruolo a capo della FIGC e al suo posto verrebbe nominato un commissario, col compito di “traghettare” la Federcalcio verso nuove elezioni.
Il calcio italiano al fianco di Malagò
Sulla questione Malagò si è recentemente espresso minimizzando il problema del mancato tesseramento: lo ha definito un semplice “vizio formale e burocratico“, dichiarando che la vicenda sia di “natura politica e personale“. il neo-presidente della FIGC ha infatti rivendicato la legittimità della sua elezione, avvenuta con quasi il 70% dei voti e il pieno supporto del Consiglio federale.
Diverse anime della Federcalcio, infatti, si sono schierate a suo supporto: tra loro c’è la Lega Serie A e le associazioni di calciatori e allenatori.
“Mi aspettavo il sostegno delle componenti, il mondo del calcio mi sembra più compatto che mai” ha affermato Malagò.
Bonfiglio smentisce il complotto
Di contro c’è invece il Presidente del CONI Luciano Bonfiglio, il quale ha respinto fermamente qualsiasi accusa di complotto personale verso Malagò:
“Viviamo in un mondo sportivo basato sulle regole, non le ho inventate io”, ribadendo che le norme dello Statuto valgono per tutti.
Il tema degli attriti tra Bonfiglio e Malagò non è qualcosa di nascosto. In tanti infatti hanno evidenziato che anche Gabriele Gravina, ex presidente della FIGC, quando fu eletto non aveva un “tesseramento attivo”.
La sua situazione, però, è diversa da quella di Malagò, dato che lo Statuto della FIGC riconosce il requisito anche attraverso la funzione dirigenziale continuativa o lo status di membro del Consiglio Federale, cosa che Gravina ha avuto (una lunghissima carriera interna alla Federazione).
La UEFA minaccia di toglierci Euro 2032
Sulla possibilità di commissariamento della FIGC, infine, si è espresso anche Aleksandar Ceferin, cioè il numero uno della UEFA. Qualora la Federcalcio venga affidata a un commissario d’ufficio, questa circostanza verrebbe interpretata come violazione dell’autonomia dello sport, fattore centrale da statuti di FIFA e UEFA (ma anche del CIO, cioè il Comitato Olimpico Internazionale), i quali si oppongono a ingerenze politiche e di organi esterni in ambito sportivo.

Addirittura, Ceferin ha dichiarato che il commissariamento della FIGC potrebbe “minare la fiducia dell’UEFA verso Euro 2032“, competizione che l’Italia dovrà organizzare insieme alla Turchia. Il rischio infatti è che l’europeo di calcio venga tolto alla nostra nazione e affidato solo alla Turchia o assegnato a lei con un altro Stato.
Altre problematiche in ambito UEFA riguarderebbero l’esclusione temporanea dei Club italiani da Champions, Europa e Conference League (con gravi ripercussioni a livello economico per queste società), così come l’estromissione delle Nazionali maschili e femminili da competizioni ufficiali.