Il suo nome – insieme a quello di Alessandro Bastoni – è sulla bocca di tutti da giorni. Lui è Federico La Penna, 43enne romano, di “professione” (tra virgolette, perché il professionismo per la categoria non esiste, ma questo è un altro tema) arbitro. Direttore di gara molto considerato, tanto da affidargli la direzione, sabato 14 febbraio 2026, di Inter-Juventus.
Una partita – il derby d’Italia – difficile, spigolosa, che porta con sé spesso tensioni e polemiche. E anche questa volta è successo, proprio per un abbaglio clamoroso di La Penna, che al 42′ del primo tempo ha espulso il difensore bianconero Kalulu abboccando a una simulazione del neroazzurro Bastoni.
Chi è Federico La Penna
La Penna è entrato nell’Associazione Italiana Arbitri (AIA), che opera sotto la supervisione della FIGC, e ha progressivamente scalato tutte le categorie del calcio italiano. Dopo aver diretto partite nelle serie minori, è stato promosso alla Serie B, dove si è distinto per affidabilità e personalità.
Nel 2015 è entrato nella Commissione Arbitri Nazionale per la Serie A, la massima categoria del calcio italiano, facendo il suo esordio ufficiale nel 2017. Da allora ha arbitrato partite importanti. Questo fino a sabato sera, quando è stato tradito da una serie di errori a cui nemmeno il Var (e anche sul protocollo ci sarebbe da aprire un altro capitolo) ha potuto porre rimedio.
Il caso Inter-Juventus
La storia oramai la conoscono anche i sassi, la riepiloghiamo brevemente. Al 42′ del primo tempo tra Inter e Juventus, Locatelli gioca un pallone “molle” in direzione di Kalulu (già ammonito, per un altro giallo piuttosto severo per un fallo su Barella). Bastoni anticipa il bianconero, che d’istinto allunga un braccio, salvo poi ritrarlo. Di fatto sfiora il neroazzurro, che si lancia a terra. La Penna estrae immediatamente il secondo giallo e il seguente rosso. L’immagine della body cam del direttore virale (con Kalulu incredulo e Bastoni che esulta) fa il giro del mondo.

Quella finale di vent’anni fa
Una gestione, quella dei cartellini, che a chi c’era ha ricordato una partita di tanti anni fa. Meno importante a livello globale, ma sicuramente fondamentale per chi l’ha vissuta. E tra coloro che c’erano allora c’è anche Maurizio Vermiglio, direttore di La Nuova Periferia, settimanale del gruppo Netweek della zona di Settimo Torinese.
Che, quando ha visto l’accaduto e sentito il nome di La Penna, ha iniziato a ricordare. Sino a quando si è accesa la proverbiale “lampadina”.
“Era il 7 maggio del 2006 – venti anni fa – e Federico La Penna già combinava disastri. All’epoca si diceva fosse un ‘enfant prodige’ e gli venne affidata la conduzione della finale di Coppa Italia per i Dilettanti, con in palio la promozione in Serie D – scrive Vermiglio su Prima Settimo – In tribuna stampa, seguivo la squadra del torinese, la Pro Eureka Settimo, che come la Juventus al Meazza, è stata costretta a giocare in inferiorità numerica per un’allucinazione di La Penna”.
“La Pro Settimo & Eureka spogliata di un sogno da una direzione che all’epoca avevo definito “chirurgica” nel ridurre in nove uomini con cartellini gialli quasi strategici. Scrissi che fu un “furto romano”, a caratteri cubitali nel titolo; ripreso anche in prima pagina”.
“Mandai in rotativa un figlio in cui è rimasto impresso come una finale di Coppa Italia dilettanti (non la Finale di Coppa del Mondo, eh) fosse stata condizionata pesantemente da decisioni che lasciarono senza parole.
Due righe, scritte 20 anni fa, che rilette oggi dopo il derby di Italia di ieri sera, risuonano sinistramente e maledettamente attuali”.
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