L'analisi

Prove Invalsi 2026: matematica “bestia nera” alle elementari ma cala la dispersione scolastica

Esulta la premier Meloni: “Oltre 520 mila ragazzi che rischiavano di lasciare la scuola non l’hanno fatto”

Prove Invalsi 2026: matematica “bestia nera” alle elementari ma cala la dispersione scolastica

Il rapporto nazionale presentato a Roma giovedì 16 luglio 2026 fotografa un sistema scolastico con criticità negli apprendimenti di base ma con progressi nelle lingue, nelle competenze digitali e nella riduzione degli abbandoni.

Le rilevazioni hanno coinvolto circa 11.400 istituti scolastici, oltre 800 mila alunne e alunni della primaria, circa 520 mila studenti della scuola secondaria di primo grado e più di un milione di ragazze e ragazzi delle superiori.

Prove Invalsi 2026, disastro matematica

La principale criticità riguarda la matematica nella scuola primaria. In seconda e quinta elementare la quota di studenti che raggiunge almeno il livello base scende di circa tre punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione e si attesta poco sopra il 60%.

Rispetto al periodo precedente alla pandemia, il calo dei risultati medi resta evidente: nel 2019 gli alunni che raggiungevano il livello minimo erano oltre il 70%. Secondo gli esperti Invalsi, una parte degli studenti che ha frequentato la primaria durante gli anni del Covid continua a mostrare difficoltà nel consolidamento delle competenze fondamentali.

Alle superiori, invece, la matematica registra un lieve recupero. Nell’ultimo anno il numero di studenti che raggiunge il livello obiettivo passa dal 49% del 2025 al 52% del 2026. La crescita riguarda tutte le aree del Paese, con il Mezzogiorno che mostra l’incremento più marcato.

Italiano, migliorano solo i maturandi

Per l’italiano il miglioramento riguarda soprattutto gli studenti alla fine del percorso scolastico. In quinta superiore la percentuale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo sale dal 52% al 54%, con progressi anche nelle regioni meridionali.

Diverso il quadro negli altri cicli. In seconda superiore i risultati restano sostanzialmente stabili, con un lieve calo dal 62% al 61%. In terza media, invece, la quota di studenti con competenze adeguate passa dal 59% al 57%.

Anche nella primaria rimane l’esigenza di rafforzare la comprensione del testo scritto: in seconda elementare gli alunni che raggiungono almeno il livello base sono il 67%, contro il 73% del 2019.

Inglese e digitale, i dati più positivi del rapporto

Tra gli elementi favorevoli del rapporto Invalsi 2026 ci sono le competenze linguistiche e digitali. In quinta primaria circa il 91% degli studenti raggiunge il livello A1 nella lettura in inglese e circa l’85% nell’ascolto.

In terza media l’83% raggiunge il livello previsto A2 nella lettura e il 70% nell’ascolto. Alle superiori il 63% degli studenti arriva al livello obiettivo B2/B1+ nel Reading e il 48% nel Listening.

Migliorano anche le competenze digitali, con un aumento degli studenti che raggiungono livelli avanzati nei diversi cicli scolastici.

Ricci: “Gli apprendimenti restano sotto i livelli pre-Covid”

Il presidente dell’Invalsi Roberto Ricci ha spiegato che gli effetti della pandemia continuano a influenzare i risultati scolastici.

“Gli apprendimenti del periodo successivo al Covid si sono stabilizzati su livelli che non erano quelli precedenti alla pandemia. Bisogna continuare a investire, con l’obiettivo che i nuovi programmi possano portare a un miglioramento. Non sappiamo ancora perché questo fenomeno si sia verificato, ma una situazione simile si osserva anche in altri Paesi europei”, ha dichiarato.

Meloni rivendica il recupero di 520 mila studenti

Il rapporto Invalsi 2026 evidenzia una riduzione della dispersione scolastica. Il tasso di abbandono precoce è sceso all’8,2% nel 2025 e le stime indicano un possibile calo al 7,3% nel 2026, oltre l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030.

La premier Giorgia Meloni ha commentato i dati sottolineando il recupero degli studenti a rischio: “I dati Invalsi 2026 dicono una cosa semplice, oltre 520 mila ragazzi che rischiavano di lasciare la scuola non l’hanno fatto. L’abbandono scolastico era all’11,5% nel 2022, oggi è al 7,3%. Abbiamo superato con anni di anticipo l’obiettivo europeo del 9% per il 2030 e abbiamo ridotto anche il numero di studenti che arrivano al diploma senza competenze adeguate”.

Meloni ha aggiunto che restano alcune fragilità, soprattutto nella scuola primaria, ma ha rivendicato il ruolo degli interventi introdotti negli ultimi anni, tra cui docente tutor, Agenda Sud, Piano Estate e Decreto Caivano.

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Valditara: “Risultato che nasce dal lavoro”

Anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha sottolineato il risultato.

“Il calo della dispersione significa che oltre 520 mila ragazzi recuperati dal 2022 a oggi hanno mantenuto un percorso scolastico e possono guardare al futuro. È un risultato che nasce dal lavoro dei docenti e dei dirigenti e dagli strumenti messi in campo, come il docente tutor, Agenda Sud e gli interventi contro l’abbandono”, ha ammesso il ministro.

Secondo Valditara, restano però da affrontare le difficoltà nella matematica alle elementari, dove sarà necessario rafforzare i metodi didattici e il rapporto degli studenti con il ragionamento matematico.

Le dichiarazioni del ministro: