Politiche e istruzione

L’Italia resta ai margini dell’Unione Europea per gli investimenti pubblici destinati alla scuola e ai laureati

Risorse sotto la media comunitaria ed divario con i partner continentali

L’Italia resta ai margini dell’Unione Europea per gli investimenti pubblici destinati alla scuola e ai laureati

Il sistema d’istruzione nazionale continua a registrare un volume di risorse pubbliche nettamente inferiore rispetto alla gran parte degli stati partner. Secondo i dati diffusi dall’agenzia statistica Eurostat, nella rilevazione riferita al 2023 la pubblica amministrazione ha destinato appena il 4,1% del Pil all’intero comparto educativo, partendo dagli asili nido fino al percorso universitario. Nell’intera area comunitaria solo le istituzioni governative di Lussemburgo, Ungheria, Malta, Grecia e Romania riservano una quota minore.

La percentuale italiana risulta distante dalla media europea, che nello stesso periodo si è attestata al 4,7% del Pil, registrando comunque una contrazione rispetto al picco del 5% toccato nel 2020.

Il confronto con i mercati dell’Unione Europea

Il divario diventa particolarmente ampio se si analizzano i bilanci delle nazioni scandinave: i governi di Svezia e Finlandia sfiorano infatti il 7% del Pil in investimenti scolastici, preceduti nel continente dalle autorità belghe con il 6,2%. Anche la repubblica insulare di Cipro supera il nostro Paese con un dato pari al 4,8%.

L’andamento non rappresenta tuttavia un elemento isolato. Fin dall’avvio dei monitoraggi comparati da parte di Eurostat, iniziato nel 2010, la classe politica italiana ha costantemente destinato quote inferiori rispetto alle due maggiori potenze industriali del blocco, ovvero Francia e Germania.

Il deficit di competenze tra la popolazione giovanile

Le ridotte risorse impattano direttamente sul livello di preparazione mostrato dalle nuove generazioni. Come diffuso nei dati aggiornati a mercoledì 19 agosto 2026, le ultime rilevazioni nazionali hanno evidenziato che il 41,4% degli studenti del terzo anno della secondaria di primo grado non ha maturato abilità linguistiche adeguate nella lingua italiana.

Le criticità strutturali del percorso formativo si riflettono sul tasso di conseguimento dei titoli accademici, dove la penisola scivola al penultimo posto continentale, seguita soltanto dalle comunità accademiche della Romania.

I target comunitari e la quota di laureati

La percentuale di giovani laureati nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni si è fermata al 31,1%, confermando un ritardo marcato rispetto al target europeo fissato al 45%. La carenza di risorse finanziarie e la bassa percentuale di specializzati universitari continuano a condizionare la competitività globale e la progressione occupazionale dei giovani professionisti.