Negli ultimi anni il turismo italiano si è trovato di fronte a una sfida sempre più evidente: la concentrazione dei flussi in poche destinazioni iconiche, spesso già sotto pressione, a fronte di vaste aree del Paese ricche di storia, paesaggio e identità che restano ai margini dei circuiti tradizionali. È in questo contesto che si inserisce il tema dell’undertourism, al centro del dibattito emerso durante la terza edizione del Forum Internazionale del Turismo, promosso dal Ministero del Turismo in collaborazione con ENIT S.p.A., svoltosi a Milano il 23 e il 24 gennaio.
Oltre il sovraffollamento delle mete più note
Parlare di undertourism significa ribaltare il paradigma dominante. Non si tratta di sottrarre valore alle grandi città d’arte o alle località più celebri, ma di affiancare a queste un sistema turistico più diffuso, capace di coinvolgere territori meno conosciuti e di redistribuire benefici economici e sociali. Borghi storici, aree interne, montagne e isole minori rappresentano un patrimonio ancora in gran parte inesplorato, che può diventare un asset strategico per lo sviluppo del turismo nazionale. Durante il Forum si è sottolineato come il sovraffollamento non sia solo una questione di numeri, ma anche di qualità dell’esperienza e di sostenibilità. L’undertourism offre una risposta concreta, favorendo viaggi più lenti, consapevoli e in sintonia con i luoghi visitati.
Borghi e aree interne come motore di rinascita
I piccoli centri e le aree interne custodiscono tradizioni, saperi locali e paesaggi che raccontano l’Italia più autentica. Valorizzarli significa contrastare lo spopolamento, sostenere le economie locali e creare nuove opportunità di lavoro legate all’accoglienza, all’artigianato e alle produzioni tipiche. Il turismo, se ben progettato, può diventare uno strumento di rigenerazione, capace di ridare centralità a comunità spesso escluse dai grandi flussi.
Montagne e isole minori, risorse da vivere tutto l’anno
Anche le aree montane e le isole minori giocano un ruolo chiave in una visione di turismo più equilibrato. Non più solo destinazioni stagionali, ma territori da vivere in ogni periodo dell’anno, grazie a un’offerta che integra natura, cultura, sport e benessere. In questo senso, l’undertourism permette di destagionalizzare i flussi e di ridurre la pressione ambientale concentrata in pochi mesi, favorendo una fruizione più rispettosa e duratura.
Un modello di sviluppo sostenibile e diffuso
Dal confronto emerso al Forum Internazionale del Turismo è apparso chiaro come la valorizzazione dei territori meno noti richieda una strategia condivisa. Infrastrutture adeguate, servizi efficienti, promozione mirata e coinvolgimento delle comunità locali sono elementi fondamentali per costruire un turismo che sia realmente sostenibile. L’undertourism non è una moda, ma una scelta strategica che punta a migliorare l’equilibrio tra crescita economica, tutela dell’ambiente e qualità della vita dei residenti.
Una visione per il futuro del turismo italiano
Guardare ai borghi, alle aree interne, alle montagne e alle isole minori come risorse centrali significa immaginare un turismo più inclusivo e resiliente. Un turismo capace di raccontare un’Italia plurale, fatta di grandi simboli ma anche di luoghi meno noti, dove l’esperienza del viaggio diventa occasione di incontro, scoperta e rispetto. L’undertourism, in questa prospettiva, si conferma come una delle chiavi più promettenti per il futuro del settore.