Dopo diversi anni di chiusura, il Castello Sforzesco di Milano ha riaperto al pubblico la Galleria Antico Egitto, uno spazio museale dedicato alla scoperta di una delle civiltà più affascinanti della storia. Il nuovo allestimento presenta una selezione ampliata di reperti e propone un percorso rinnovato che consente ai visitatori di approfondire diversi aspetti della cultura egizia, dalla vita quotidiana alla religione, fino alla concezione dell’aldilà.
Le origini della collezione egizia milanese
La raccolta egizia di Milano affonda le proprie radici nei primi decenni dell’Ottocento, in un periodo segnato dalla cosiddetta Egittomania che attraversava gli ambienti intellettuali europei. In quegli anni i primi reperti egizi giunsero in città e furono inizialmente conservati presso il Gabinetto Numismatico e la Biblioteca di Brera, per poi confluire successivamente nelle collezioni civiche. Tra i primi oggetti arrivati a Milano figuravano alcuni sarcofagi e frammenti di papiri. Questi materiali suscitarono l’interesse anche di Jean-François Champollion, il celebre studioso che decifrò i geroglifici, durante una breve visita che compì in città nel 1825.
Una raccolta cresciuta grazie a donazioni e acquisizioni
Nel corso del tempo la collezione si è progressivamente ampliata, sia attraverso mirate acquisizioni sia grazie alla generosità di numerosi collezionisti che, dall’Ottocento fino ai giorni nostri, hanno scelto di destinare i propri beni alla fruizione pubblica. Un contributo particolarmente significativo arrivò dagli scavi archeologici condotti tra il 1934 e il 1939 nell’Oasi del Fayum. Le indagini furono guidate da Achille Vogliano, professore di papirologia presso l’Università Statale di Milano, e furono finanziate in parte dal Comune di Milano. Proprio da quelle ricerche provenne un importante nucleo di reperti, tra cui la celebre statua del faraone Amenemhat III.
I reperti conservati oggi nelle collezioni civiche
La raccolta egizia civica conta oggi circa tremila reperti. Tra questi figurano sarcofagi, vasi canopi, bronzetti, piccole stele e numerosi amuleti e ushabti. Molti oggetti sono purtroppo privi del contesto di provenienza, ma contribuiscono comunque a ricostruire la lunga storia della civiltà egizia, che si estende dal IV millennio a.C. fino al V secolo d.C. Le epoche più rappresentate sono quelle più tarde, dal Nuovo Regno, compreso tra il 1550 e il 1070 a.C., fino all’Epoca tarda, che va dal 664 al 332 a.C. Negli ultimi anni la collezione è stata ulteriormente arricchita grazie ad alcune nuove acquisizioni, tra cui oggetti provenienti dalla collezione Bresciani e dalla collezione Ruffini. Proprio a quest’ultima appartiene un raffinato bronzetto raffigurante Osiride.
Studi, restauri e nuove conoscenze
Parallelamente all’arricchimento della raccolta, negli ultimi anni è stato condotto un importante lavoro di studio e catalogazione dei materiali. Le attività di ricerca sono state accompagnate da interventi di restauro e da indagini diagnostiche, che hanno permesso di approfondire la conoscenza dei reperti e delle loro caratteristiche. Questo lavoro scientifico ha rappresentato una base fondamentale per la progettazione del nuovo allestimento della galleria.
Il nuovo percorso espositivo
Il percorso di visita rinnovato presenta al pubblico circa 330 reperti, un numero superiore rispetto al precedente allestimento che ne esponeva circa 250. Gli oggetti sono organizzati in sei sezioni tematiche: “Vivere nell’antico Egitto”, “Vivere con gli dèi”, “Vivere nell’Aldilà”, “Milano in Egitto”, dedicata ai ritrovamenti delle missioni guidate da Achille Vogliano a Tebtynis e Medinet Madi nell’Oasi del Fayum, “L’Egitto greco-romano” e infine “L’Egitto copto”. Attraverso questi nuclei tematici l’esposizione intende offrire al pubblico una panoramica sui principali aspetti della cultura egizia, mettendo in luce il rapporto tra l’uomo, il cosmo e il divino, la concezione della vita dopo la morte e i canoni estetici e rappresentativi che caratterizzarono questa civiltà.
Il papiro della collezione Busca
Un ulteriore elemento di grande valore è rappresentato dal deposito di un importante papiro lungo circa sette metri, appartenente alla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico. Il documento proviene dalla collezione Busca e viene ora esposto insieme ad altri manufatti della stessa raccolta già conservati nelle collezioni civiche, permettendo così di ricostruire un insieme di materiali storicamente collegati tra loro.