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Il vino? Meglio se premium e superpremium!

Nel 2021 sono cresciute le vendite delle bottiglie di altissima qualità nei ristoranti

Il vino? Meglio se premium e superpremium!
In cucina con nonna Anna 21 Ottobre 2022 ore 18:00

Il vino? Meglio se premium e superpremium! Nel 2021 è ripartita la ristorazione e allo stesso tempo è ripartito anche il consumo di vino di qualità. In particolare a beneficiarne sono le bottiglie classificate come premium e super premium. A certificarlo, i dati presentati dall’Ufficio Studi di Fipe Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, nell’ambito degli eventi della Milano Wine Week.

Il vino? Meglio se premium e superpremium!

Se nel 2020 il valore complessivo del mercato del vino venduto attraverso l’Ho.Re.Ca (Hotel, Catering e Ristoranti) aveva subito, secondo la UIV una flessione del 38%, un anno più tardi ecco un parziale effetto rimbalzo: +28,5%. A guardare i dati nel dettaglio, tuttavia, ci si accorge che a beneficiare della riapertura dei ristoranti sono i prodotti di maggior pregio. L’analisi Mediobanca sulle società vitivinicole evidenzia che le vendite di vini premium sono cresciute del 14,5% in valore assoluto, i super premium addirittura del 24,5%, gli ultra premium del 32,7% e gli icon (bottiglie dal costo per il ristoratore superiore ai 50 euro) del 33,2%.

Italiani con le idee chiare

Insomma, pare proprio che chi beve abbia le idee piuttosto chiare: gli italiani scelgono in gran parte vini sulla base del territorio di provenienza (68,2%), apprezzano particolarmente le etichette certificate bio (42,2%), ma tengono anche sempre più d’occhio il prezzo della bottiglia (48,9%). Inoltre il 73,9% dei ristoratori italiani seleziona le bottiglie da tenere in cantina sulla base delle regioni dei vitigni: Trentino Alto Adige, per i vini bianchi, Toscana per i rossi e Puglia per i rosé. Complessivamente la fanno da padrone i rossi: mediamente in una cantina troviamo 57 etichette di questa tipologia, cui se ne aggiungono 53 di vini bianchi, 34 di bollicine e 33 rosé.

Che cosa sta succedendo

Nel complesso, però, complice la difficile situazione determinata dal caro materie prime e dal caro bollette, i ristoratori devono fare i conti con variazioni di prezzo, che incidono anche sulla composizione della cantina. Il 98% degli operatori del settore ha registrato una crescita dei prezzi di acquisto del vino. In media parliamo di un +12%. Ma oltre ai prezzi anche la crisi pandemica ha suggerito di modificare la gestione della cantina. Il 55,5% dei ristoratori ha ridotto i quantitativi acquistati, mentre il 29,9% ha deciso di limitare il numero di etichette presenti in cantina e dunque in carta. In generale, si predilige l’acquisto di vini il cui costo varia tra le 5 e le 20 euro, con una spesa media a bottiglia da parte dei gestori di circa 17 euro.

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