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Gin artigianale? La capitale è Tokyo

Un fenomeno mondiale a cui la città giapponese non si è certo sottratta

Gin artigianale? La capitale è Tokyo
In cucina con nonna Anna 21 Settembre 2022 ore 18:00

Gin artigianale? La capitale è Tokyo. Negli ultimi anni, il gin è diventato un fenomeno mondiale, declinato in un’infinità di varianti ed etichette. Tokyo non si è certo sottratta a questo trend e ha fatto del gin uno dei suoi cavalli di battaglia, elevando questa bevanda allo status già ben consolidato del whisky e degli autoctoni sakè e shochu. A Kuramae, la zona a sud di Asakusa, nel quartiere di Taito, ha aperto una distilleria che riutilizza scarti di prodotti agricoli, che sarebbero altrimenti sprecati. Si tratta della Tokyo Riverside Distillery, la prima distilleria rigenerativa al mondo, specializzata in produzione e consumo etici. La distilleria è provvista di un punto vendita al piano terra, del bar con ristorante “Stage” al primo piano e di un orto per i botanicals sul tetto. Inaugurata nel luglio 2021, mira a favorire l’economia circolare, dando nuova vita ai sottoprodotti di altre lavorazioni.

Gin artigianale? La capitale è Tokyo

Il sake kasu, cioè il residuo del riso fermentato utilizzato nella produzione di sakè, costituisce la base dei gin Last, premiato al World Gin Awards 2021. Come suggerisce il nome, il Cacao Éthique nasce dalla distillazione dallo scarto dei gusci dei semi di cacao, mentre il Revive è il gin che nel 2020 fece notizia per essere stato prodotto recuperando litri di birra Budweiser avanzata. È molto comune che il gin giapponese venga prodotto dallo shochu, il distillato di orzo, patate dolci o riso. La Tokyo Hachioji Distillery nel distretto di Tama, invece, per il Tokyo Hachio Gin, preferisce importare distillati di mais europei, dal sapore neutro, a cui vengono aggiunti erbe aromatiche e scorze di yuzu, per ottenere un gin gluten-free che si avvicini il più possibile allo stile London Dry.

L’origine medicinale del gin

Questo gin è disponibile nelle versioni Classic oppure Elderflower, il cui aroma è impreziosito dai fiori di sambuco. Le bottiglie richiamano l’origine medicinale del gin per mano dei monaci benedettini di Salerno. Le etichette, dalla forma di un ottagono irregolare, rimandano al carattere hachi di “Hachioji”, che significa “otto” e nella numerologia sino-giapponese è considerato di buon auspicio. Infine, il trombone del logo è un riferimento allo strumento suonato da Shintaro Nakazawa, produttore di Tokyo Hachio Gin. Per chi, oltre ad apprezzare il gin, non disdegna un mixology cocktail, preparato con liquori selezionati, frutta ed erbe fresche, oppure preferisce dissetarsi con un boccale di birra artigianale, è consigliata una visita al Cocktail Works Jimbo-cho, un raffinato locale dalle luci soffuse e un lungo bancone di marmo che creano un’atmosfera intima e sofisticata.

Dagli spiriti allo spirito

In lista compaiono ben oltre 160 gin artigianali e piatti creativi e originali ispirati alla cucina italiana, serviti anche a tarda notte. Il locale si trova all’interno dell’area di Kanda, nel distretto di Jimbocho, un distretto famoso per i suoi numerosi negozi di libri nuovi e usati, da leggere in uno dei suoi tanti caffè. Kanda è il posto dove andare per i negozi di dolci tradizionali e i migliori ristoranti di Soba. Sempre a Kanda, la zona di Ochanomizu è rinomata per i negozi di strumenti musicali e i locali jazz. Kanda è inoltre un importante centro spirituale, con il tempio Kanda Myojin, il santuario shinto Yasukuni Jinja e la chiesa ortodossa russa Nikolaido, dedicata a San Nicola. Che sia per gli spiriti o per lo spirito, Kanda vale bene una visita.

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