diamo i numeri

Gravidanze e parto, i dati del 2020 in Italia

Sono rilevati dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP)

Gravidanze e parto, i dati del 2020 in Italia
Il mio stile di vita 17 Dicembre 2021 ore 22:15

Gravidanze e parto, i dati del 2020 in Italia. L’ 88,2% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati. Circa il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana, l’età media della madre è di 33 anni per le italiane mentre scende a 30,8 anni per le cittadine straniere. Sono questi alcuni dei dati rilevati per l’anno 2020 dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP). La rilevazione costituisce a livello nazionale la più ricca fonte di informazioni sanitarie, epidemiologiche e socio-demografiche relative all’evento nascita, rappresentando uno strumento essenziale per la programmazione sanitaria nazionale e regionale.

Gravidanze e parto nel 2020

Guardando il numero complessivo di parti, l’11,6% è avvenuto nelle case di cura e solo lo 0,2% altrove (altra struttura di assistenza, domicilio, etc.). Il 62,6% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui. Tali strutture, in numero di 146, rappresentano il 34,8% dei punti nascita totali. Il 6,9% dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui. Nel 2020, circa il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Le aree geografiche di provenienza delle madri straniere più rappresentate sono quelle dell’Africa (27,9%) e dell’Unione Europea (21,4%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana costituiscono rispettivamente il 20,3% ed il 7,8% delle madri straniere. L’età media della madre è di 33 anni per le italiane mentre scende a 30,8 anni per le cittadine straniere.

Altri numeri interessanti

L’età media al primo figlio è per le donne italiane, quasi in tutte le Regioni, superiore a 31 anni, con variazioni sensibili tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 28,9 anni. Delle donne che hanno partorito nell’anno 2020 il 42,6% ha una scolarità medio alta, il 24,8% medio bassa ed il 32,7% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (43,3%). L’analisi della condizione professionale evidenzia che il 56,2% delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 27,5% sono casalinghe ed il 14,3% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. La condizione professionale delle straniere che hanno partorito nel 2020 è per il 52,2% quella di casalinga a fronte del 63,5% delle donne italiane che hanno invece un’occupazione lavorativa.

Le gravidanze

Nell’89,4% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 73,9% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. La percentuale di donne italiane che effettuano la prima visita oltre il primo trimestre di gravidanza è pari al 2,2% mentre tale percentuale sale all’11,3% per le donne straniere. Le donne con scolarità medio-bassa effettuano la prima visita più tardivamente. Anche la giovane età della donna, in particolare nelle madri al di sotto dei 20 anni, risulta associata ad un maggior rischio di controlli assenti (2,5%) o tardivi (1° visita effettuata oltre l’undicesima settimana di gestazione nel 13,7% dei casi). Nell’ambito delle tecniche diagnostiche prenatali invasive sono state effettuate in media 3,1 amniocentesi ogni 100 parti.

Il parto

La donna ha accanto a sé al momento del parto (esclusi i cesarei) nel 94,1% dei casi il padre del bambino, nel 4,5% un familiare e nell’1,5% un’altra persona di fiducia. In media, nel 2020 il 31,12% dei parti è avvenuto con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica.
I dati denotano comunque una tendenza alla diminuzione in linea con le indicazioni delle “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”.

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