la visione

Giovani e no profit: la maggioranza lavorerebbe in questo settore

Studenti, lavoratori e imprenditori si impegnerebbero volentieri in realtà senza scopo di lucro

Giovani e no profit: la maggioranza lavorerebbe in questo settore
Il mio stile di vita 03 Novembre 2022 ore 18:00

Giovani e no profit: la maggioranza lavorerebbe in questo settore. La grandissima parte dei giovani studenti, lavoratori e imprenditori si impegnerebbe volentieri in associazioni senza scopo di lucro. E la metà di questi sarebbe pronta a fare impresa nel terzo settore. Sono due tra i dati più interessanti che emergono dalla ricerca “I giovani: associazionismo, comunità e volontariato”, realizzato dai Giovani Imprenditori di Confcommercio e da OneDay con il supporto di Meta, e presentata a Palazzo Vecchio a Firenze in occasione della tredicesima edizione del Forum dei Giovani Imprenditori di Confcommercio “Pensiero in azione. Innovation. Training. Community”.

Giovani e no profit

La ricerca, la quarte parte dell’Osservatorio “La nuova generazione di imprenditori” evidenzia che quasi sei persone su dieci fanno già parte di un'associazione e che il 40% circa pensa che la comunità sia un valore importante tanto quanto la famiglia. Per il 27%, poi, comunità e realizzazione personale sono importanti allo stesso modo, mentre chi non fa parte di un’associazione potrebbe pensare di parteciparvi solo se trovasse un ente ben inquadrato e concreto. A godere di maggiore fiducia sono le associazioni no profit, che fanno da contraltare ai partiti politici, sull’ultimo gradino della classifica con il 71% di voti a sfavore. Per quanto riguarda infine l’associazionismo d’impresa, l’80% di chi fa già parte di un’associazione sostiene di conoscere Confindustria e Confcommercio (80%) e che quest’ultima rappresenta il commercio, oltre che i ristoratori (40%), le industrie (40%), i servizi (30%) e i professionisti (30%).

Associazionismo tema strategico

"L'associazionismo d'impresa è tra i temi più delicati, ma anche strategici, da veicolare alle nuove generazioni, per due ragioni principali: da una parte le nuove generazioni si sentono distanti da realtà spesso molto complesse, nate e consolidate in un altro tempo storico, che devono quindi sforzarsi di trovare sempre nuovi linguaggi e strumenti di ingaggio. Dall'altra parte, l'imprenditorialità e il lavoro in generale sono considerati generalmente fatto individuale, privato e il mettersi in rete (e a disposizione) attraverso l'associazione è dunque tutt'altro che scontato. Bisogna fare uno scatto culturale: se l'associazione certamente fa bene il proprio lavoro con la tutela e servizi utili all'imprenditore, le ragioni più forti per rimanerci dovrebbe essere il percepito senso di comunità e l'idea di fare la propria parte per un mercato migliore”, commenta Andrea Colzani, presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio.

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