C'eravamo tanto amati

Vannacci-Lega, un divorzio quasi annunciato (per il quale pochi si stracceranno le vesti)

Un "matrimonio" che ha permesso al generale di approdare all'Europarlamento e a Salvini di arginare l'emorragia di voti, ma che è stato più turbolento del previsto

Vannacci-Lega, un divorzio quasi annunciato (per il quale pochi si stracceranno le vesti)

Alla fine, l’incontro (con Matteo Salvini) c’è stato, ma non chiarificatore. Di chiaro e definitivo ci sarà solo il suo addio alla Lega.

L’avventura del generale Roberto Vannacci nel Carroccio è arrivata al capolinea.

C’eravamo tanto amati verrebbe da dire, ci siamo tanto sopportati è invece la cruda realtà.

Le strade di Vannacci e Salvini si separano dopo un matrimonio che è difficile smentire sia stato di convenienza.

Il generale ha avuto un “imbarco” politico (al Parlamento Europeo) dopo il successo del suo libro “Il mondo al contrario”, mentre Salvini con quell’operazione ha arginato l’emorragia di consensi della Lega “tenendo botta” appunto alle Europee del giugno 2024 e nelle varie tornate delle Amministrative che si erano svolte in quel periodo.

Effetto Vannacci presto svanito e la protesta dei leghisti veri, cronaca di un fallimento (quasi) annunciato

Ma l’effetto Vannacci si è poi presto sgonfiato.

Prima i mal di pancia per la nomina del generale come vice segretario del partito, poi la mancata condivisione nell’approccio a molti temi fino ad arrivare alle esternazioni dei governatori di Veneto e Lombardia, Zaia (allora ancora in carica) e Fontana contro la “vannaccizzazione” della Lega.

In mezzo c’erano state le proteste in Toscana e in Puglia con l’abbandono di moltissimi militanti.

Ma anche nel Nord Italia in molti Comuni, Province e Regioni, le fuoriuscite dalla Lega sono all’ordine del giorno. E così pure tra gli scranni del Parlamento.

Le ultime iniziative in solitaria del generale (convegni, flash mob e addirittura il deposito del marchio di un partito Futuro Nazionale con la scritta “Vannacci”) sono state le classiche gocce che hanno fatto traboccare il vaso. 

Per non parlare dell’invito ai parlamentari a votare contro la risoluzione per l’Ucraina. In modo opposto alle scelte del partito. Un vero e proprio affronto al segretario e ai capigruppo di Camera e Senato.

Il generale lascia la Lega, oggi l’annuncio

Salvo clamorosi (ma decisamente poco probabili) colpi di scena, l’annuncio dell’addio di Vannacci arriverà oggi, martedì 3 febbraio 2026.

Un passaggio burocratico che si concretizzerà nel giorno del Consiglio federale della Lega e secondo quanto filtra dagli ambienti del Carroccio, sarà il segretario Matteo Salvini a ufficializzare il “divorzio”.

Sempre secondo i bene informati, Vannacci avrebbe avuto parole di stima e affetto verso il suo ormai ex leader e avrebbe detto:

“Ti voglio bene, ma la mia strada è un’altra”.

Tutto questo, mentre l’altro vicesegretario nazionale e sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Claudio Durigon, fino a qualche ora fa non disperava di far prendere al corso degli eventi una strada diversa:

“Conto che Vannacci resti nella Lega, senza se e senza ma, perché tutte le opzioni alternative sono un regalo alla sinistra e quindi un danno per l’Italia”.

Il tentativo di far cambiare idea a Vannacci, ma senza lanciare appelli

Insomma, da una parte il tentativo di far cambiare idea a Vannacci con lo spauracchio di “fare un regalo al Pd e alla Sinistra” (cosa che mal si concilierebbe con un Patriota duro e puro), dall’altro la consapevolezza e la sensibilità di non andare oltre nell’urtare la suscettibilità dei leghisti di più lungo corso.

Ecco perché Durigon nelle sue esternazioni ha però subito chiarito:

“Nella Lega sono tutti importanti ma nessuno è indispensabile. Fare parte della Lega è un onore, ho troppo rispetto per la nostra storia e per i nostri militanti per lanciare appelli”.

Vannacci, Futuro nazionale e… il futuro della Lega: cosa succederà ora

Difficile ipotizzare cosa accadrà ora. Di certo è impensabile un approdo di Vannacci in altri lidi.

Più facile immaginare una sua avventura in solitaria sperando di presentarsi come una sorta di ago della bilancia alle Politiche del 2027 e alle varie altre tornate elettorali.

Un’ipotesi che in effetti la premier Giorgia Meloni vorrebbe scongiurare e anche per questo ha “benedetto” il dialogo tra Forza Italia e Azione, ma addirittura starebbe pensando di candidare Carlo Calenda a sindaco di Roma.

A parte Durigon e pochi altri nella Lega invece non si stracceranno invece probabilmente le vesti di fronte all’addio del generale.

Anzi, per assurdo il partito potrebbe “rinfrancarsi” con Salvini pronto a un’altra operazione che ridarebbe “democraticità” al partito e lo riporterebbe sui “vecchi” binari: fare un passo a lato e dare maggior spazio a Luca Zaia, Massimiliano Romeo (capogruppo al Senato e segretario in Lombardia) e a Massimiliano Fedriga (governatore in Friuli).