Roberto Vannacci lascia la Lega. Dopo giorni di indiscrezioni, tensioni e tentativi di ricucitura, è arrivata la conferma della separazione tra il generale e il partito guidato da Matteo Salvini. La decisione è maturata nelle ultime ore, al termine di un confronto diretto tra i due leader, e sarà ufficializzata nel corso del Consiglio federale convocato a Milano nella sede di via Bellerio.
Secondo quanto filtra (e riporta il Corriere), l’addio sarebbe stato accompagnato da parole chiare rivolte da Vannacci a Salvini:
“Ti voglio bene, ma la mia strada è un’altra”.
Una frase che sintetizza il senso di una rottura politica ormai considerata definitiva.
Il faccia a faccia con Salvini e la rottura definitiva
L’incontro tra Roberto Vannacci e Matteo Salvini si è svolto nelle scorse ore ed è stato descritto come un confronto lungo e franco. Un colloquio dai toni diretti, in cui sarebbero emerse divergenze politiche e strategiche non più ricomponibili.
Dai vertici leghisti si parla di separazione consensuale, con margini di rientro considerati molto ridotti. Anche nell’eventualità di un ripensamento, dal partito fanno sapere che esistono “diversi modi per superare la situazione”, segnale che il rapporto politico si è ormai logorato.
L’ufficializzazione dell’uscita è affidata allo stesso Salvini durante il Consiglio federale, mettendo fine a settimane di voci, smentite e retroscena.
Il nodo Ucraina e le tensioni con il partito
Tra gli elementi che hanno pesato nella rottura c’è anche la posizione di Vannacci su alcuni passaggi parlamentari chiave. In particolare, avrebbe invitato a votare contro la risoluzione sull’Ucraina, in contrasto con la linea del partito.
Una divergenza politica rilevante che, insieme alle frizioni interne, ha contribuito ad accelerare un distacco già nell’aria. L’ipotesi di un’espulsione formale viene comunque considerata improbabile proprio perché si è scelta la strada dell’uscita concordata.
Il simbolo di “Futuro Nazionale” depositato il 24 gennaio
Un segnale decisivo era arrivato già il 24 gennaio 2026, quando Vannacci ha depositato il simbolo del movimento “Futuro Nazionale”. Un passaggio che aveva immediatamente alimentato le voci di una possibile scissione.
In quell’occasione, però, il generale aveva negato l’intenzione di lasciare la Lega, sostenendo la compatibilità del nuovo progetto con il suo ruolo di vicesegretario del partito. Le rassicurazioni non erano bastate a spegnere i sospetti, rafforzati poi dal progressivo irrigidirsi dei rapporti con la dirigenza.
Ora quel simbolo appare come la base della nuova casa politica del generale e dei suoi sostenitori.
L’appello (in extremis) di Claudio Durigon
Nelle ore precedenti all’addio, alcuni esponenti leghisti hanno provato a convincere Vannacci a restare. Tra questi il sottosegretario e vicesegretario del partito Claudio Durigon, che aveva lanciato un messaggio politico molto netto.
“Conto che Vannacci resti nella Lega, senza se e senza ma, perché tutte le opzioni alternative sono un regalo alla sinistra e un danno per l’Italia“.
Durigon ha anche ribadito che far parte della Lega è “un onore”, aggiungendo che nel partito “tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile” e sottolineando che l’addio del generale sarebbe stato sostenuto soprattutto dai suoi avversari politici. Un appello che però non ha cambiato l’esito finale.
Cosa cambia ora per la Lega e per Vannacci
L’uscita di Roberto Vannacci apre una nuova fase sia per la Lega sia per il generale. Per il partito di Salvini si chiude una stagione segnata da forte esposizione mediatica e da un profilo divisivo ma mobilitante. Per Vannacci si apre invece il percorso di costruzione di Futuro Nazionale, che potrebbe diventare un nuovo soggetto nell’area del centrodestra.
Gli effetti politici della separazione sono destinati a farsi sentire nei prossimi mesi, con possibili ripercussioni sugli equilibri interni alla coalizione e sul consenso elettorale. La rottura, da indiscrezione, è ormai diventata un fatto politico.
