Le parole di Giuseppe Conte sui negoziati in corso per l’Ucraina hanno creato un immediato terremoto politico nel campo largo.
Il leader del Movimento Cinque Stelle ha accusato frontalmente l’Italia e l’Europa di aver puntato tutto sulla vittoria militare di Kiev.
“Il governo italiano insieme ai governi europei hanno fallito puntando sulla scommessa militare della vittoria dell’Ucraina sulla Russia” a “colpi di invii di armi e di spese militari”, ha dichiarato a margine di una conferenza stampa alla Camera.
Ucraina, Conte: “Lasciamo fare agli Usa”
Interrogato sul rapporto tra Meloni e Zelensky, Conte ha affondato il colpo:
“Prendo atto. L’Europa è completamente disorientata, avevano solo una linea, la vittoria militare sulla Russia, hanno scommesso su questo e adesso non hanno nessuna alternativa. Quindi lasciamo che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti”. Secondo lui, nel panorama europeo convivono due spinte opposte: chi vorrebbe “continuare una guerra per procura” senza però avere i fondi per sostenerla, e chi, come la premier, resta “nel mezzo, silente”, in attesa di capire quale soluzione potrà intestarsi politicamente.
Una convergenza evidente con Salvini
A colpire osservatori e avversari è la sorprendente prossimità tra la posizione di Conte e quella di Matteo Salvini. L’ex premier è oggi all’opposizione, mentre il leader leghista è vicepremier, ma entrambi articolano ormai la stessa critica: stop all’invio di armi, inutilità dell’approccio militare, richiesta di una svolta negoziale guidata dagli Stati Uniti e non dall’Europa.
Salvini lo ha ribadito proprio nelle stesse ore, accentuando lo scontro interno alla maggioranza.
“Io non tolgo soldi alla sanità italiana per fare andare avanti una guerra che è persa”, ha dichiarato in tv pochi minuti dopo l’incontro tra Meloni e Zelensky a Palazzo Chigi. E mentre la premier assicura che “l’Italia continuerà a fare la sua parte”, la Lega si smarca.
La linea leghista: niente nuove armi e attesa del piano Usa
Salvini spinge la sua argomentazione con numeri e previsioni economiche.
“Questa guerra è già costata 300 miliardi di euro e l’anno prossimo Trump ha già detto: ‘Io non ci metto più una lira, se volete andare avanti la pagate voi’. Solo all’Europa costerebbe 140 miliardi di euro. Ora chi li mette quei soldi?”. A suo giudizio la situazione è chiara: “Io non tolgo soldi alla sanità italiana per fare andare avanti una guerra che è persa. Questa è la realtà”.
Il leader del Carroccio rilancia anche il ruolo del nuovo presidente Usa:
“C’è un piano proposto dal presidente Trump, lasciamo che si confrontino loro”. E critica apertamente i vertici europei: “Qualcuno continua a dire dalle parti di Bruxelles ‘Vinceremo, vinceremo’. Ma non ci sono riusciti Napoleone e Hitler a mettere in ginocchio la Russia”.
Alla voce del segretario si aggiungono quelle dei big del partito.
Massimiliano Romeo invita a “attendere l’evoluzione delle trattative in corso sul piano di pace Usa” per adottare un provvedimento coerente con il futuro negoziato. Roberto Vannacci conferma la linea, sostenendo che ci si trova in “un momento topico del conflitto” e che decidere ora significherebbe rischiare un decreto superato nel giro di settimane.
Intanto, proprio la pressione della Lega ha contribuito al rinvio del voto del governo sul nuovo decreto armi, anche se Meloni e Tajani insistono che entro fine mese arriverà la proroga per tutto il 2026.
Le reazioni: dal sarcasmo di Calenda alle accuse di irresponsabilità
Le parole di Conte hanno provocato reazioni immediate. Carlo Calenda ha commentato che “Conte-Salvini era decisamente una coppia naturale”, sottolineando la perfetta sovrapponibilità delle loro posizioni.
Conte-Salvini era decisamente una coppia naturale. https://t.co/ox6UoQXbz3
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) December 10, 2025
Durissima la presa di posizione di Riccardo Magi, segretario di +Europa: le affermazioni del leader M5S sarebbero “inaccettabili e irresponsabili”, perché non è vero che l’Europa abbia fatto una “scommessa”, ma ha sostenuto un Paese invaso da una potenza nucleare e difeso la sicurezza del continente.
Nel Partito Democratico, soprattutto nell’area riformista, l’indignazione è stata immediata. Giorgio Gori ha ironizzato:
“Ma sì, lasciamo che sia Trump a condurre il negoziato, e noi stiamone fuori!”.
Anche Filippo Sensi ha espresso sorpresa, dicendo di aver inizialmente attribuito quelle parole a esponenti della destra radicale come Vannacci o Borghi.
La posizione ufficiale arriva poi dal responsabile esteri Provenzano, secondo cui “Trump e Putin non si stanno mettendo d’accordo sulla fine della guerra, ma sulla fine dell’ordine internazionale basato sulle regole”. L’Europa, sostiene, è oggi la sola a rivendicare il diritto dell’aggredito nei tavoli negoziali, ed è lì che l’Italia deve stare se vuole una pace duratura.
Allo stesso modo Angelo Bonelli, per Alleanza Verdi e Sinistra, dice di non condividere “la posizione del ‘lasciamo fare a Trump’”, invitando invece l’Europa a sviluppare una capacità negoziale propria, non delegata.
La controreplica di Conte: “Europa debole”
Di fronte alle critiche, Conte respinge ogni accusa e rilancia. Sostiene di aver soltanto descritto “la disastrosa situazione attuale”, ricordando di aver sempre auspicato un protagonismo europeo nella costruzione della pace. A suo avviso la Ue ha respinto perfino la mediazione cinese, spingendo Pechino verso un’alleanza più stretta con Mosca. Pur ribadendo la condanna dell’aggressione russa, constata che i russi “stanno consolidando ogni giorno una vittoria militare sul campo”.
Secondo Conte, la debolezza europea permette agli Stati Uniti di condurre “una partita a proprio vantaggio”, un atteggiamento che l’ex premier vede replicato in tutti i dossier europei: dal riarmo all’energia, dalla battaglia sui dazi alla tassazione dei colossi del web. “Oggi l’unico processo negoziale in campo è quello proposto da loro, che piaccia o no”, conclude, invitando quanti lo criticano a presentare soluzioni alternative invece di limitarsi “alle chiacchiere”.