guerra in ucraina

Sulla pace apertura di Putin, che annuncia l’arrivo di Witcoff e Kushner

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Sulla pace apertura di Putin, che annuncia l’arrivo di Witcoff e Kushner

Valdimir Putin prova a riaprire il dossier diplomatico sulla guerra in Ucraina, ma lo fa con una formula che lascia molti dubbi nelle capitali europee. Da un lato il presidente russo sostiene che il conflitto “si avvia alla conclusione” e si dice pronto a parlare anche con l’Unione europea.

Dall’altro, il Cremlino continua a presentare la guerra come una battaglia da vincere e ribadisce condizioni che Kiev e gran parte dell’Occidente considerano inaccettabili. La novità politica è l’annuncio dell’arrivo “presto” a Mosca degli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner, incaricati da Donald Trump di seguire il negoziato sulla fine della guerra.

Le parole di Putin dopo la parata del 9 maggio

Le dichiarazioni dello zar arrivano tra il 9 e il 10 maggio 2026, subito dopo una parata sulla Piazza Rossa descritta come più sobria del solito: pochi mezzi moderni, celebrazioni ridotte e forti misure di sicurezza per il timore di attacchi ucraini con droni. In questo contesto, il presidente russo ha detto che la guerra in Ucraina “si avvia alla conclusione”, aggiungendo però che “la situazione resta grave”.

Rispondendo a una domanda sull’aiuto occidentale a Kiev, Putin ha accusato i Paesi occidentali di aver “intensificato la sfida con la Russia” e ha spiegato:

“Penso che questo stia per finire, ma la situazione resta grave”. Il punto non chiarito è cosa Mosca intenda davvero per “fine” del conflitto: una soluzione negoziata, una pausa tattica o una vittoria militare russa.

“Pronti a negoziare con la Ue”

Il passaggio più rilevante riguarda l’Europa. Putin ha risposto all’apertura del presidente del Consiglio europeo António Costa, che nei giorni scorsi aveva parlato della possibilità, “al momento giusto”, di un confronto con Mosca per affrontare i temi della sicurezza comune. Il leader russo ha detto che la Russia “non ha mai rifiutato” negoziati con l’Unione europea.

Putin ha però accompagnato l’apertura a una proposta molto controversa: indicare l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile mediatore.

“Come candidato al ruolo di negoziatore preferirei l’ex cancelliere tedesco Schroeder. Altrimenti, che scelgano loro un leader di cui si fidano”, ha detto il presidente russo, precisando che l’interlocutore non dovrebbe aver usato un linguaggio offensivo verso Mosca.

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Putin e Schröder

La scelta di Schröder è stata accolta con freddezza in Germania e a Bruxelles. L’ex cancelliere socialdemocratico è da anni al centro di polemiche per i suoi legami con Mosca e con il settore energetico russo. Per Berlino, un primo segnale di credibilità da parte della Russia sarebbe l’estensione della tregua, non la scelta unilaterale del possibile negoziatore europeo.

Witkoff e Kushner attesi a Mosca

Il secondo elemento nuovo riguarda il canale americano. Il consigliere di politica estera del Cremlino Yuri Ushakov ha annunciato che gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono attesi “presto” a Mosca per “continuare il dialogo”.

“Prima o poi, e credo abbastanza presto, i nostri omologhi Witkoff e Kushner verranno a Mosca”, ha detto Ushakov all’emittente Rossiya-1.

La loro missione si inserisce nel tentativo americano di trasformare la tregua di tre giorni, prevista fino all’11 maggio 2026, in un percorso negoziale più ampio. Ma lo stesso Cremlino ha frenato gli entusiasmi. Dmitry Peskov ha avvertito che Washington vuole “un risultato rapido”, mentre la ricerca di una soluzione richiede “un percorso molto lungo, con dettagli complicati”.

Il Cremlino frena: “La guerra finirà con una nostra vittoria”

Poche ore dopo l’apertura di Putin, Mosca ha corretto il tono. Peskov ha dichiarato che “la guerra in Ucraina si concluderà con una nostra vittoria” e ha aggiunto: “È la nostra guerra, e la vinceremo”.

È una frase che ridimensiona l’idea di una vera svolta diplomatica: il Cremlino parla di trattative, ma continua a collocarle dentro una narrativa di vittoria russa, non di compromesso. Anche Ushakov ha definito “infondate” le aspettative di Trump su un possibile prolungamento del cessate il fuoco oltre l’11 maggio. Secondo il consigliere del Cremlino, “nessuno ha parlato per ora” della ripresa dei negoziati diretti tra Russia e Ucraina, che restano in “pausa”.

La prudenza dell’Europa

La reazione europea è stata cauta. L’Unione non esclude, in linea teorica, un dialogo con Mosca, ma lo subordina a una condizione politica essenziale: nessuna trattativa sulla pace può avvenire sopra la testa di Kiev. L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha bocciato l’ipotesi Schröder, osservando che non sarebbe saggio lasciare alla Russia il diritto di nominare il negoziatore europeo.

A Bruxelles il tema è particolarmente delicato perché l’Europa teme di essere esclusa da un negoziato gestito quasi interamente da Washington e Mosca. Per questo l’ipotesi di un canale europeo resta sul tavolo, ma con molte cautele: l’obiettivo dichiarato rimane una pace giusta e duratura, nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.

Le reazioni in Italia: la Lega apre alla diplomazia

 

Europa deve essere parte del negoziato per arrivare alla pace“, ha dichiarato il Ministro degli esteri italiano Antonio Tajani durante un punto stampa a Bruxelles per partecipare alla riunione del Consiglio Affari Esteri (CAE) dell’Unione Europea. Ha risposto a una prima domanda sulla Russia e sul possibile mediatore per la fine della guerra, sottolineando come sia fondamentale il ruolo dell’Europa in questo senso.

In Italia la prima reazione politica netta è arrivata dalla Lega. In una nota diffusa il 10 maggio 2026, il partito di Matteo Salvini ha invitato l’Europa a non respingere l’apertura di Mosca:

“L’Europa non lasci cadere nel vuoto l’apertura di Putin. Dopo 4 anni di guerra, morti e sanzioni, la parola torni alla diplomazia”.

La posizione leghista si inserisce in una linea già nota: spingere per la riapertura del dialogo con Mosca, ridurre il peso delle sanzioni e valorizzare il ruolo negoziale di Trump. Ma proprio questa lettura, che vede nelle parole di Putin un’occasione diplomatica, ha provocato la reazione immediata del Partito democratico.

Il Pd attacca: “Menzogne di Putin”

Sempre il 10 maggio 2026, pochi minuti dopo la nota della Lega, è arrivata la replica del senatore dem Filippo Sensi. Il tono è stato durissimo:

Che le menzogne di Putin possano trovare orecchie benevole nella Lega e non solo non è purtroppo una novità“. Sensi ha aggiunto che “l’apertura del Cremlino la conosciamo da anni e anni, ed è fatta di bombardamenti, droni, carri armati, sangue e morte”. Poi ha ribadito la linea del Pd: le condizioni per una tregua e per la pace “sono in capo alla Ucraina che non si è mai arresa”. Il senatore dem ha chiuso parlando degli “entusiasmi degli amici del Cremlino” e definendo “vergogna” il resto del dibattito.

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Filippo Sensi

Estremamente critico anche il leader di Azione, Carlo Calenda:

“La Russia è impantanata in una grave crisi economica, militare e politica, emersa in tutta la sua drammaticità il 9 maggio durante la parata del regime di Putin. Le aperture di questi ultimi giorni, alle quali personalmente attribuisco ben poca credibilità, derivano proprio da questa crisi. L’eroismo degli ucraini e la risolutezza degli europei hanno cambiato il corso di una storia che molti consideravano già scritta. Nonostante ciò, un’ampia fetta dell’opinione pubblica – manipolata da media vergognosamente impreparati, di parte e spesso infettati da propagandisti a pagamento e sedicenti intellettuali di destra e di sinistra – continua a predicare la necessità di abbassarsi i pantaloni e rifugiarsi nella retorica di un pacifismo impotente. Solo il coraggio e la forza hanno tenuto a bada la Russia. Solo il coraggio e la forza manterranno al sicuro la civiltà europea negli anni a venire. Poco altro conta”.

Il governo resta sulla linea del sostegno a Kiev

Da Palazzo Chigi, al momento, silenzio di Giorgia Meloni sulle ultime parole di Putin. La linea ufficiale del governo, però, resta ancorata al sostegno a Kiev e al coordinamento europeo e atlantico. Domenica 10 maggio la Farnesina ha comunicato che Antonio Tajani avrebbe partecipato al Consiglio Affari Esteri dell’Ue, dove è prevista una discussione sulla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina e sul continuo sostegno europeo a Kiev sul piano politico, militare, economico e umanitario.

Il ministro degli Esteri ha detto che “per decidere come fare la pace bisogna parlare con gli ucraini” e che “Putin non può decidere di porla alle sue condizioni”