La scuola italiana è sempre più spesso teatro di episodi di violenza tra giovanissimi. Gli ultimi fatti di cronaca – dall’omicidio dello studente 19enne Abanoud Youssef al liceo Einaudi-Chiodo della Spezia, fino all’accoltellamento di un 17enne davanti a un istituto di Sora, nel Frusinate – hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza negli istituti scolastici e spinto il governo ad accelerare su nuove misure di contrasto.
I casi di La Spezia e Sora: un’emergenza che non può più essere ignorata
Venerdì 16 gennaio 2026, a La Spezia, una lite tra due studenti si è trasformata in tragedia: Abanoud Youssef, 19 anni, è stato accoltellato mortalmente da un compagno di scuola, un 18enne ora arrestato.

Poche ore dopo, un altro episodio ha scosso l’opinione pubblica: a Sora, in provincia di Frosinone, un liceale di 17 anni è stato ferito superficialmente alla gola al termine di un diverbio all’uscita da scuola. L’aggressore, anche lui minorenne, è stato identificato e denunciato dai carabinieri, che hanno recuperato l’arma utilizzata.
Due episodi diversi, ma uniti da un filo comune: l’uso di coltelli da parte di adolescenti per risolvere conflitti spesso nati da futili motivi. Una dinamica che, secondo sindaci, dirigenti scolastici e forze dell’ordine, non può più essere considerata un’eccezione.
Valditara: “Metal detector nelle scuole più a rischio”
Dopo l’omicidio di La Spezia, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato l’intenzione di consentire l’installazione di metal detector negli istituti scolastici considerati più a rischio, d’intesa con prefetti e autorità locali.
“Dobbiamo impedire radicalmente che i giovani portino armi a scuola – ha dichiarato – ma anche lavorare su responsabilità, maturità e rispetto dell’autorità. Senza una vera rivoluzione culturale, il rischio è che il coltello non entri più in classe, ma venga usato altrove”.

Il ministro sarà in visita a La Spezia proprio per incontrare la comunità scolastica colpita dal lutto, mentre il governo prepara un nuovo pacchetto di misure sulla sicurezza.
Piantedosi: provvedimento in Consiglio dei ministri entro fine mese
A confermare l’imminente intervento normativo è stato anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. In un’intervista al Tg5 ha spiegato che il provvedimento, frutto del lavoro dei tecnici del Viminale, è in fase avanzata e dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro la fine del mese.

Secondo le anticipazioni, il piano prevede:
- metal detector agli ingressi delle scuole, sul modello già sperimentato in alcune zone di Napoli;
- sanzioni amministrative immediate per chi viene trovato in possesso di armi bianche, con possibili sospensioni di patente e passaporto;
- arresto in flagranza o misure cautelari per i minori sorpresi con coltelli, con aggravanti se l’episodio avviene nei pressi di scuole, stazioni o luoghi pubblici.
Un fenomeno diffuso: i dati sulla violenza giovanile
Le cronache degli ultimi anni restituiscono un quadro preoccupante. Risse, aggressioni con coltelli o oggetti contundenti e violenze filmate con i cellulari non riguardano solo le scuole superiori, ma anche le medie.
Secondo lo studio ESPAD Italia del Cnr, circa il 45% degli studenti tra i 15 e i 19 anni dichiara di aver messo in atto almeno un comportamento violento nell’ultimo anno. Un dato definito “stabile” rispetto all’anno precedente, ma in forte crescita se confrontato con il periodo pre-pandemia, quando la percentuale si attestava intorno al 33%.
Il modello Napoli: controlli, deterrenza e risultati
In alcune scuole di Napoli e provincia, dove il fenomeno dei “coltelli in classe” era emerso con maggiore anticipo, da mesi sono attivi metal detector, controlli rafforzati, unità cinofile e perquisizioni mirate. Secondo i dirigenti scolastici, queste misure hanno prodotto un chiaro effetto deterrente: solo nell’ultimo anno, 38 adolescenti sono stati arrestati o denunciati per possesso di armi a scuola.
È proprio da questa esperienza che il governo intende partire per estendere il modello a livello nazionale.
L’appello dei docenti: sicurezza e supporto psicologico
Accanto alle misure di controllo, cresce anche la richiesta di un intervento strutturale sul piano educativo. Dopo la morte dello studente di La Spezia, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha chiesto formalmente al ministro Valditara l’installazione di metal detector negli istituti che ne facciano richiesta, ma anche investimenti stabili in supporto psicologico, educazione emotiva e prevenzione dei conflitti.
Secondo il CNDDU, la sicurezza non è in contrasto con l’educazione ai diritti umani, ma ne rappresenta una condizione fondamentale: senza ambienti protetti, il diritto allo studio viene meno.
Una sfida culturale oltre l’emergenza
Il Governo respinge le accuse di strumentalizzazione e rivendica la necessità di ristabilire regole, doveri e sanzioni efficaci. Ma lo stesso Esecutivo riconosce che i controlli da soli non bastano. Come ha sottolineato Piantedosi, serve un’azione che coinvolga anche famiglie, scuola e società per rafforzare il senso di responsabilità dei più giovani.
La morte di uno studente tra i banchi resta una ferita aperta e una sconfitta collettiva. Da qui la sfida: restituire alla scuola il suo ruolo di luogo sicuro, di crescita e di futuro, unendo prevenzione, educazione e tutela concreta delle persone.