Meloni e il suo governo intendono separare il Pubblico Ministero dal resto della magistratura, collocandolo di fatto in un’area più esposta all’influenza dell’esecutivo. Una scelta che incrinerebbe l’equilibrio tra i poteri dello Stato disegnato dalla Costituzione.
Il tutto senza che — come ammesso dallo stesso Ministro Nordio — la riforma abbia l’obiettivo di ridurre i tempi della giustizia. Se dunque l’efficienza non è il fine dichiarato, quale sarebbe la reale finalità dell’intervento?
Inoltre, vengono ignorate le osservazioni e le raccomandazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, una delle figure istituzionali più autorevoli e rispettate del Paese, il cui ruolo è proprio quello di garante dell’equilibrio costituzionale.
A ciò si aggiunge il progetto di introduzione dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Se il Premier fosse eletto direttamente dal popolo il Presidente della Repubblica rischierebbe di non poter più esercitare con la stessa efficacia la sua funzione di garante: vigilare sul rispetto dei principi costituzionali, assicurare l’indipendenza della magistratura e preservare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Quindi NO e ancora NO alla riforma della giustizia del governo Meloni.