La patrimoniale (come ciclicamente accade) torna al centro dello scontro politico italiano. A riaprire il dossier è stata Elly Schlein, che il 30 maggio 2026 ha rilanciato l’idea di una tassazione sui grandi patrimoni, preferibilmente a livello europeo.
Il tema, da sempre divisivo, arriva in una fase in cui il centrosinistra sta cercando di definire programma e leadership in vista delle prossime sfide elettorali, mentre nella coalizione restano sensibilità diverse: Alleanza Verdi e Sinistra spinge con forza, il Movimento 5 Stelle appare più prudente, il Pd prova a tenere insieme giustizia sociale e compatibilità politica.
La linea di Schlein: colpire i miliardari, non il ceto medio
Schlein ha precisato di essere “sempre stata favorevole” a una tassazione sui grandi patrimoni almeno a livello europeo. La segretaria dem ha aggiunto:
“In altri Paesi europei si sta ragionando nella stessa direzione e io penso che non possa essere un tabù capire come a livello europeo introdurre una tassazione sui miliardari. Stiamo parlando dell’1% forse anche meno della popolazione rispetto a una esigenza che è quella di garantire servizi pubblici fondamentali al 99%”.
La dem vuole evitare che la parola patrimoniale venga letta come un aumento generalizzato delle tasse sulla classe media. Schlein parla di miliardari e di grandi ricchezze, non di redditi da lavoro o piccoli risparmi. Tuttavia, la segretaria Pd sa che il tema è sensibile anche dentro l’opposizione. Per questo ha spiegato che la questione andrà discussa con gli alleati, “perché so che su questo ci sono posizioni diverse”.
Fratoianni rilancia: “Chi ha tanto può contribuire”
Netta la posizione di Nicola Fratoianni. Il leader di Sinistra Italiana e deputato di Avs ha risposto alle critiche del centrodestra sostenendo che una parte molto ristretta della popolazione detiene una quota rilevante della ricchezza nazionale. Secondo Fratoianni, “chi ha tanto può benissimo contribuire con un minimo sforzo”.
Il segretario rossoverde lega la patrimoniale a un tema più ampio: disuguaglianze, salari, sanità, scuola, casa e servizi pubblici. La sua tesi è che il sistema fiscale italiano pesi troppo su lavoratori dipendenti, pensionati e ceto medio, mentre grandi patrimoni e rendite restano relativamente meno colpiti. Per Avs, quindi, la patrimoniale non è solo una misura di gettito, ma un messaggio politico: chi possiede molto deve partecipare in misura maggiore al finanziamento dello Stato sociale.
Cosa prevede la proposta “1% Equo”
Nel dibattito si inserisce anche la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal comitato “1% Equo”, depositata in Cassazione il 7 maggio 2026. Il testo punta a introdurre un’imposta progressiva sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, escludendo la prima casa dalla base imponibile. La raccolta firme è partita a maggio e, per arrivare in Parlamento, deve raggiungere almeno 50 mila sottoscrizioni.
La proposta prevede un’aliquota dell’1% per i patrimoni tra 2 e 5 milioni, dell’1,7% tra 5 e 8 milioni, del 2,1% tra 8 e 20 milioni e del 3,5% oltre i 20 milioni. Il gettito stimato dai promotori oscillerebbe tra 26 e 60 miliardi di euro l’anno, su una platea indicata tra 200 mila e 500 mila contribuenti.
Le risorse, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbero finanziare welfare, sanità, istruzione pubblica, politiche abitative, tutela ambientale, sicurezza sul lavoro, disabilità, sostegno al reddito e anche un alleggerimento dell’Irpef.
Il muro del centrodestra
La reazione della maggioranza è stata immediata. Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, ha respinto l’ipotesi con parole durissime:
“La sinistra è unita solo quando vuole infilare le mani nelle tasche degli italiani. Finché Forza Italia sarà al governo e in Parlamento non ci sarà mai la patrimoniale! La nostra ricetta è: meno tasse per tutti! La sinistra vuole più tasse per tutti!”.
La sinistra è unita solo quando vuole infilare le mani nelle tasche degli italiani. Finché Forza Italia sarà al governo ed in Parlamento non ci sarà mai la patrimoniale! La nostra ricetta è: meno tasse per tutti! La sinistra vuole più tasse per tutti! pic.twitter.com/Z3xG3VmYh9
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) May 31, 2026
In passato, la premier Giorgia Meloni aveva liquidato la patrimoniale come una:
“Ricetta bizzarra e tardo comunista“.
Il nodo vero: tassa nazionale o europea?
Schlein insiste soprattutto sul livello europeo. La ragione è politica, ma anche tecnica. Una patrimoniale applicata da un solo Paese può esporre al rischio di spostamento di capitali, residenze fiscali e asset finanziari. Una misura coordinata a livello Ue, almeno nelle intenzioni dei sostenitori, ridurrebbe questi rischi e renderebbe più efficace il prelievo sui grandi patrimoni mobiliari.
Non a caso, anche alcuni osservatori sottolineano che una tassa sui grandi patrimoni può aumentare lo spazio fiscale, ma non basta da sola a correggere le disuguaglianze.