duro scontro politico

Scarcerati i tre fermati per gli scontri di Torino. Bonelli accusa Piantedosi di “responsabilità politica”

Per Pietro Desideri, Matteo Campaner e Angelo Francesco Simionato misure cautelari alternative: non erano fra i leader del collettivo

Scarcerati i tre fermati per gli scontri di Torino. Bonelli accusa Piantedosi di “responsabilità politica”

Il 31 gennaio 2026, Torino è stata travolta da violenti scontri durante una manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Quella che doveva essere una protesta pacifica è rapidamente degenerata in una vera e propria guerriglia urbana, con oggetti contundenti, martelli, molotov, e anche bombe carta con chiodi usate contro le forze dell’ordine.

Gli scontri hanno messo in ginocchio la città, e tre persone sono state arrestate per il loro coinvolgimento diretto nelle violenze. Oggi, 4 febbraio 2026, la decisione di scarcerare i tre arrestati, dopo che la giudice Irene Giani ha convalidato gli arresti ma ha disposto misure cautelari alternative al carcere, ha innescato una serie di forti reazioni politiche.

Scarcerati i tre fermati

Gli arresti dei tre protagonisti degli scontri – Pietro Desideri, Matteo Campaner e Angelo Francesco Simionato – non sono stati frutto di una partecipazione casuale o improvvisa alla manifestazione. Anzi, secondo le indagini condotte dalla Digos di Torino, la violenza che ha scosso la città era stata preordinata. I tre fermati non erano leader del collettivo di Askatasuna come inizialmente si era ipotizzato, e provenivano da fuori Torino.

Simionato, un giovane di 22 anni proveniente da Grosseto, è stato arrestato per il brutale agguato al poliziotto Alessandro Calista del Reparto Mobile di Padova. Non è stato lui a colpire direttamente Calista con il martello, ma si trovava a pochi passi da chi ha aggredito l’agente, e sembra aver dato il proprio supporto agli aggressori.

Gli altri due, Pietro Desideri (31 anni) e Matteo Campaner (35 anni), sono accusati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, e hanno lanciato oggetti contro le forze dell’ordine. Entrambi, però, hanno negato le accuse, dichiarando di non essere coinvolti direttamente nella violenza. Uno di loro, venditore di dolciumi, ha dichiarato:

“Io sono non violento. Non ho fatto del male a nessuno. Non so come mi sono trovato in mezzo agli scontri. Quando ho scoperto che un poliziotto è stato preso a martellate, sono inorridito.”

Scarcerati i tre fermati per gli scontri di Torino. Bonelli accusa Piantedosi di "Responsabilità politica"
Angelo Simionato

La giudice ha optato per la scarcerazione, ordinando però misure cautelari alternative: Simionato è stato posto ai domiciliari, mentre Desideri e Campaner sono stati rimessi in libertà con l’obbligo di presentarsi quotidianamente presso le autorità.

Le indagini 

Le indagini sono ancora in corso e coinvolgono altri 24 indagati, che sono stati denunciati a piede libero per vari reati tra cui resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e porto di armi improprie. Secondo quanto riferito dalla Digos, il materiale sequestrato durante gli scontri è impressionante: passamontagna, maschere antigas, sassi nascosti negli zaini, chiavi inglesi, coltelli e anche jammer per impedire alle forze dell’ordine di comunicare.

Gli agenti sono stati aggrediti durante il loro intervento per mantenere l’ordine pubblico, con particolare attenzione mediatica al video che documentava l’aggressione a Calista.

In risposta a questi eventi, la Procura di Torino ha avviato un’indagine per devastazione e sommossa, con l’obiettivo di identificare e accusare i responsabili delle violenze. La vicenda legale, però, non si limita agli scontri, ma si intreccia anche con il processo contro Askatasuna, dove la Procura generale ha annunciato che in appello chiederà il riconoscimento dell’associazione per delinquere per alcuni degli attivisti più in vista.

Dure reazioni politiche

Le violenze di Torino hanno sollevato un vespaio politico.

Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, ha reagito duramente alla scarcerazione dei tre arrestati, dichiarando:

“Già a piede libero. Vergogna. Votare sì al referendum sulla giustizia è un dovere morale.” La sua posizione è chiara: la giustizia deve fare il suo corso con severità, senza cedere alla pressione politica.

 

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Giorgia Meloni, premier e leader di Fratelli d’Italia, aveva immediatamente espresso solidarietà alle forze dell’ordine, visitando i poliziotti ricoverati all’ospedale Molinette, a cui ha fatto visita.

“Tutto il Paese è con i poliziotti che hanno rischiato la vita per difendere la nostra sicurezza. La violenza contro le forze dell’ordine è un attacco alla democrazia e deve essere condannata con fermezza.” Inoltre, aveva aggiunto che “la violenza non deve mai trovare giustificazione e la giustizia deve intervenire senza indugi”, cercando di dare un forte segnale di fermezza.

Anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha espresso preoccupazione per l’aumento degli episodi di violenza durante le manifestazioni, sottolineando la crescente aggressività verso le forze dell’ordine.

“Con il governo in carica le manifestazioni di piazza sono aumentate significativamente. Tuttavia, è purtroppo aumentata anche la propensione ad aggredire i poliziotti e devastare le città”, ha dichiarato Piantedosi in un’informativa alla Camera dei deputati.

Scarcerati i tre fermati per gli scontri di Torino. Bonelli accusa Piantedosi di "Responsabilità politica"
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi

A queste dichiarazioni hanno risposto gli esponenti dell’opposizione. Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, ha criticato aspramente Piantedosi per aver usato il suo ruolo per fare propaganda politica, invece di concentrarsi sulle reali problematiche della sicurezza.

“Oggi il ministro Piantedosi si assume la responsabilità politica di alzare il livello di scontro nel Paese, non parlando da ministro, ma da esponente politico”, ha affermato Bonelli, sottolineando che il governo sta cercando di “criminalizzare” interi movimenti pacifici.

Chiara Appendino, ex sindaca di Torino e deputata del Movimento 5 Stelle, ha attaccato la polarizzazione creata dal governo, ricordando che, sebbene lei stessa non fosse presente alla manifestazione, era preoccupata per la tendenza a criminalizzare chi partecipa a manifestazioni pacifiche.

“Criminalizzare un intero gruppo di persone è pericoloso, perché allontana la gente dallo stato e li avvicina ai violenti veri”, ha dichiarato Appendino, criticando la proposta di una cauzione per i manifestanti pacifici.

Il Partito Democratico, attraverso le parole di Matteo Mauri, ha denunciato l’atteggiamento del governo, accusando Piantedosi di usare la vicenda come pretesto per strumentalizzare la situazione.

“Le persone si fidano delle forze dell’ordine. Non sono per nulla sicuro che ci si possa fidare di voi. Perché voi usate ogni occasione per strumentalizzare persone perbene che manifestano in modo democratico”, ha dichiarato Mauri, in un intervento alla Camera che ha suscitato l’approvazione dei banchi del PD.

Salvini: “Vergogna, votare sì al referendum”

Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier Salvini, che ha colto la palla al balzo per rilanciare la riforma della giustizia.

“Già a piede libero. VERGOGNA. Votare SÌ al referendum sulla Giustizia è un dovere morale”, ha scritto su X.

La risposta di Askatasuna

Da parte di Askatasuna, il collettivo ha immediatamente reagito alla scarcerazione dei tre arrestati, esprimendo solidarietà nei confronti dei manifestanti incarcerati e rilanciando il messaggio della protesta. In una nota ufficiale, hanno dichiarato:

“Non è più tempo di equilibrismi. Chi ha manifestato ha fatto una proposta politica al Paese e indicato la strada per rafforzare l’opposizione sociale all’attuale governo. Guardiamo al futuro con ottimismo e consapevolezza”.