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Salvini silura l’ad delle Fs (che voleva far entrare i privati): liquidazione da 2 milioni

Le opposizioni: "Doveva andarsene Salvini, non Donnarumma". Al suo posto arriverà l’attuale amministratore delegato di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio

Salvini silura l’ad delle Fs (che voleva far entrare i privati): liquidazione da 2 milioni

La notizia è diventata di dominio pubblico nelle scorse ore ed ha scatenato un polverone di polemiche che difficilmente si esaurirà in pochi giorni.

Stefano Donnarumma si prepara infatti a lasciare la guida del Gruppo Ferrovie dello Stato.

Stefano Donnarumma ormai ex ad e direttore generale di FS

La decisione è maturata al termine di un confronto con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha spiegato come il cambio al vertice coincida con la conclusione della fase più impegnativa legata agli interventi finanziati dal Pnrr.

Matteo Salvini, ministro a Infrastrutture e Trasporti

I motivi del “cambio”, le spiegazioni di Salvini

Secondo il ministro e vicepremier, completata questa fase si aprirà un nuovo ciclo gestionale, che verrà affidato a una figura tecnica individuata all’interno del gruppo.

Secondo le primissime indiscrezioni maturate nella giornata di ieri, il nome che raccoglie i maggiori consensi è quello di Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia.

Gianpiero Strisciuglio in pole per sostituire Donnarumma

Salvini ha definito il passaggio come una scelta condivisa, ringraziando Donnarumma per il lavoro svolto negli ultimi anni.

Il ministro ha evidenziato in particolare l’avanzamento dei progetti infrastrutturali, con circa 1.300 cantieri attivi e 270 chilometri di linee ad alta velocità interessati da lavori, sottolineando anche il contributo del management ai risultati raggiunti.

I nodi spinosi, i treni e quei ritardi che paralizzano l’Italia

Negli ultimi mesi, tuttavia, i frequenti ritardi ferroviari avevano alimentato polemiche politiche e critiche nei confronti della gestione aziendale.

Lo stesso Salvini aveva espresso pubblicamente il proprio disappunto, mentre anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, avrebbe manifestato riserve su alcune decisioni strategiche, tra cui le recenti acquisizioni del gruppo.

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Giancarlo Giorgetti, ministro del Mef

A livello “popolare” feroce era divampata la protesta dei passeggeri, pendolari, turisti e viaggiatori occasionali.

Una situazione che ha portato nelle scorse settimane il leader di Italia Viva Matteo Renzi ad avviare una campagna di comunicazione che faceva il verso, ribaltando il concetto, a quegli slogan del periodo fascista quando si elogiava la puntualità dei treni.

Nel frattempo, un ulteriore segnale di cambiamento era arrivato con le dimissioni della consigliera Tiziana De Luca, nominata dal Ministero dell’Economia, ufficialmente motivate da ragioni personali.

Come si è arrivati alla rottura

Secondo diverse ricostruzioni, i primi segnali di una crescente distanza tra Stefano Donnarumma e la maggioranza di governo sarebbero emersi con la presentazione del piano industriale di Ferrovie dello Stato, illustrato alla fine del 2024.

Tra le ipotesi contenute nel documento figurava anche una possibile separazione della rete ferroviaria dal resto del gruppo, operazione che avrebbe potuto favorire l’ingresso di investitori privati.

L’idea è rimasta sul tavolo anche nei mesi successivi, ma avrebbe incontrato le perplessità del Ministero dell’Economia e della Ragioneria generale dello Stato.

In particolare, il parere della Ragioniera generale Daria Perrotta sarebbe stato considerato determinante anche ai fini delle valutazioni del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Pur forte dell’esperienza maturata alla guida di Acea e Terna, Donnarumma avrebbe progressivamente perso il sostegno di una parte della maggioranza di Centrodestra che lo aveva indicato alla guida del gruppo FS nel giugno 2024.

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Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Tra i principali interlocutori critici sarebbero emersi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, il cui malcontento si sarebbe sommato a quello espresso da Giorgetti.

Polverone di polemiche, ma il Ministro cerca di smorzare i toni

Eppure, dal Ministero delle Infrastrutture, sia per diretta testimonianza dello stesso Salvini, sia fonti interne dei funzioni, è stato ribadito che il confronto con Donnarumma si è svolto in un clima positivo.

Il dicastero ha sottolineato il raggiungimento degli obiettivi del PNRR, con investimenti prossimi ai 25 miliardi di euro, il miglioramento della puntualità del servizio e il ritorno all’utile previsto per il 2025.

Prima dell’uscita (a Donnarumma andrà una liquidazione da 2 milioni di euro), attesa indicativamente per la fine di luglio, dovrebbero essere completati i principali dossier ancora aperti.

Ferrovie dello Stato, governance da ridisegnare

Resta da definire anche il futuro della governance di Ferrovie dello Stato.

Attualmente il consiglio di amministrazione conta cinque componenti sui sette previsti.

Un’eventuale ulteriore uscita potrebbe determinare la decadenza dell’intero consiglio e consentire la nomina di un nuovo organo con mandato triennale.

In alternativa, il Governo potrebbe limitarsi alla sostituzione dei consiglieri dimissionari, lasciando invariata la scadenza naturale dell’attuale cda, prevista tra circa un anno.

Entro la fine di luglio dovranno inoltre essere nominati i nuovi vertici delle principali società controllate, tra cui Trenitalia e RFI.

Le incognite per i passeggeri tra estate rovente e lavori dei cantieri

Sul fronte operativo, l’estate si preannuncia complessa per i passeggeri.

E non solo per il caldo rovente delle ultime settimane e in particolare di questi ultimissimi giorni.

I lavori collegati al PNRR comporteranno infatti interruzioni temporanee su diverse linee ad alta velocità, comprese le tratte Vicenza, Firenze, Milano-Bologna, Milano-Genova e Firenze-Roma.

Durante i periodi di sospensione i convogli saranno deviati sulle linee tradizionali, con inevitabili allungamenti dei tempi di percorrenza e possibili disagi per i viaggiatori.

Le reazioni dal mondo della politica

Le opposizioni hanno accolto la notizia con dure critiche, sostenendo che a lasciare l’incarico avrebbe dovuto essere il ministro dei Trasporti.

Alcune forze politiche hanno inoltre chiesto un profondo rinnovamento dei vertici del gruppo.

Il Partito Democratico ad esempio ha lamentato come il responsabile politico dei problemi del servizio ferroviario sia Salvini e non Donnarumma.

Durissimo il vicepresidente della Commissione Trasporti, Andrea Casu:

“Doveva andarsene Salvini, non Donnarumma”.

Stessa posizione espressa dal Movimento 5 Stelle in una nota stampa e così pure da +Europa.

Più articolata la posizione di Italia Viva che oltre a criticare Salvini ha giudicato insufficiente il cambio al vertice di FS.

Lo stesso per Alleanza Verdi e Sinistra che ha chiesto l’azzeramento dell’intero vertice di Ferrovie dello Stato.