DDL MILLEPROROGHE

Saltano i bonus su giovani e donne. O forse no

Esclusi dal Decreto, potrebbero rientrare con un emendamento

Saltano i bonus su giovani e donne. O forse no

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2025 il decreto legge n. 200/2025, il tradizionale decreto Milleproroghe, entrato immediatamente in vigore. Il provvedimento, composto da 17 articoli, introduce numerosi rinvii e slittamenti di termini normativi, ma lascia fuori – almeno per ora – una serie di incentivi molto attesi sul fronte dell’occupazione: i bonus per giovani under 35, donne svantaggiate, Zes Mezzogiorno e autoimpiego nei settori strategici.

La loro proroga, prevista in una prima bozza del decreto, non compare infatti nel testo definitivo pubblicato in Gazzetta. Una scelta che ha subito acceso il dibattito, ma che il governo attribuisce a “motivi tecnici“, assicurando che gli incentivi torneranno in gioco durante l’iter parlamentare di conversione del decreto.

Cosa prevede il Milleproroghe approvato

Il decreto contiene diverse misure di rinvio. In ambito fiscale, viene posticipata al 1° gennaio 2027 l’entrata in vigore di alcuni Testi Unici, in particolare quelli su sanzioni tributarie, giustizia tributaria, riscossione e versamenti e alcune imposte indirette come il registro.

Tra le altre proroghe confermate figurano:

  • il rinnovo per un anno dello scudo penale per i medici, limitando la punibilità ai soli casi di colpa grave in situazioni di grave carenza di personale sanitario;
  • la proroga di un anno dell’operatività del Fondo di garanzia per le Pmi;
  • 12 mesi aggiuntivi per l’attività istruttoria legata alla determinazione dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni);
  • la sospensione per tutto il 2026 dell’aggiornamento biennale delle multe stradali;
  • la possibilità di svolgere da remoto le assemblee per l’approvazione dei bilanci fino al 30 aprile 2026.

Il testo proroga inoltre la durata di diversi commissari straordinari e introduce l’obbligo di presentare un “cronoprogramma procedurale e finanziario” entro il 31 marzo 2026 per alcuni interventi strategici, come quelli su Bagnoli-Coroglio, la baraccopoli di Messina e il sito di interesse nazionale di Taranto. In particolare, per Messina, la mancata presentazione del cronoprogramma comporta la revoca automatica delle risorse statali.

I bonus che non ci sono più (per ora)

Nel decreto non compaiono invece le proroghe di una serie di bonus introdotti dal decreto Coesione del 2024 per favorire l’occupazione di giovani e donne in condizioni svantaggiate. In assenza di un intervento correttivo, tali misure restano valide solo per le assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2025.

In particolare:

  • Bonus giovani under 35: esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali per i datori di lavoro che assumono o stabilizzano giovani sotto i 35 anni mai occupati a tempo indeterminato, per un massimo di 24 mesi e fino a 500 euro mensili (650 euro nelle regioni della Zes unica del Mezzogiorno).
  • Bonus donne: esonero contributivo al 100% per massimo 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di donne lavoratrici svantaggiate, fino a un tetto di 650 euro mensili.
  • Bonus Zes: incentivo per le imprese del Mezzogiorno che assumono a tempo indeterminato lavoratori over 35 disoccupati di lungo periodo.
  • Incentivo all’autoimpiego: agevolazione per disoccupati under 35 che avviano un’attività imprenditoriale nei settori strategici legati alle nuove tecnologie e alla transizione digitale ed ecologica.

Una prima bozza del Milleproroghe prevedeva l’estensione di questi incentivi fino al 31 dicembre 2026, ma la misura è stata stralciata dal testo finale.

Perché la proroga è saltata

Secondo fonti ministeriali, la proroga non è stata inserita per ragioni procedurali. Il decreto Milleproroghe è stato approvato dal Consiglio dei ministri prima della conversione definitiva della legge di Bilancio, che per il 2026 introduce una misura simile: un esonero contributivo, però solo parziale, per le assunzioni a tempo indeterminato, con priorità a giovani, donne svantaggiate e aree Zes.

La differenza non è solo tecnica ma anche finanziaria: mentre i bonus del decreto Coesione erano sostenuti da fondi europei, la misura prevista nella manovra utilizza risorse nazionali.

Il possibile rientro dalla “finestra”

Nonostante l’assenza nel testo in vigore, il governo assicura che i bonus non sono definitivamente archiviati. Il ministero del Lavoro ha spiegato che le proroghe arriveranno sotto forma di emendamento durante la conversione in legge del Milleproroghe in Parlamento, collegando le misure alle risorse previste dalla legge di Bilancio.

Usciti dalla porta, dunque, i bonus su giovani, donne, Zes e autoimpiego potrebbero rientrare dalla finestra. Ma fino all’approvazione degli emendamenti, per imprese e lavoratori resta l’incertezza: allo stato attuale, gli incentivi sono scaduti con la fine del 2025.