Con la Cultura non si mangia, diceva ormai più di 15 anni fa l’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Di sicuro però si può arrivare ai ferri corti.

Come ad esempio in questi giorni sta accadendo tra il vicepremier, Ministro alle Infrastrutture e leader della Lega Matteo Salvini e il Presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
Oggetto della disputa, la Biennale di Venezia con la presenza di padiglioni espositivi russi.

Uno stato dell’arte che ha visto esporsi proprio anche il Ministro della Cultura Alessandro Giuli che non solo ha mal digerito l’iniziativa del direttore Pietrangelo Buttafuoco, ma addirittura diserterà la cerimonia di inaugurazione in programma giovedì.

Perché il problema è che a Venezia non ci saranno dei semplici artisti russi, ma pare arriverà un progetto artistico scelto proprio dai vertici del Cremlino e che rischia di trasformarsi in uno strumento di propaganda per Vladimir Putin.

Lo scontro in Fratelli d’Italia e Salvini ci mette scompiglio
Uno scontro tutto interno a Fratelli d’Italia (Giuli e Buttafuoco sono amici “rivali” e Buttafuoco fino quasi all’ultimo era stato il più serio pretendente alla successione del dimissionario Gennaro Sangiuliano), ma in queste ore con un sottile sadismo politico e altrettanto sottile strategia politica anche Matteo Salvini si è buttato “pancia a terra” nella disputa.
Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha ribadito la sua posizione sul ruolo della cultura come strumento di dialogo tra i popoli, sottolineando come arti, musica, danza e sport debbano favorire l’incontro e non alimentare divisioni.
In quest’ottica, ha espresso apprezzamento per la scelta della Biennale di Venezia di accogliere nei propri spazi tutti gli artisti che ne hanno fatto richiesta, inclusi coloro che si dichiarano dissidenti.
Salvini e la politica pro Cremlino, lo “schiaffo” a FdI nel nome di sport e cultura
Intervenendo ai microfoni di RTL 102.5, il leader della Lega ha criticato alcuni episodi recenti che, a suo avviso, rischiano di sfociare in una forma di discriminazione verso cittadini russi.
Come esempio, ha citato il caso di una ballerina di rilievo esclusa da un festival internazionale a causa della sua nazionalità.
Pur riconoscendo chiaramente le responsabilità della Russia nel conflitto e il sostegno all’Ucraina, il Ministro ha evidenziato la necessità di lavorare per una soluzione diplomatica.
Secondo Salvini, iniziative come l’esclusione di artisti, sportivi o partecipanti a eventi culturali non contribuiscono a risolvere la guerra, ma rischiano piuttosto di irrigidire ulteriormente il clima.
Insomma, in molti hanno letto nella posizione del vicepremier una sorta di “schiaffo” non solo a Fratelli d’Italia, ma tutto sommato anche alla amica-rivale Giorgia Meloni.
Il “cortocircuito” della Biennale, il sostegno al direttore Buttafuoco
Ha inoltre ricordato che la Biennale si propone come uno spazio pluralista, capace di rappresentare una molteplicità di visioni e sensibilità provenienti dai diversi Paesi partecipanti.
In conclusione, Salvini ha invitato il presidente Pietrangelo Buttafuoco, con il supporto delle istituzioni locali e culturali, a proseguire lungo la strada del confronto e dell’apertura:
“La Biennale non ci sarà un monologo, ma una rappresentazione di tutte le idee e le sfaccettature dei paesi partecipanti. Invito il presidente Buttafuoco, peraltro col sostegno del Comune, della regione Veneto e di tutte le istituzioni culturali ad andare avanti sulla strada del dialogo”.
Tajani, “Nessun segreto. Stiamo dalla parte dell’Ucraina, non della Russia”
Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine del Consiglio Affari esteri tenutosi a Bruxelles: