soddisfazione di meloni

Rinnovato contratto collettivo nazionale Istruzione: più stipendi e arretrati

"È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall'inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima"

Rinnovato contratto collettivo nazionale Istruzione: più stipendi e arretrati

L’Aran e i sindacati hanno siglato mercoledì 1 aprile 2025 il rinnovo del contratto nazionale Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027. A darne notizia è stato il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, parlando di “obiettivo raggiunto”. Si tratta del terzo rinnovo consecutivo per il comparto dall’inizio della legislatura, una situazione senza precedenti. La premier Giorgia Meloni, sui social, ha commentato:

“Il governo continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima”.

Incrementi salariali significativi: dai docenti al personale Ata

“Quello che avevamo promesso – ha spiegato Zangrillo – lo abbiamo mantenuto: tre rinnovi per la scuola in tre anni, con l’ultimo firmato appena quattro mesi fa. Dal 2023 a oggi abbiamo siglato i contratti relativi ai trienni 2019/21, 2022/24 e 2025/27. Un obiettivo straordinario che possiamo considerare raggiunto”.

Il ministro ha sottolineato che l’accordo è stato siglato da tutte le organizzazioni sindacali, inclusa la Cgil, e ha aggiunto:

“Abbiamo garantito così incrementi complessivi del 16% per 1,3 milioni di lavoratrici e lavoratori del comparto. Come promesso: ritmo, continuità e basta ritardi. E lo dimostra il fatto che abbiamo già stanziato le risorse per il prossimo triennio 2028/30”.

Anche il ministro dell’Istruzione Valditara ha parlato di un “risultato storico”, mentre il presidente dell’Aran Antonio Naddeo ha evidenziato:

“Sono molto soddisfatto di questa rapida conclusione della parte economica di un contratto molto complesso, che riguarda circa un terzo di tutti i dipendenti pubblici italiani. Per la prima volta nella storia della contrattazione collettiva pubblica, il comparto Istruzione e Ricerca è il primo contratto a essere firmato”.

L’intesa riguarda circa 1,2 milioni di dipendenti pubblici che operano nelle scuole, nelle università, negli enti pubblici di ricerca e nelle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam).

Gli aumenti: cifre e ripartizione per categoria

Il nuovo contratto prevede incrementi medi mensili di 143 euro per gli insegnanti della scuola e 107 euro per il personale Ata. Le risorse stanziate sono 1,1 miliardi nel 2025, 2,2 miliardi nel 2026 e 3,3 miliardi a decorrere dal 2027.

Gli aumenti variano in base alla qualifica e all’esperienza: nella scuola, i docenti riceveranno incrementi tra 110,16 e 185,38 euro, i collaboratori fino a 110,84 euro, gli operatori tra 125 e 161 euro, gli assistenti tra 95 e 128 euro, mentre le elevate qualificazioni e i funzionari potranno arrivare fino a 194,57 euro.

Nelle università, le elevate professionalità otterranno 158 euro lordi mensili, i funzionari 140 euro, i collaboratori e gli esperti linguistici 106 euro. Per il personale Afam, gli aumenti mensili potranno arrivare a 225,24 euro per i docenti e 180 euro per i ricercatori, mentre negli enti di ricerca gli incrementi più significativi potranno raggiungere 463,35 euro lordi al mese.

Gli arretrati previsti saranno mediamente 812 euro nella scuola, fino a 1.253 euro negli enti di ricerca.

Prossimi passi e negoziati futuri

I prossimi negoziati si concentreranno su “misure per la conciliazione tra vita e lavoro”, tutele per il personale fragile e agevolazioni per i caregiver. Tra le possibili novità ci sono anche convenzioni con le banche per “mutui a tassi agevolati” per gli insegnanti. Un altro tema in corso di discussione riguarda i “buoni pasto”, attualmente esclusi per i docenti.

Intanto, prosegue anche la trattativa per il comparto delle Funzioni centrali, con aumenti medi previsti di circa 209 euro lordi al mese, e a breve dovrebbero partire le trattative per i contratti dei dipendenti locali, dei medici e degli infermieri.

Il governo, che ha investito 30 miliardi di euro per garantire la continuità contrattuale nel pubblico, punta a rinnovare tutti i contratti del triennio 2025-27 entro la fine dell’anno.