Si accende il confronto politico sul referendum sulla riforma della giustizia previsto per il 22 e 23 marzo 2026, che riguarda in particolare la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti.
Da una parte la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta a Milano per sostenere il sì, dall’altra la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che da Venezia ha ribadito le ragioni del no.
Il referendum è diventato uno dei temi centrali dello scontro politico nazionale, con il Governo che difende la riforma come uno strumento per migliorare il sistema giudiziario e l’opposizione che teme un indebolimento dell’indipendenza della magistratura.
Meloni a Milano: “Nessuno vuole liberarsi della magistratura”
Dal palco del Teatro Franco Parenti di Milano, Meloni ha voluto chiarire la posizione del Governo spegnendo le polemiche per l’uscita di qualche giorno fa della capo di gabinetto del ministro Nordio Giusi Bartolozzi (che aveva dichiarato “Magistratura plotone d’esecuzione, togliamocela di mezzo”).
“Voglio essere chiara: qui nessuno ha intenzione di liberarsi della magistratura”.
La premier ha partecipato all’evento organizzato dai sostenitori del sì al referendum sulla giustizia, spiegando che la riforma punta a ridurre gli errori giudiziari e migliorare il funzionamento della giustizia italiana.
Nel suo intervento Meloni ha sostenuto che, senza la riforma, il sistema rischierebbe di peggiorare:
“Ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera e decisioni surreali sulla pelle dei cittadini”.
Secondo la presidente del Consiglio, il cambiamento servirebbe anche a evitare casi di ingiusta detenzione e processi giudiziari che comportano costi elevati per lo Stato.
All’evento erano presenti anche diversi esponenti del governo, tra cui il presidente del Senato Ignazio La Russa e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
“La separazione delle carriere può rendere i magistrati più attenti nel loro lavoro”, ha dichiarato La Russa ai giornalisti fuori dal teatro.
Dimissioni in nessun caso
La premier, poi, ha ribadito un concetto già espresso in più occasioni: anche in caso di sconfitta al referendum, terminerà la legislatura senza dimissioni.
“Tra un anno quando si andrà a votare alle elezioni politiche avrete comunque l’occasione di mandare a casa il Governo, però intanto indipendentemente da chi guiderà il prossimo avrete portato a casa una giustizia riformata, più giusta, più efficiente, più meritocratica e più libera. Se invece votate no, vi tenete questo Governo e pure una giustizia che non funziona. Non mi pare un affarone”, ha aggiunto.
Le proteste fuori dal teatro
All’esterno del Teatro Franco Parenti si è svolta anche una protesta organizzata da attivisti e militanti di Potere al Popolo, che hanno contestato la riforma e accusato il Governo di voler limitare il ruolo della magistratura.

La zona di Porta Romana, dove si trova il teatro, è stata presidiata dalle forze dell’ordine durante l’evento.
Schlein a Venezia: “Riforma sbagliata per i cittadini”
Nello stesso giorno la leader del Partito Democratico Elly Schlein ha partecipato a un’iniziativa pubblica a Venezia, nell’ambito della campagna per il no al referendum.
Secondo Schlein, la riforma rappresenterebbe un tentativo del governo di limitare l’indipendenza del sistema giudiziario.
“Serve a un Governo che pensa che prendere un voto in più alle elezioni significhi non dover essere giudicato”.
La segretaria dem ha spiegato che la campagna del no non è contro l’Esecutivo ma contro il contenuto della riforma.
“Non abbiamo mai chiesto il voto contro questo Governo, ma contro una riforma che riteniamo sbagliata per i cittadini”.
Le critiche dell’opposizione alla riforma
Nel suo intervento Schlein ha accusato il Governo di voler aumentare il controllo politico sulla magistratura.
Secondo la leader del Pd, il rischio sarebbe quello di influenzare indirettamente l’attività giudiziaria, arrivando a decidere quali reati debbano essere perseguiti con maggiore attenzione.
Schlein ha inoltre collegato la riforma della giustizia ad altri progetti istituzionali del Governo, come il premierato, sostenendo che nel complesso rappresenterebbero un tentativo di accentrare maggiormente i poteri nelle mani dell’Esecutivo.
Il referendum sulla giustizia al centro del dibattito politico
Il referendum del 22 e 23 marzo rappresenta uno dei passaggi più importanti del confronto politico tra maggioranza e opposizione.
Per il Governo guidato da Giorgia Meloni, la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici è una riforma necessaria per rendere la giustizia più efficiente e imparziale.
Per l’opposizione, invece, il rischio è quello di indebolire l’autonomia della magistratura e di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Nei prossimi giorni la campagna referendaria continuerà con nuovi eventi e iniziative in tutta Italia, mentre cresce l’attenzione dell’opinione pubblica su una consultazione che potrebbe incidere in modo significativo sul futuro del sistema giudiziario italiano.