Verso il voto

Referendum, rush finale: Meloni da Fedez, Schlein e Conte si abbracciano in piazza

La premier: "Chi vota no si tiene sia me che questa giustizia, non è un affarone"

Referendum, rush finale: Meloni da Fedez, Schlein e Conte si abbracciano in piazza

Ci siamo. Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 si vota per il referendum sulla giustizia. E la campagna elettorale si chiude con gli ultimi “botti”. Ha fatto discutere la presenza di Giorgia Meloni a Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra, mentre dall’altra parte il campo largo si compatta in piazza a Roma, con l’abbraccio tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Giorgia Meloni a Pulp Podcast: “Non è un voto sul governo”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata ospite del popolare podcast. Un’ora di dialogo con Fedez e Mr. Marra in cui la premier ha respinto la narrazione del referendum come giudizio politico sull’esecutivo.

Ospite del Podcast, ha chiarito:

Non si vota sulla Meloni, ma sulla giustizia. Trasformarlo in un referendum contro il governo è una trappola”.

E poi ancora:

“Anche se vince il no non mi dimetto. Dunque chi vota no si tiene sia me che questa giustizia. Non è un affarone”.

Meloni ha difeso la riforma definendola “semplice” e orientata all’efficienza:

maggiore merito

un CSM meno condizionato dalla politica

un sistema giudiziario più funzionale

Il campo largo in piazza a Roma

Dall’altra parte, in una piazza del Popolo affollata, il centrosinistra prova a mostrarsi compatto nella fase finale della campagna per il No alla riforma sulla separazione delle carriere.

No in piazza

Il simbolo è l’abbraccio tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, gesto ormai classico davanti alle telecamere per ricucire le divisioni. Con loro sul palco anche Roberto Gualtieri, Maurizio Landini, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Fratoianni

Nonostante qualche assenza simbolica — come la mancata foto ufficiale di gruppo — il cosiddetto “campo largo” è apparso, almeno per un giorno, unito. Tra interventi politici e contributi della società civile, la manifestazione ha alternato toni istituzionali e accenti da campagna elettorale.

I leader del No: “Difendiamo la Costituzione e l’indipendenza della magistratura”

Il messaggio principale è chiaro: la riforma viene descritta come un rischio per l’equilibrio democratico.

Schlein lancia un appello alla partecipazione:

“Ogni voto può fare la differenza. Chiediamo di votare No a una riforma che indebolisce l’indipendenza dei giudici e non migliora la giustizia per i cittadini”

Sulla stessa linea Conte, che attacca direttamente il governo:

“È una riforma dell’ingiustizia, nata da una politica che non accetta il controllo di legalità”.

Il filo conduttore degli interventi è la difesa della Costituzione. Landini alza i toni collegando il tema a scenari globali, mentre Fratoianni parla apertamente di “attacco politico alla Carta”.

Rosy Bindi richiama i precedenti referendum:

“Abbiamo già salvato la Costituzione due volte, lo faremo ancora”.

Cosa succede dopo il voto

Al di là dell’esito referendario, lo scontro politico è destinato a proseguire. Il voto rappresenta solo un passaggio di una battaglia più ampia:

  • tra governo e opposizione
  • dentro lo stesso campo progressista
  • sul futuro della giustizia italiana

E, come molti osservatori sottolineano, il vero “redde rationem” arriverà dopo il 23 marzo, quando si tireranno le somme non solo del referendum, ma degli equilibri politici nazionali.