DIBATTITO

Referendum Giustizia, Barbero testimonial del No: “Questa riforma distrugge il Csm voluto dalla Costituente”

"Il governo potrà di nuovo, come in uno Stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni", spiega lo storico

Referendum Giustizia, Barbero testimonial del No: “Questa riforma distrugge il Csm voluto dalla Costituente”

“Ci ho messo un po’ a decidere di girare questo video in cui spiego le ragioni per cui voterò no”.

Alessandro Barbero entra così, con cautela dichiarata, nel dibattito sul referendum sulla giustizia. Uno scontro che lo storico definisce apertamente politico e dal quale, proprio per questo, aveva cercato di tenersi lontano:

“Sono uno storico e un uomo di sinistra, per cui è evidente a tutti che voterò no: che bisogno ci sarebbe di dirlo”.

Barbero: “Separazione carriere? Riforma è su distruzione Csm”

La decisione di intervenire nasce però, spiega Barbero, dall’analisi del testo della riforma e da ciò che ritiene una rappresentazione fuorviante del quesito referendario.

“Intanto il referendum non è sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. La separazione di fatto c’è già”, afferma. Oggi, ricorda, “il magistrato sceglie all’inizio della carriera se fare il giudice o il pm e può cambiare una sola volta nella vita, cosa piuttosto rara”.

Per Barbero il nodo vero è un altro:

Alessandro Barbero

“La verità è che al centro della riforma c’è la distruzione del Consiglio superiore della magistratura così come era stato voluto dall’Assemblea Costituente”.

Il Csm, insiste, non è un tecnicismo per addetti ai lavori, ma “l’organo di autogoverno dei magistrati, con funzioni anche disciplinari”. Funzioni che prima, sotto il fascismo, “erano esercitate direttamente dal ministro della Giustizia, cioè dal governo”.

I padri costituenti vedevano benissimo che la separazione dei poteri è una garanzia indispensabile di democrazia”, spiega Barbero. “Il cittadino non è sicuro se si trova davanti inquirenti e giudici che prendono ordini dal governo e che possono essere puniti dal governo”. Per questo la Costituzione aveva previsto un Csm composto “per due terzi da magistrati eletti dai colleghi e per un terzo da membri laici eletti dal Parlamento”.

Barbero: “Il governo potrà dare ordini ai magistrati”

Alessandro Barbero

La riforma, invece, secondo lo storico, cambia radicalmente l’equilibrio:

“Si sdoppia il Csm, si crea un organo disciplinare separato e soprattutto si introduce il sorteggio dei membri togati”. Una scelta che Barbero definisce senza mezzi termini “una misura pazzesca”.

La giustificazione – evitare le correnti – non lo convince:

“A me sembra che organismi in cui i magistrati sono tirati a sorte, mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore”.

Da qui l’allarme più forte:

“Di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno Stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”.

Una prospettiva che Barbero rifiuta, pur riconoscendo che chi sostiene la riforma può farlo apertamente in nome dell’efficienza:

Io la penso diversamente e per questo voterò no”.

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