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Quirinale: è stallo totale, Berlusconi salta il vertice del centrodestra e rimane nelle nebbie della Brianza

Lunedì 24 gennaio la prima giornata di votazioni: più che una corsa al Colle è una partita a scacchi in cui tutti hanno paura di sbagliare mossa.

Quirinale: è stallo totale, Berlusconi salta il vertice del centrodestra e rimane nelle nebbie della Brianza
Politica 20 Gennaio 2022 ore 09:46

Sul fronte Quirinale, più che una corsa al Colle è una partita a scacchi: tutti hanno paura di sbagliare mossa.

Ecco allora spiegato lo stallo di queste ore dove Berlusconi ha deciso di rimanersene in Brianza, ad Arcore, invece che "bissare" il vertice romano di settimana scorsa, riprende quota Draghi, mentre il M5S si mette di traverso alla possibilità di vedere traslocare il premier da Palazzo Chigi.

E intanto la prima votazione di lunedì 24 (si inizia alle 15) si avvicina invece quella sì speditamente.

Quirinale, Berlusconi resta ad Arcore: vertice di Centrodestra rinviato a data da destinarsi

Lo stallo sulla corsa non corsa al Quirinale è testimoniato anche dalla decisione, un po' a sorpresa, del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, di rimanere in Brianza nella sua storica residenza di Arcore invece che recarsi a Roma e "bissare" il vertice di settimana scorsa a Villa Grande.

Nessuna convocazione a Meloni, Salvini, Lupi, Rotondi e Cesa per la giornata di oggi, giovedì 20 gennaio. Tradotto, nessun vertice in programma, nessuna riserva che verrà sciolta.

Appuntamento rinviato al fine settimana o forse, come azzarda addirittura qualcuno, cancellato.

A quanto riferiscono fonti autorevoli, Berlusconi avrebbe deciso di rimanere ad Arcore per testare il polso personalmente e non attraverso la mediazione di Vittorio Sgarbi (in quella che è stata battezzata come "Operazione scoiattolo") al "sentimento" di alcuni parlamentari che, con il loro voto, potrebbero risultare decisivi.

Alla fine, un'ipotesi più che probabile è che l'ex Cavaliere voglia tenere le carte coperte fino alla quarta votazione, per poi tentare personalmente di essere eletto oppure proporre un nome.

Cosa accadrà

Se Berlusconi dovesse sciogliere le sue riserve positivamente toccherà agli alleati studiare il da farsi: se fare buon viso a cattivo gioco e andare incontro al responso dell'urna o cercare di convincere il Cavaliere che la strada è troppo in salita.

Se invece l'ex tre volte premier decidesse di abbandonare il sogno presidenziale, si potrebbe (anche legittimamente, considerando curriculum ed età) arrogare il diritto di essere il "king maker", lo stratega principale nell'individuazione di un nuovo (condiviso anche nel Centrosinistra) candidato.

Un'ambizione che però ha già da qualche settimana il leader della Lega Matteo Salvini e da qualche ora Fratelli d'Italia.

Eloquenti le parole di Giorgia Meloni dopo il vertice di Fdi ieri a Roma:

"Nel caso in cui la sua disponibilità di Silvio Berlusconi venisse meno, Fdi è pronta a formulare le sue proposte per concorrere a costruire una convergenza più ampia su personalità autorevoli nel campo culturale del centrodestra che hanno tutte le caratteristiche per ricoprire l'incarico".

Il vertice Pd-M5S-Leu

Sempre ieri, intanto, c'è stato il vertice nel Centrosinistra tra Partito democratico, M5S e Leu, con Enrico Letta, Giuseppe Conte e il ministro Roberto Speranza.

Un vertice salutato positivamente dai tre rappresentanti che curiosamente hanno pubblicato lo stesso post su Twitter provocando anche la reazione ironica di Ignazio La Russa.

 

Un vertice dove non sono emersi nomi ("Ci ragioneremo nei prossimi giorni anche con il Centrodestra", ha osservato Letta), è stato ribadito se mai ce ne fosse bisogno il no a Berlusconi ed tornata timidamente d'attualità l'ipotesi Draghi al Quirinale, anche se al riguardo non c'è alcun accordo tra le parti. Anzi.

A volte ritornano, Draghi al Quirinale?

Una prospettiva quest'ultima dove il M5S, consapevole del suo crollo del consenso elettorale, vuole scongiurare visto il rischio concreto di andare poi eventualmente a elezioni.

Ne' più né meno il sentimento di Lega (anch'essa in discesa nei sondaggi) e di Italia Viva (data per molto "debole") che spingono (appunto come il M5S) per tenere Draghi al Governo o prendere in considerazione un suo trasloco solo con la certezza di avere nuovamente un Esecutivo di larghe intese senza passare dal giudizio delle elezioni Politiche.

In questo senso anche Matteo Renzi sarebbe favorevole all'idea di Salvini di un Governo dei "leader".

Un problema che invece non ha Fratelli d'Italia, attestato come primo partito, e dunque nell'invidiabile posizione di essere pronta a giocare tutte le partite. E intanto lunedì 24 è qui...

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