diplomazia internazionale

Prove di dialogo: confermato incontro fra Usa e Iran domenica a Istanbul. Trump: “Noi pronti”

Teheran si dice disposto a sospendere temporaneamente il suo programma nucleare, ma esclude il trasferimento delle scorte di uranio arricchito all'estero

Prove di dialogo: confermato incontro fra Usa e Iran domenica a Istanbul. Trump: “Noi pronti”

Il 6 febbraio 2026 occhi puntati sul Bosforo, con l’atteso incontro a Istanbul tra le autorità iraniane e statunitensi sul tema del programma nucleare iraniano. L’incontro coinvolgerà il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e l’inviato speciale statunitense, Steve Witkoff, ma secondo il New York Times potrebbe esserci anche la partecipazione di Jared Kushner, genero di Donald Trump.

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Steve Witkoff

Ad affiancare le delegazioni, saranno presenti alti funzionari provenienti da Turchia, Qatar ed Egitto, con la possibilità di altre presenze da Emirati Arabi Uniti, Oman e Pakistan.

L’Iran ha recentemente fatto sapere attraverso il presidente Masud Pezeshkian di aver dato istruzioni affinché il Paese avvii finalmente negoziati diretti con gli Stati Uniti, dopo le pesanti minacce di Donald Trump, che aveva annunciato che, in assenza di un accordo, gli USA sarebbero passati all’azione.

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Masud Pezeshkian

“Spero che faremo un accordo”, ha dichiarato Trump in una intervista da Mar-a-Lago, con le parole trasmesse in diretta dalle televisioni americane. “In caso contrario, scopriremo se Ali Khamenei ha ragione o no”, ha aggiunto, facendo riferimento alla minaccia di una guerra regionale che l’ayatollah ha sollevato più volte.

L’accordo sul nucleare: cosa c’è in gioco

La Casa Bianca ha però chiarito che Trump non ha preso alcuna decisione definitiva e che rimane aperto a una soluzione diplomatica. Tuttavia, la possibilità di un accordo sembra dipendere dalle decisioni di Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran, e dalle sue disponibilità ad accettare condizioni che possano essere accettabili per gli Stati Uniti.

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Ali Khamenei

Al contempo, alcuni Paesi che avevano già collaborato con l’amministrazione Trump sul cessate il fuoco a Gaza sono ora impegnati a evitare una nuova escalation militare in Medio Oriente. “Paesi amici” sono in contatto con Teheran e Washington, cercando di creare un ambiente di fiducia per facilitare il dialogo.

L’Iran sarebbe disposto a sospendere temporaneamente il suo programma nucleare, una concessione importante che potrebbe aprire la strada al dialogo. Tuttavia, la Repubblica Islamica preferirebbe comunque una proposta avanzata dagli Stati Uniti nel 2025, che riguardava la creazione di un consorzio regionale per la produzione di energia nucleare. L’Iran, però, ha escluso categoricamente l’idea di trasferire all’estero le proprie scorte di uranio arricchito.

Questo punto è stato ribadito da Ali Shamkhani, alto funzionario del Consiglio Supremo di Difesa Nazionale, che ha dichiarato:

“Nei negoziati indiretti, vedremo che atmosfera si respira e se c’è spazio per un’intesa o meno. Se questo spazio si forma rapidamente, la situazione può rapidamente passare dai negoziati indiretti a quelli diretti”.

La questione dell’uranio arricchito

Nonostante l’affermazione ufficiale, alcune voci non ufficiali suggeriscono che l’Iran possa essere disposto a trasferire le sue scorte di uranio arricchito – circa 400 chilogrammi – in Russia o Turchia, una proposta che ha già sollevato discussioni.

Ali Bagheri, vicesegretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, ha però negato che tale trasferimento fosse in programma, aggiungendo:

“Il trasferimento di scorte nucleari arricchite a qualsiasi Paese durante eventuali colloqui con Washington non era in programma”.

Nonostante ciò, Ali Larijani, segretario del Consiglio di sicurezza nazionale dell’Iran, avrebbe comunicato al leader russo Vladimir Putin che l’Iran potrebbe essere disposto ad accettare la proposta di trasferire l’uranio in Russia.

La questione interna dell’Iran

Nel contesto dei negoziati, la situazione interna dell’Iran resta delicata. Durante le recenti proteste che hanno scosso il Paese, le autorità iraniane hanno riferito dell’arresto di 139 stranieri accusati di essere coinvolti nelle manifestazioni contro il governo.

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Proteste Iran

“Durante l’esame dei fascicoli legati ai rivoltosi, è stato stabilito che ci sono 139 stranieri tra le persone fermate”, ha riferito l’agenzia Tasnim, citando il capo della Polizia di Yazd, Ahmad Negahban, che ha aggiunto che questi individui sono accusati di “fomentare le rivolte”, con alcuni di loro ritenuti coinvolti in “contatti con reti esterne” all’Iran.

La posizione degli Emirati Arabi Uniti

Nel frattempo, anche gli Emirati Arabi Uniti stanno spingendo affinché l’Iran raggiunga un accordo con gli Stati Uniti. Anwar Gargash, consigliere presidenziale degli Emirati, ha dichiarato:

“L’Iran oggi deve raggiungere un accordo”, evidenziando l’importanza di “ricostruire il proprio rapporto con gli Stati Uniti”. Gargash ha anche auspicato che i negoziati diretti possano portare a un accordo che eviti il continuo confronto su questioni di sicurezza e geopolitica. “Vorrei vedere negoziati diretti tra Iran e Stati Uniti che portino ad accordi affinché non dobbiamo più affrontare costantemente questi problemi”, ha aggiunto Gargash.

Trump: “Pronti per negoziare”

Il presidente Donald Trump ha ribadito la sua disponibilità al dialogo, ma ha anche messo in chiaro che gli Stati Uniti non esiteranno ad agire se non si raggiungerà un accordo.

“Abbiamo navi dirette verso l’Iran in questo momento, ma stiamo parlando con loro”, ha dichiarato Trump, sottolineando che gli Stati Uniti sono pronti per negoziare, ma che non escludono azioni più drastiche. “Vorrei vedere un accordo, ma vedremo che accadrà”, ha concluso il presidente americano.