Metti un rappresentante del Governo italiano a un convegno negli Stati Uniti sul “terrorismo rosso”.
Ed è subito polemica. In Italia.
Sta infatti sollevando un polverone di polemiche la presenza del sottosegretario al Ministero degli Interni, Nicola Molteni (un fedelissimo del leader della Lega, Matteo Salvini) al summit convocato a Washington dal Segretario di Stato USA Marco Rubio sul cosiddetto “terrorismo transnazionale di estrema sinistra”.
Italia presente al summit sul terrorismo rosso, la polemica
Mentre gli altri alleati europei snobbano l’evento, la scelta del Governo e della premier Meloni è stata definita uno “strumentale allineamento” ideologico a Trump.
Da quanto è trapelato attraverso gli inviti mandati dagli organizzatori, il vertice si focalizzerà sulla presunta “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra” ed è stato promosso dall’amministrazione statunitense per il 16 luglio.
Tanto è bastato, come detto, a scatenare la reazione delle opposizioni in Italia.
Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo conto di una presunta richiesta di informazioni da parte degli Usa sui gruppi di sinistra italiani.
Altri esponenti dell’opposizione hanno criticato la presidente del Consiglio per aver scelto di mandare un rappresentante politico anziché limitarsi a inviare personale dell’ambasciata, come faranno invece gli altri Paesi europei.
Nessuno partecipante al vertice, poi il dietrofront: ci va Molteni
Tanto più che, polemica nella polemica, nel fine settimana da Farnesina e Governo era stato annunciato che nessun esponente dell’Esecutivo, né il Ministro degli Esteri Tajani, né il collega alla Difesa Crosetto o quello dli Interni Piantedosi, né tanto meno la premier Meloni avrebbero partecipato al summit.
Poi, tra sabato e domenica, evidentemente la retromarcia, con la decisione di inviare appunto il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni.
Una sorta di mediazione decisa da Palazzo Chigi probabilmente per non alimentare un altro incidente diplomatico con gli Stati Uniti e per cercare di riannodare i fili della collaborazione internazionale e istituzionale con gli Usa.
Da qui appunto la decisione di far partecipare al summit un sottosegretario invece di un ministro per non lasciare vuota la postazione italiana al vertice della Capitale.
L’ira delle opposizioni dopo il cambio di strategia
E così le opposizioni sono andate all’attacco dell’Esecutivo.
Durissimo il commento dell’ex Ministro agli Affari Europei, Enzo Amendola (Pd):
“Una missione indecorosa, quando c’è da scegliere tra Europa e Usa, il Governo sceglie Trump”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la rappresentante del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino:
“Siamo davanti a un tentativo disperato di rientrare nelle grazie del presidente americano, anche a costo di sposare il modello fascistoide”.
Nel frattempo, proprio Alleanza Verdi Sinistra attraverso i leader Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ha annunciato un’interrogazione parlamentare:
“L’Italia avrebbe dovuto prendere le distanze» da una «caccia alle streghe ideologica”.