Fermata alla stop, niente più accelerata, ma anzi una marcia indietro.
Dopo le polemiche delle scorse settimane, l’Associazione Italiana Editori ha infatti rivisto la propria posizione sulla dichiarazione di adesione ai valori antifascisti richiesta agli espositori di Più Libri Più Liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre.
L’AIE ha deciso che saranno esaminate anche le richieste presentate dagli editori che non hanno sottoscritto il documento. Si tratta di sette domande su oltre 300 pervenute.
Niente più patentino antifascista per la mostra dei libri, cosa è successo
La presidente della manifestazione, Annamaria Malato, ha spiegato che l’obiettivo iniziale era quello di favorire un clima sereno dopo le tensioni emerse nell’edizione dello scorso anno, segnata dalle contestazioni per la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco.

Tuttavia, ha riconosciuto che l’iniziativa ha prodotto l’effetto opposto, trasformandosi in un acceso caso pubblico.
Per questo motivo, la formulazione della dichiarazione sarà riesaminata in vista dell’edizione 2027.
Chi non aveva firmato la “certificazione” antifascista, le loro posizioni
Tra gli editori che non hanno firmato figurano realtà molto diverse tra loro.
Oltre ad alcune case editrici considerate vicine alla destra culturale, come Settecolori, Liberilibri, Idrovolante ed Eclettica, risultano anche marchi come La nave di Teseo, Castelvecchi, Elliot e Nottetempo.
Passaggio al Bosco, invece, quest’anno non ha presentato domanda di partecipazione.
Elisabetta Sgarbi, direttrice generale de La nave di Teseo, ha commentato, sottolineando tra l’altro che la sua società è iscritta all’Aie da anni:
“Il rispetto della Costituzione si manifesta attraverso l’attività concreta di una casa editrice e non attraverso una dichiarazione formale”.
Manuel Grillo, editore di Settecolori, ha accolto con favore la decisione, sostenendo che “il centro della manifestazione debbano restare i libri”.
Andrea Gessner, di Nottetempo, ha invece richiamato il valore del confronto e del pluralismo come eredità della tradizione antifascista.
Polemica archiviata? Sì o forse no…
Caso chiuso dunque e polemica archiviata. Sì, o forse no…?
Perché forse in effetti non è detta ancora l’ultima parola.
Resta infatti aperto il nodo dell’assegnazione degli spazi.
Le richieste di partecipazione superano infatti la disponibilità degli stand e una ventina di domande potrebbero essere escluse.
Tra loro non è che ci saranno le case editrici che non hanno firmato l’autocertificazione? Vedremo.
L’Aie nel frattempo ha annunciato che, rispetto al criterio cronologico utilizzato in passato, sarà privilegiata la presenza degli editori che svolgono prevalentemente attività editoriale.
Le reazioni politiche
Intanto, vale la pena ricordare che la decisione dell’Aie arriva dopo le forti polemiche delle scorse settimane, culminate nelle critiche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva definito la dichiarazione una forma di censura.
E così pure si era espresso il Ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Con la retromarcia dell’associazione, ad accogliere positivamente la scelta è soprattutto il presidente del Centro per il Libro e la Lettura (istituto proprio del Ministero della Cultura e primo finanziatore della mostra), Giuseppe Iannaccone:

“Nelle scorse settimane avevo sottolineato il mio sconcerto per un’iniziativa che mi sembrava sbagliata sia nei modi sia nella sostanza. Resto convinto che si sia trattato di un grave svarione in buona fede. Spero che adesso questa posizione si sostanzi in un trattamento equo e comune per tutti gli editori, anche quelli che non hanno sottoscritto quella dichiarazione”.