Giovedì 4 giugno 2026 la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, a firma del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. Per il via libera definitivo servirà anche l’ok da parte del Senato.
Pichetto: “Nucleare dal 2034”
Il testo non sancisce direttamente la costruzione delle centrali, ma intende creare il contesto normativo, circostanza per la quale sono stati messi sul piatto 60 milioni complessivi per il triennio 2027-29. Il progetto vuole coinvolgere università ed enti scientifici italiani per arruolare in prima linea tecnici e ingegneri.
L’obiettivo del governo è infatti quello di approvare i decreti attuativi entro l’anno, al fine di accendere i reattori entro il 2034.
“Oggi non siamo autonomi in fatto di energia: prendiamo il 15-20% dall’estero e prevalentemente dal nucleare francese – ha dichiarato il ministro Pichetto Fratin in un’intervista al Corriere della Sera – E i tempi che stiamo vivendo insegnano che bisogna guardare al futuro prima che ci travolga. Per poter produrre nella metà del prossimo decennio bisogna approntare gli strumenti oggi”.
In sostanza, la volontà tramite il nucleare è quella di ridurre la dipendenza energetica dall’estero e contribuire alla decarbonizzazione.
Il ddl, approvato con 155 sì (più 8 astenuti e 86 no), delega il governo Meloni ad adottare, entro un anno, uno o più decreti legislativi per regolare:
- produzione e utilizzo dell’energia nucleare sostenibile in Italia secondo le regole UE (cioè impianti di nuova generazione SMR e AMR)
- fabbricazione e riprocessamento del combustibile nucleare
- smantellamento degli impianti esistenti
- gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito
- ricerca e sviluppo dell’energia da fusione
Opposizioni in contrasto
La notizia dell’apertura della Camera verso il nucleare sostenibile ha portato le opposizioni al contrasto.
Il Partito Democratico, attraverso la voce di Annalisa Corrado, ha riferito:
“Non siamo contro la ricerca e l’innovazione, ma sono le stesse dichiarazioni del ministro Pichetto Fratin a chiarire: anche nello scenario più ottimistico, le prime produzioni arriverebbero nella prima metà degli anni Trenta. Il problema è che le bollette e la competitività delle imprese non sono questioni del 2035: sono questioni del 2026. Che risposte diamo oggi alle famiglie e alle imprese? Al Governo ricordo che nel nostro Paese la produzione industriale ha chiuso in rosso per il terzo anno di fila nel 2025.
In una delega in bianco al governo, che di nuovo considera il parlamento un inutile orpello, si parla di nucleare sostenibile, ma le tecnologie sulle quali puntano non sono ancora disponibili su scala commerciale. Si chiede agli italiani un atto di fede su tecnologie ancora in fase di sviluppo e dai costi incerti. Prima di annunciare il futuro, o almeno contemporaneamente, volendo essere buoni, sarebbe corretto affrontare le questioni per le quali non si è fatto nulla in quattro anni. Intanto cittadini e imprese aspettano e pagano il prezzo dell’energia tra i più alti in Europa”.
Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, rappresentati di Alleanza Verdi-Sinistra, oltre a protestare coi loro deputati in Aula, sono stati protagonisti di un flash mob in piazza Montecitorio, mostrando cartelli con la cartina dell’Italia e i siti dei posizionamenti delle centrali:
“Oggi si è scritta una pagina nera della storia della democrazia nel nostro Paese: cancellata la volontà popolare di 55 milioni di cittadini che con due referendum hanno detto no al nucleare. La destra si scandalizza quando chiediamo di tassare i super ricchi, ma non ha problemi a mettere le mani nelle tasche degli italiani con il caro energia.
“E c’è un fatto gravissimo: il governo ha bocciato l’emendamento di AVS che chiedeva di escludere qualsiasi utilizzo militare del nucleare. Meloni dica chiaramente agli italiani quali sono le sue intenzioni. L’Italia ha bisogno di rinnovabili, non di propaganda per nascondere i fallimenti del governo”.
Questione referendum
E a proposito della questione referendum, che in passato ha detto no al nucleare, ma non fissò un divieto permanente in Costituzione, il governo può andare avanti senza passare per una consultazione popolare. Tuttavia, se e quando la legge verrà approvata, le opposizioni, un comitato di cittadini o le Regioni potrebbero chiedere un referendum abrogativo per cancellarla.
“Massimo rispetto per le scelte dei cittadini. Saremo in grado di spiegare che non c’è nulla da temere” ha riferito il ministro Pichetto Fratin non preoccupato dall’evenienza.