Politica
VERSO LE ELEZIONI

Perché, secondo Calenda, Di Maio e Fratoianni sono "impresentabili"

L'alleanza col Partito democratico si fa sempre più lontana: il segretario Letta apre, ma gli altri si bloccano sui veti incrociati.

Perché, secondo Calenda, Di Maio e Fratoianni sono "impresentabili"
Politica 01 Agosto 2022 ore 17:50

Verso le elezioni politiche del 25 settembre le acque si fanno sempre più agitate tra trattative frenetiche, ammiccamenti, dispetti, rifiuti e veti incrociati. E in queste ore l'attivismo del leader di Azione Carlo Calenda è quello che più viene intercettato dai radar.

Calenda e la "selezione" verso il voto: chi è impresentabile

In queste ore, il referente del movimento di Centro non solo sta strizzando l'occhio a Matteo Renzi per creare un'asse con Italia Viva.

Calenda attende anche e soprattutto risposte dal Partito democratico, in particolare da come i dem intenderanno approcciarsi all'appuntamento con le urne di fine settembre.

Ancor più nel dettaglio se un'ipotesi di coalizione vedrebbe quelli che il leader di Azione senza mezzi termini ha bollato nelle scorse come alleati "non desiderati", ovvero Luigi Di Maio, Nicola Fratoianni segretario di Sinistra Italiana e Angelo Bonelli e i Verdi.

L'aut aut di Calenda agli alleati non graditi

Il leader di Azione nelle scorse ore ha postato tre volte su Twitter i suoi no ai tre. Con aggettivi e appellativi non certo da scuole diplomatiche come "impresentabili" o "frattaglia".

E sempre nelle scorse nel tentativo del segretario dem Enrico Letta di usare davvero la diplomazia e cercare di trovare una quadra "più larga" possibile per rendere difficile la corsa elettorale del Centrodestra, Calenda ha ribattuto a muso duro:

"Discutiamo di quello che volete, ma agli elettori di Azione non possiamo chiedere di votare Di Maio, Bonelli e Fratoianni nei collegi uninominali".

Una linea che trova giustificazioni sul fatto che i Verdi stanno da tempo portando avanti le loro istanze anti Ilva e contro termovalorizzatori e rigassificatori, mentre Sinistra Italiana ha votato per oltre 50 volte la sfiducia al Governo Draghi, mentre al ministro degli Esteri che ha appena lanciato simbolo e nome di "Impegno civico" Calenda contesta il "trasformismo politico che l'ha caratterizzato in questi anni".

L'invettiva contro Di Maio

Durissimo e articolato a seconda appunto delle due esperienze legislative l'attacco di Calenda proprio all'ex big del M5S:

"Le cose che ha fatto Di Maio 1? Ha cancellato il progetto di gasdotto con Israele; cancellato impresa 4,0; cancellato un contratto da 4,2 mld su ILVA; provato a far saltare il TAP; cancellato la Strategia Energetica Nazionale; insultato come ladri (anche di bambini) e corrotti tutti. Preso in giro gli operai di Whirlpool; portato discredito all’Italia andando dai gilet gialli; fatto finta di abolire la povertà; preteso due ministeri senza aver mai gestito nulla in vita sua; minacciato di impeachment il Presidente Mattarella".

E sul proseguimento dell'esperienza al Governo:

"Cosa ha fatto Di Maio 2? Litigato con Conte; letto in italiano le veline del Ministero degli Esteri; fatto un partito con Tabacci. Cerchiamo di recuperare la memoria, il senso delle proporzioni e la dignità".

I veti incrociati, gli attacchi anche a Calenda

Del resto, gli altri partiti non stanno certo a guardare (e ad ascoltare) immobili gli attacchi del leader di Azione.

Fratoianni e Bonelli hanno già risposto per le rime e anche Bruno Tabacci ha bacchettato duramente Calenda lanciando quindi una sorta di veto a Letta:

"Se non vi fosse stato il Centro Democratico neanche Calenda avrebbe il simbolo: si affida a quello di +Europa che cinque anni fa non esisteva, che esiste grazie a me. Quindi se Calenda si può presentare alle elezioni è anche per merito mio. Il leader di Azione ha atteggiamenti molto duri, non abbiamo bisogno di leadership così".

Un concetto che Luigi Di Maio proprio alla presentazione della nuova avventura di Impegno Civico ha cercato di stemperare "buttando la palla altrove", ma a sua volta dichiarando tacitamento un no al M5S e in fondo anche all'ultrasinistra:

"Lasciamo i veti agli estremisti che hanno fatto cadere il Governo Draghi".

Duro infine anche il ministro del Lavoro Andrea Orlando che lancia un ammonimento ai suoi, anche in questo col sapore di veto:

"Calenda sta esagerando, il Pd stia attento a non sbandare".

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