La Corte dei Conti ha reso note le motivazioni della bocciatura della delibera del Cipess sul Ponte sullo Stretto di Messina, depositando la deliberazione n. 19/2025/PREV che conferma il rifiuto del visto di legittimità avvenuto lo scorso 29 ottobre. Il progetto – che avrebbe dovuto rilanciare l’iter per la realizzazione dell’opera – viene così messo in pausa su più fronti: ambiente, appalti e piano tariffario.
Le due violazioni europee
Al centro della decisione ci sono due violazioni di direttive europee. La prima riguarda la Direttiva 92/43/CE (Habitat): secondo la Corte è mancata un’adeguata istruttoria tecnica a supporto della procedura IROPI (i “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”) utilizzata per superare la precedente valutazione negativa su Via-Vas.
La relazione ministeriale, affermano i magistrati, non è stata supportata da organi tecnici né da documentazione valida e non dimostra l’assenza di alternative al ponte a campata unica. Persino le ragioni invocate di salute e sicurezza pubblica sono considerate insufficienti e prive delle necessarie valutazioni: l’atto viene definito “illegittimo”.

La seconda invece riguarda la Direttiva 2014/24/UE (Appalti). Sono contestate le modifiche sostanziali ai rapporti contrattuali originari: dal modello di finanziamento del 2003 al nuovo schema interamente coperto da risorse pubbliche, senza procedura competitiva. Secondo la Corte, le modifiche sarebbero tali da richiedere una nuova gara, potenzialmente aperta a nuovi operatori.
Le altre irregolarità e carenze
Alle due violazioni europee si aggiunge inoltre una terza irregolarità: la mancata acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sul piano tariffario che sostiene il piano economico-finanziario. Un passaggio obbligatorio, che il Cipess ha escluso esplicitamente. La Corte giudica il piano “lacunoso e contraddittorio”.
La Corte rileva anche gravi carenze procedurali: documenti trasmessi in più versioni, atti non integralmente disponibili e un’istruttoria ritenuta incompleta. Vengono evidenziate risposte del ministero improntate più ai benefici economici dell’opera che alle richieste tecniche sulla conformità normativa. In alcuni passaggi, le argomentazioni del Mit vengono giudicate “inconferenti“.
In sintesi, la magistratura contabile ha ribadito come non sia stata dimostrata l’assenza di soluzioni alternative meno impattanti sui siti Natura 2000; il principio di precauzione sia stato interpretato in modo troppo restrittivo e come non vi sia traccia di una validazione tecnica dei “motivi di interesse pubblico” invocati.
Anche la Commissione Europea, si legge nella documentazione, aveva chiesto chiarimenti su impatti, misure compensative e alternative progettuali: la risposta del Mase sarebbe stata meramente riproduttiva di pareri precedenti.
La reazione del Governo
Da Palazzo Chigi e dal Ministero delle Infrastrutture arriva la stessa linea: l’iter continua. Il governo in una nota ufficiale parla di “ampio margine di chiarimento” e di collaborazione con la Commissione europea. Il Mit assicura che tecnici e giuristi sono già al lavoro per superare i rilievi, ribadendo la volontà di dare all’Italia un ponte “unico al mondo per sicurezza, sostenibilità, modernità e utilità”.

Anche la società Stretto di Messina Spa non si dice sorpresa e ha convocato un Cda per il 25 novembre per analizzare la situazione. Si valuta persino l’ipotesi di una nuova delibera che corregga la precedente.
Esultano opposizioni e ambientalisti
L’opposizione esulta. La segretaria del Pd Elly Schlein conferma il no politico all’opera, mentre il leader di Avs Angelo Bonelli parla di “vittoria della democrazia e dei cittadini” e chiede le dimissioni del ministro Salvini e del vertice aziendale. Il Wwf Italia dichiara che le motivazioni “confermano quanto sostenuto da sempre”.