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Perché Ilaria Salis è stata condannata a risarcire con 300mila euro due ex collaboratori. Salvini: “Spiace”

I rapporti dovevano durare fino al termine del mandato europeo, nel 2029, ma furono interrotti anticipatamente e senza preavviso. Per il giudice la "giusta causa" non è stata provata

Perché Ilaria Salis è stata condannata a risarcire con 300mila euro due ex collaboratori. Salvini: “Spiace”

Ilaria Salis è stata condannata in primo grado dal Tribunale del Lavoro di Milano a versare complessivamente 300.900 euro a due ex collaboratori, oltre a circa 10.000 euro di spese legali.

Non si tratta di una condanna penale, ma di una controversia civile sulla cessazione anticipata di due rapporti professionali. La sentenza, depositata il 10 marzo 2026, è già stata impugnata e potrà quindi essere modificata in appello.

I contratti fino al 2029

I due collaboratori avevano partecipato alla campagna elettorale di Salis e, dopo la sua elezione al Parlamento europeo, erano entrati nel suo staff. Gli incarichi riguardavano consulenza politica, organizzazione di campagne ed eventi, rapporti istituzionali e valorizzazione dell’attività dell’eurodeputata. I contratti, con compensi mensili di circa 2.900 e 3.000 euro, sarebbero scaduti il 16 luglio 2029, insieme al mandato parlamentare.

Nel 2025 Salis comunicò il recesso immediato. Per una collaboratrice vennero richiamati il venir meno della fiducia e una situazione di incompatibilità; per l’altro, l’insoddisfazione per contenuti e modalità del lavoro svolto.

Perché il giudice ha dato ragione ai collaboratori

Il punto centrale è la giusta causa. Secondo il Tribunale, i contratti non potevano essere interrotti liberamente prima della scadenza, ma solo in presenza di fatti abbastanza gravi da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto.

Spettava quindi a Salis dimostrare la fondatezza delle contestazioni. L’eurodeputata, però, non si è costituita nel giudizio di primo grado ed è rimasta contumace: non ha depositato documenti, indicato testimoni o presentato elementi utili a provare la giusta causa. La contumacia non equivale automaticamente a un’ammissione di responsabilità. In questo caso, tuttavia, l’assenza di una difesa ha impedito di dimostrare la legittimità dei recessi. Il giudice Franco Caroleo ha quindi accolto le richieste dei due ricorrenti.

Come si arriva a 300.900 euro

La somma non è una multa. È il risarcimento calcolato sui compensi che i due collaboratori avrebbero presumibilmente percepito fino alla scadenza del 2029. L’importo elevato dipende soprattutto dalla durata residua dei contratti: al momento dell’interruzione mancavano ancora oltre quattro anni alla fine del mandato europeo.

Salis: “Non ho mai ricevuto la notifica”

Ilaria Salis contesta sia il merito della decisione sia le modalità con cui si è svolto il processo. Sostiene che l’interruzione dei rapporti fosse necessaria per tutelare il corretto svolgimento del mandato, le risorse pubbliche assegnate al suo ufficio e gli interessi delle persone rappresentate.

Definisce inoltre la vicenda “surreale”, affermando di non avere mai ricevuto la notifica del ricorso e di non avere quindi potuto difendersi. Secondo Salis, sarebbe stato possibile contattarla tramite posta elettronica o Pec.

I legali degli ex collaboratori avrebbero invece tentato la notifica presso la residenza ufficiale. La regolarità della procedura sarà uno dei punti centrali dell’appello.

Nel nuovo giudizio la difesa potrà contestare la notifica e chiedere di introdurre documenti e testimonianze non esaminati in primo grado. Salis proverà inoltre a dimostrare che le condotte dei collaboratori avevano realmente compromesso il rapporto fiduciario.

Le reazioni del centrodestra

La vicenda ha immediatamente assunto una dimensione politica, soprattutto per il contrasto tra le battaglie pubbliche di Salis contro la precarietà e la decisione che la vede soccombente come datrice di lavoro.

Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato con una sola parola:

“Spiace”.

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha accusato Salis e la sinistra di difendere i lavoratori a parole senza rispettarne concretamente i diritti. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, ha parlato di comportamento contraddittorio e lesivo della dignità dei collaboratori.

Diversi esponenti della maggioranza hanno chiesto le dimissioni dell’eurodeputata.

Fratoianni invita ad attendere l’appello

Più prudente Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana e fra i principali esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra.

Fratoianni ha richiamato il rispetto delle sentenze e dei diritti dei lavoratori, ricordando però che Salis ha già presentato appello. La posizione di Avs è quindi quella di attendere il secondo grado prima di formulare valutazioni politiche definitive.