Riforma elettorale? No, grazie.
Anche se Fratelli d’Italia sta pensando di schiacciare ancora sull’acceleratore per una nuova legge in vista delle consultazioni politiche del 2027, non solo nel Centrodestra non tutti sembrano convintissimi, ma a Sinistra qualcuno è pronto a fare le barricate, addirittura invocando pregiudiziali di incostituzionalità.
Come ad esempio in questi giorni Avs, Alleanza Verdi Sinistra che sta proponendo con enfasi il tema della riforma elettorale all’attenzione del dibattito politico.
Nuova legge elettorale, Avs pronta alle barricate
Il partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, secondo quanto evidenziato in questi giorni in Commissione, ma anche in occasione pubbliche o attraverso i mezzi di informazione, ritiene la proposta di legge elettorale della maggioranza di Governo (ormai nota come Stabilicum) incostituzionale principalmente perché “reintroduce un massiccio premio di maggioranza slegato da una soglia minima realistica di consenso”.

Nella fattispecie, secondo AVS, questo meccanismo violerebbe il principio di uguaglianza del voto e andrebbe di fatto a comprimere la rappresentanza democratica.
La riforma e l’illegittimità costituzionale, i tre nodi
I rilievi di illegittimità costituzionale mossi da AVS (e condivisi da numerosi costituzionalisti) si concentrano su tre punti cardine.
- Distorsione della rappresentanza: come detto, l’assegnazione di un cospicuo premio di maggioranza al partito o alla coalizione vincente – a prescindere dal raggiungimento di un’alta percentuale di voti al primo turno – secondo quanto documentato da Avs porterebbe a un’eccessiva “sovrarappresentanza”.
Un aspetto che secondo Bonelli e Fratoianni “falserebbe la volontà popolare, un vizio già sanzionato in passato dalla Corte Costituzionale su leggi simili”. - Lesione dell’eguaglianza del voto: il sistema rischierebbe di garantire una maggioranza assoluta blindata alle Camere a chiunque arrivi primo, anche con percentuali relativamente basse di consensi.
Un particolare non di poco conto secondo le critiche arrivate da Sinistra perché “questo annullerebbe di fatto il peso delle minoranze”. - Ballottaggio senza soglie di sbarramento: infine, la previsione di un eventuale turno di ballottaggio per l’assegnazione del premio, senza richiedere una soglia minima di partecipazione o di voti al primo turno, permetterebbe a forze politiche minoritarie di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi governativi con un consenso estremamente ridotto.
Le critiche, non solo sui contenuti ma anche sui tempi
Sta di fatto che proprio mentre è arrivato il via libera a un inter più veloce con l’obiettivo di arrivare in Aula nella fase centrale dell’estate, le critiche di Avs oltre che sui contenuti e i rilievi di incostituzionalità, si concentrano proprio sui tempi.
Come ad esempio ha evidenziato nelle scorse ore Marco Grimaldi di Avs in un punto stampa in piazza Montecitorio:

“E’ incredibile che abbiamo fatto tantissime audizioni e tantissimi, diciamo, accelerazioni già nel mese scorso per poi ripresentare un testo che come minimo avrebbe bisogno di ripartire e quindi da una nuova discussione generale che è stata fatta ieri su un testo sbagliato. Già questo dice tanto. Ma poi siamo l’unico paese al mondo che cambia le regole del gioco a 12 mesi dalle elezioni e quindi tutto questo per far cosa? Per tenersi le mani libere e per ricattare, soprattutto, la maggioranza”.
Le ultimissime novità della legge
Del resto, nei giorni scorsi si erano incontrati i rappresentanti tecnici di FdI, Forza Italia, Lega e Noi Moderati con l’obiettivo di definire gli emendamenti da inserire nel nuovo testo destinato a sostituire quello attualmente all’esame della Commissione.
Tra le modifiche principali emerge
- l’aumento della soglia necessaria per ottenere il premio di governabilità, che passerebbe dal 40% al 42%, con l’assegnazione di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.
- Verrebbe inoltre eliminato il ballottaggio previsto qualora nessuna lista o coalizione raggiungesse la percentuale richiesta.
Tra gli altri interventi ipotizzati figura anche la riduzione del numero massimo di seggi attribuibili alla coalizione vincente grazie al premio: il limite scenderebbe da 230 a 220 deputati alla Camera e da 114 a 113 senatori al Senato.
Infine, si starebbe valutando una clausola che introdurrebbe un sistema proporzionale puro — senza attribuzione del premio di maggioranza — nel caso in cui dalle urne emergessero maggioranze differenti nei due rami del Parlamento.