Sabato 18 aprile 2026, il cuore di Milano è diventato il palcoscenico di due mobilitazioni contrapposte che hanno visto impegnati migliaia di partecipanti e un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine. Da un lato, piazza Duomo ha ospitato il raduno dei Patrioti europei, dall’altro, i collettivi della sinistra e i centri sociali hanno sfilato in un corteo culminato in momenti di contatto critico con gli agenti.
Il messaggio di Salvini all’Unione Europea
Dal palco allestito in piazza Duomo, il segretario leghista Matteo Salvini ha indirizzato critiche severe alle istituzioni di Bruxelles, definendo il proprio movimento come l’unico vero avversario dei burocrati e di chi asseconda interessi finanziari o bellici. Il rappresentante politico ha sollecitato un cambio di rotta energetico, proponendo di ripristinare le forniture di gas e petrolio dalla Russia per evitare la crisi di scuole, fabbriche e strutture ospedaliere.
Economia e sovranità nelle richieste dei Patrioti
Il leader della Lega ha inoltre invocato la sospensione del Patto di stabilità, minacciando iniziative autonome in caso di mancata ricezione da parte dell’UE. Durante l’allocuzione, è stata ribadita la netta opposizione alla creazione di un esercito europeo, progetto attribuito alla volontà del presidente Macron. Sul fronte interno, il segretario ha espresso vicinanza a Viktor Orban e ha affrontato il tema dell’immigrazione irregolare, sostenendo l’espulsione di chiunque commetta reati e sdoganando il concetto di remigrazione come procedura legittima.
Scontri e cariche durante il corteo della sinistra
Contemporaneamente, un secondo fronte di protesta organizzato da centri sociali e sigle della sinistra ha attraversato le vie cittadine. La situazione è degenerata quando i manifestanti hanno deviato dal percorso concordato con la Questura. In questa fase, il lancio di fumogeni contro le autorità ha innescato la reazione dei reparti mobili, che hanno utilizzato gli idranti per respingere la pressione della folla e ristabilire l’ordine pubblico.
Diritti e opposizione ai decreti sicurezza
I due tronconi della protesta progressista si sono fusi in un unico serpentone umano caratterizzato da slogan contro l’esponente leghista e riferimenti al disegno di legge sulla violenza sessuale. Tra le fila dei partecipanti si registrava la presenza informale di esponenti del Partito Democratico, dell’Anpi e della Cgil, affiancati da movimenti pro-Palestina. Davanti al tribunale, le attiviste di “Non una di meno” hanno messo in scena un flash mob per denunciare la violenza di genere, ribadendo la centralità del consenso nelle relazioni.