Dario Franceschini, senatore del Partito democratico ed ex ministro della Cultura, ha raccontato per la prima volta pubblicamente di convivere con il Parkinson. In un’intervista al Corriere della Sera, Franceschini ha rivelato che la diagnosi è arrivata nel novembre del 2020, descrivendo quel momento come “una botta tremenda“.
L’ex ministro ha spiegato come la diagnosi abbia rappresentato qualcosa di diverso rispetto ai precedenti problemi di salute. Nel 2014 aveva avuto un infarto, oltre ad altri disturbi successivamente risolti.
“Si trattava d’incidenti di percorso che un po’ tutti mettiamo in preventivo. Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre”.
La paura di nascondersi
Franceschini ha raccontato anche la reazione iniziale alla malattia e il tentativo di non renderla evidente agli altri.
“Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi“, ha affermato, facendo riferimento ai possibili sintomi visibili della patologia, dai problemi nel parlare e nel camminare fino ai tremori.
Secondo l’ex ministro, però, è fondamentale evitare che la malattia porti all’isolamento.
“È fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare”.
Accanto alle terapie farmacologiche, Franceschini considera importante continuare a mantenere una vita attiva:
“Io non mollo, io continuo a vivere, a esserci”.
“Non isolatevi, continuate a vivere”
La decisione di raccontare pubblicamente la propria condizione è arrivata dopo una lunga riflessione.
“Parlare pubblicamente della mia malattia, è chiaro, mi costa, e molto”.
La scelta, tuttavia, è stata legata anche alla volontà di rivolgersi direttamente alle altre persone che convivono con il Parkinson.
“Mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita. Per dire a tutti gli altri malati di Parkinson: non isolatevi, continuate a vivere“.
Il rapporto con la politica
La malattia ha modificato anche il suo rapporto con l’attività politica e con le ambizioni personali.
“Azzera le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere”.
La diagnosi, secondo il senatore, ha quindi fatto emergere una dimensione di fragilità che spesso rimane nascosta dietro il ruolo pubblico e istituzionale.
“Mostrando di non avere, quasi per definizione, debolezze, timori, fragilità”, ha aggiunto riferendosi all’immagine che tradizionalmente viene associata a chi ricopre incarichi politici. “Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive. Cali il ritmo del lavoro, lo adegui”.
L’ex ministro ha quindi raccontato di aver continuato a dedicarsi alla politica attraverso telefonate, incontri e riunioni.
Le reazioni
L’intervista ha suscitato numerose reazioni nel mondo politico. Goffredo Bettini ha definito la scelta di Franceschini di parlare della propria condizione di salute “un atto di onestà e di coraggio“, sottolineando il valore del suo contributo alla politica e alla democrazia italiana.
Anche Sandro Ruotolo ha commentato le parole dell’ex ministro, definendo l’intervista “una di quelle interviste che restano“. Per l’europarlamentare Pd, nel racconto di Franceschini “non c’è pietismo“, ma “vita” e una riflessione sulla fragilità come forma di coraggio.
Tra le reazioni è arrivata anche quella di Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle ha ringraziato Franceschini per quella che ha definito una “impagabile lezione di coraggio, dignità e forza“.
Conte ha sottolineato come il racconto dell’ex ministro ricordi che, prima dei ruoli e degli incarichi, esiste la persona con le proprie fragilità.
Roberto Speranza ha parlato di un gesto capace di aiutare chi vive la stessa esperienza a sentirsi meno solo. Andrea Orlando ha invece definito l’intervista “molto personale ma anche molto politica“, collegandola a un momento storico nel quale, a suo giudizio, si rischia di perdere la consapevolezza della dimensione umana.
Anche Angelo Bonelli ha espresso vicinanza a Franceschini, definendo la pubblicazione della sua storia un atto compiuto “con dignità e coraggio“. Il parlamentare di Avs ha rilanciato soprattutto il messaggio rivolto alle persone malate:
“Nessuno deve essere lasciato solo nella malattia”.