Elly Schlein prova a dare forma al campo largo. Il centrosinistra non vuole più limitarsi a presentarsi come somma di opposizioni al governo Meloni, ma prova a costruire un percorso verso un programma elettorale comune. Dopo mesi di alleanze locali, iniziative parlamentari condivise e rapporti non sempre semplici tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, la segretaria dem ha fissato una scadenza politica:
“Tutti sappiamo che il programma lo faremo con tutta l’alleanza da settembre”.
La frase arriva il 18 giugno 2026, durante un intervento televisivo a Tagadà, e serve a spegnere le polemiche nate dopo la foto pubblicata due giorni prima dai leader del campo progressista. In quello scatto c’erano Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Mancavano invece Matteo Renzi, Carlo Calenda, Riccardo Magi e gli altri possibili pezzi del fronte alternativo alla destra.
Per questo la segretaria del Pd ha provato a correggere la lettura più stretta di quella immagine.
“Io non ho mai messo veti su nessuno”, ha detto Schlein, aggiungendo: “Noi non ci mettiamo solo contro gli avversari, ma insieme per le cose che vogliamo fare”.
La foto del 16 giugno e il messaggio politico
Tutto parte da quello scatto, risalente martedì 16 giugno 2026. Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli si incontrano a pranzo a Roma, in un ristorante vicino a Campo de’ Fiori. Alla fine pubblicano una foto comune sui social con un messaggio sintetico:
“Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio”.
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Quelle due date dovrebbero segnare i primi appuntamenti pubblici del percorso programmatico: una iniziativa al Nord e una al Sud, pensate per presentare le battaglie comuni già portate avanti in Parlamento e per cominciare a costruire una piattaforma alternativa al governo.
La foto, però, produce subito una domanda. Il campo largo, per essere davvero largo, deve decidere che rapporto avere con Italia Viva, Azione, Più Europa e con l’area centrista che potrebbe essere decisiva in alcuni collegi.
Schlein: nessun veto, ma il programma prima di tutto
La risposta di Schlein arriva due giorni dopo. La segretaria dem insiste su un punto: l’alleanza progressista è già più ampia della foto.
“L’alleanza progressista è già più larga e l’abbiamo costruita nei tanti comuni e regioni dove governiamo insieme e non abbiamo nessun problema”, dice.
Avs apre: “Ci sarà un allargamento della coalizione”
Anche Alleanza Verdi e Sinistra prova a ridimensionare la polemica sugli esclusi. Nicola Fratoianni parla di una “surreale discussione su chi manca” e chiarisce che la foto non può essere interpretata come il perimetro definitivo della coalizione.
Secondo Fratoianni, “ci saranno anche altre fasi”, “ci sarà un allargamento della coalizione” e non ci sono veti. Soprattutto, la scrittura definitiva del programma non si farà “con quella foto”.
È un’apertura significativa, perché Avs è una delle componenti più identitarie del campo progressista, molto distante da Renzi su diversi temi. Se anche da quella parte arriva il messaggio che l’alleanza non è autosufficiente, significa che il tema dell’allargamento non può essere liquidato.
Il problema, però, resta: allargare a chi, a quali condizioni e su quale programma?
Il M5S ci sta, ma frena su Renzi
La posizione del Movimento 5 Stelle è più prudente. Giuseppe Conte partecipa al percorso comune, riconosce che esiste già un lavoro programmatico condiviso e parla di un “fatto nuovo”. Ma sull’ingresso di Matteo Renzi il Movimento resta diffidente.
Conte insiste sul fatto che non si tratti di una semplice accelerazione tattica.
“È arrivato il momento di rimboccarci le maniche”, dice, aggiungendo che bisogna essere pronti a presentare al Paese “un progetto politico”. Sulle iniziative di luglio, spiega che serviranno a valorizzare il percorso fatto e ad aggiungere “qualcosa di nuovo”.
Ma quando il discorso si sposta su Italia Viva, la linea si fa più cauta. Il M5S non vuole una coalizione costruita solo per sommare sigle. La parola chiave è affidabilità. Il timore dei Cinque Stelle è che l’ingresso di Renzi trasformi il campo progressista in una alleanza troppo contraddittoria, difficile da difendere davanti al proprio elettorato.
Renzi resta fuori dalla foto, ma non chiude
Il grande assente della foto del 16 giugno è Matteo Renzi. La sua esclusione diventa immediatamente un caso perché Italia Viva si considera parte possibile dell’alternativa al centrodestra e perché in molti collegi anche pochi punti percentuali possono fare la differenza.
Renzi non chiude. Il suo messaggio è che “l’alleanza serve”. L’ex premier sa che una corsa autonoma del centro rischierebbe di essere marginale, ma sa anche che entrare in una coalizione guidata da Pd, M5S e Avs senza condizioni potrebbe ridurre lo spazio politico di Italia Viva.
Per Renzi, quindi, il problema non è solo entrare o restare fuori. È capire con quale ruolo. Vuole essere un alleato riconosciuto, non un ospite tollerato dopo che gli altri hanno definito linea, programma e leadership.
L’incognita Calenda
Ancora più complessa è la posizione di Carlo Calenda. Il leader di Azione guarda con forte scetticismo a un’alleanza costruita attorno a Pd, M5S e Avs.
La sua reazione alla foto dei quattro leader è stata caustica: “Renzi era sotto il tavolo?”.
Ma Renzi era sotto il tavolo? pic.twitter.com/4ZciGH4icF
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) June 16, 2026
Alcuni settori del centro potrebbero non voler “portare acqua” alla destra, soprattutto se il confronto elettorale dovesse radicalizzarsi. Ma Azione difficilmente entrerà in una coalizione senza garanzie molto forti sul programma.
Se Renzi è un problema di compatibilità politica, Calenda è un problema di identità: può stare in un campo progressista che considera troppo vicino ai Cinque Stelle?
Programma o solo somma di sigle?
La scelta di Schlein di parlare di programma comune da settembre è una risposta a questo rischio. Il campo largo non può nascere solo dalla necessità di battere Giorgia Meloni. Deve spiegare cosa vuole fare dopo. Il terreno più semplice sarà quello delle battaglie già condivise: salario minimo, sanità pubblica, scuola, casa, lotta alla precarietà, congedi, giovani, ambiente. Su questi temi Pd, M5S e Avs hanno già costruito molte iniziative comuni.
Il terreno più difficile sarà invece quello dove le distanze restano forti: politica industriale, infrastrutture, energia, politica estera, Ucraina, difesa europea, fisco, rapporto con le imprese e riforme istituzionali. Sono temi sui quali l’ingresso di Renzi o Calenda renderebbe il programma più largo, ma anche più complesso.
Per questo settembre sarà decisivo.