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Netanyahu: "Pronti a riprendere la guerra in qualsiasi momento"

Ok degli Usa al ritardo nel rilascio dei 602 detenuti palestinesi

Netanyahu: "Pronti a riprendere la guerra in qualsiasi momento"
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La fragile tregua tra Israele e Hamas rischia di crollare da un momento all’altro, alimentata da tensioni politiche interne ed esterne. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sotto la pressione dell’ala più radicale del suo governo, ha ribadito che Israele è pronto a riprendere i combattimenti “in ogni momento”, mantenendo alta la tensione nella regione.

A complicare ulteriormente il cessate il fuoco, è stato il blocco del rilascio di 620 prigionieri palestinesi, inizialmente previsto dagli accordi. La decisione è stata presa da Netanyahu in risposta alle cerimonie di liberazione degli ostaggi israeliani organizzate da Hamas, considerate da Israele una forma di umiliazione.

La Casa Bianca rende noto il proprio "appoggio incondizionato" al leader israeliano, criticato invece dall'opposizione e dai parenti degli ostaggi.

La consegna dei corpi dei fratellini Bibas

Il nodo del rilascio dei prigionieri: tensioni interne ed esterne

Secondo gli accordi sulla tregua, la liberazione dei prigionieri palestinesi avrebbe dovuto procedere in parallelo a quella degli ostaggi israeliani. Tuttavia, dopo il rilascio di sei cittadini israeliani avvenuto sabato scorso, Netanyahu ha imposto uno stop, dichiarando che le scarcerazioni non riprenderanno fino al prossimo scambio di ostaggi.

Ostaggi israeliani costretti a baciare terroristi di Hamas

Questa decisione ha scatenato l’ira di Hamas, che ha accusato Israele di mettere a rischio l’intero accordo. Anche all’interno di Israele, il provvedimento ha generato forti critiche: il leader del partito dei Democratici, Yair Golan, ha accusato Netanyahu di aver sabotato il cessate il fuoco, mentre i familiari degli ostaggi temono che la ripresa delle ostilità possa compromettere definitivamente le possibilità di riabbracciare i loro cari.

Il leader israeliano tira dritto:

"I nostri piani operativi sono pronti", ha dichiarato Netanyahu nel corso di una cerimonia di laurea degli ufficiali. "Raggiungeremo pienamente gli obiettivi della guerra, sia attraverso i negoziati che con altri mezzi".

Il sostegno della Casa Bianca

Nonostante le polemiche, la Casa Bianca ha espresso sostegno alla decisione israeliana. Il Consiglio per la sicurezza nazionale ha definito “appropriato” il ritardo nel rilascio dei prigionieri palestinesi, sottolineando come Hamas abbia trattato in modo “barbaro” gli ostaggi israeliani durante la loro detenzione.

Trump e Netanyahu

Il caso delle cerimonie di rilascio e lo scontro sulla restituzione dei corpi

Un altro elemento che ha alimentato la tensione è stato il rilascio dei corpi di quattro ostaggi israeliani da parte di Hamas, un gesto accompagnato da una cerimonia che Israele ha definito “crudele e inaccettabile”. Le autorità israeliane hanno protestato con i mediatori internazionali e la Croce Rossa, accusando Hamas di aver violato gli accordi sul rispetto dei defunti.

Tra le vittime restituite ci sarebbero i fratellini Ariel e Kfir Bibas, rapiti il 7 ottobre 2023, insieme alla madre Shiri Bibas. Tuttavia, al momento della consegna, Israele ha accusato Hamas di aver fornito il corpo di una persona sconosciuta al posto di Shiri Bibas, scatenando un ulteriore botta e risposta tra le due parti.

Shiri, Kfir e Ariel Bibas

La famiglia della donna ha invece confermato l’identificazione dei suoi resti da parte dell’Istituto di medicina legale israeliano, dichiarando:

“Questa mattina abbiamo ricevuto la notizia che più temevamo. La nostra Shiri è stata uccisa in cattività e ora è tornata a casa dai suoi figli”.

La famiglia delle tre vittime ha, inoltre, attaccato duramente Netanyahu:

“Non c’è perdono per averli abbandonati il 7 ottobre, e nessun perdono per averli abbandonati in prigionia. Primo ministro Benjamin Netanyahu, non abbiamo ricevuto scuse da parte sua in questo momento doloroso”. Sono le parole di Ofri Bibas, sorella dell’ex ostaggio Yarden Bibas, padre di Ariel e Kfir.

Hamas disposta a rivedere le cerimonie di liberazione

Il portavoce di Hamas a Gaza, Hazem Qassem, ha dichiarato che l'organizzazione jihadista è pronta ad accettare la richiesta dei Paesi mediatori:

"Su tutto ciò che riguarda la cerimonia di liberazione degli ostaggi, per porre fine alla crisi e ottenere la liberazione dei detenuti palestinesi".

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