La contraffazione continua a rappresentare una delle minacce più insidiose per il nostro Paese.
Non si tratta soltanto di una questione economica, ma di un fenomeno che mette a rischio la salute dei cittadini, mina la fiducia dei consumatori e penalizza le imprese oneste.
Molti prodotti falsi trovano spazio sul mercato perché intercettano un bisogno diffuso di omologazione e di immagine: possedere un marchio di lusso, anche contraffatto, viene spesso percepito come un segno di appartenenza.
È dunque un problema in primo luogo culturale, ma sarebbe un errore – secondo Meritocrazia Italia – pensare che la cultura da sola basti. Per il movimento politico, il Governo ha mosso passi importanti negli ultimi anni: la Legge Made in Italy del 2023 ha rafforzato controlli e sanzioni; il Consiglio Nazionale Anticontraffazione e Italian Sounding coordina le strategie tra Ministeri e Istituzioni; sono stati avviati programmi di sensibilizzazione come la Settimana Anticontraffazione e progetti educativi rivolti alle scuole; non mancano iniziative di collaborazione con i marketplace digitali.
Sono risultati positivi, confermati anche dai sequestri effettuati dalle forze dell’ordine, ma il sistema resta ancora incompleto. Mancano strumenti di tracciabilità diffusi e obbligatori, non vi sono reali meccanismi di premialità per le imprese virtuose, i controlli sul commercio online non hanno forza cogente, e soprattutto i cittadini non sono ancora messi nelle condizioni di diventare parte attiva della lotta al falso.
È proprio in queste zone d’ombra che Meritocrazia Italia ritiene di dover intervenire con nuove proposte, che mettano al centro anche il territorio e le comunità locali:
– Sigillo Digitale Nazionale obbligatorio: un codice univoco e verificabile tramite smartphone per garantire la tracciabilità dei prodotti nelle filiere più esposte (moda, lusso, agroalimentare, componentistica);
– Marchio “Garanzia di Merito”: un riconoscimento istituzionale con vantaggi concreti (agevolazioni fiscali, priorità negli appalti) per le imprese trasparenti e rispettose delle regole;
– norme vincolanti per i marketplace online: tempi certi e sanzioni in caso di mancata rimozione dei prodotti falsi, superando la logica degli accordi volontari;
– piattaforma nazionale di segnalazione: un’app pubblica che consenta ai cittadini di segnalare facilmente i prodotti sospetti, ricevendo un riscontro e diventando parte attiva della lotta al falso;
– incentivi territoriali per i cittadini: campagne locali di sensibilizzazione collegate a sistemi di premialità (punti, voucher, sconti su servizi pubblici o culturali) per chi utilizza l’app di segnalazione o sceglie prodotti certificati;
– educazione strutturale al consumo consapevole: ore obbligatorie dedicate a questi temi nel percorso scolastico, con laboratori pratici e concorsi, per formare una nuova coscienza collettiva;
– report pubblici e trasparenti: raccolta e diffusione regolare di dati dettagliati su sequestri, danni economici e filiere coinvolte, per orientare le politiche e responsabilizzare i cittadini.
La lotta alla contraffazione non si vince solo con la repressione, ma costruendo nel tempo una cultura dell’autenticità, sostenuta da regole chiare, tecnologia e soprattutto partecipazione attiva dei cittadini e dei territori. Difendere il Made in Italy significa difendere lavoro, identità e credibilità del Paese.