TENSIONE

Mercosur e sicurezza: il Centrodestra alla prova dell’Europa e dell’ordine pubblico

Da un lato, il tormentone dell’accordo Ue–Mercosur, dall’altro il futuro dell’operazione Strade Sicure: a sparigliare le carte la Lega che ieri ha alzato il tono della discussione e ha segnato ulteriormente il confine politico rispetto agli alleati Fratelli d’Italia e Forza Italia

Mercosur e sicurezza: il Centrodestra alla prova dell’Europa e dell’ordine pubblico

Due dossier, apparentemente lontani, finiscono dunque in queste ore per disegnare lo stesso scenario: quella di una maggioranza di Centrodestra che appunto governa insieme dal settembre 2002, ma continua a dividersi su che cosa significhi davvero essere “europei” e su come declinare, in modo coerente, la parola sicurezza.

Fine settimana del “dopo feste” all’insegna delle tensioni all’interno della maggioranza di Governo. Ironia del destino, proprio nella giornata della conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni e proprio a poche ore di distanza dalle indiscrezioni che vorrebbero elezioni subito dopo il referendum sulla Giustizia, sia in caso di vittoria del Sì (come promosso dal Centrodestra), sia in caso di affermazione del No (come vorrebbe il Centrosinistra).

Una prospettiva di breve periodo, quello appunto di elezioni anticipate, che è stata però esclusa dalla presidente del Consiglio.

Mercosur e sicurezza, le spine nel Centrodestra

Da un lato, il tormentone dell’accordo Ue–Mercosur (ieri il primo sì dalla Ue, ma la firma la porrà Ursula Von der Leyen il 17 gennaio in Paraguay), dall’altro il futuro dell’operazione Strade Sicure.

A sparigliare le carte la Lega che ieri, venerdì 9 gennaio 2026, ha alzato il tono della discussione e ha segnato ulteriormente il confine politico rispetto agli alleati, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

L’accordo sul Mercosur, maggioranza spaccata

Sul Mercosur la spaccatura è stata netta.

Forza Italia ha infatti rivendicato l’accordo, che mira a eliminare gran parte dei dazi reciproci (circa il 90% dei beni industriali europei e dei prodotti agricoli sudamericani) e a facilitare scambi e investimenti, con clausole di sostenibilità ambientale e protezione delle indicazioni geografiche, come una vittoria europea e industriale.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato senza esitazioni di “grande opportunità” per le imprese italiane, di export destinato a crescere e di tutele “garantite” per il mondo agricolo.

Tajani: "Aderiamo alla dichiarazione Onu per costruire lo Stato di Palestina ma non lo riconosciamo"
Antonio Tajani vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia

Di fatto, ha dato conto della linea storica del partito: libero scambio, integrazione europea, fiducia nella capacità del sistema produttivo di competere sui mercati globali.

Giorgia Meloni ha invece scelto una posizione più prudente, ma non di rottura.

La premier e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni

La premier ha infatti rivendicato l’assenza di “preclusioni ideologiche” e ha “catalogato” il “sì” italiano nell’ambito di un approccio pragmatico:

“L’Europa non può iper-regolamentare se stessa e contemporaneamente aprire le frontiere commerciali. Il via libera al Mercosur arriva solo dopo una serie di garanzie: meccanismi di salvaguardia per i prodotti sensibili, rafforzamento dei controlli fitosanitari, fondi di compensazione e una partita ancora aperta sulla Pac (la politica agricola comune europea) e sul bilancio europeo”.

La Lega alla manifestazione dei trattori a Milano dice no

IL VIDEO (immagini di Oscar Francioso):

 

La Lega, invece, non ha fatto sconti. Né tantomeno è tornata sui suoi passi.

Per Matteo Salvini e i suoi l’accordo resta sbagliato nel merito.

Ieri a Milano davanti alla stazione centrale l’europarlamentare e pasionaria leghista Silvia Sardone lo ha detto chiaramente, dal palco della protesta dei trattori nel capoluogo lombardo:

Silvia Sardone alla protesta dei trattori a Milano con Gian Marco Centinaio

“Il rischio è una concorrenza sleale, prodotti che non rispettano gli stessi standard di qualità, un danno per agricoltori e consumatori. Le garanzie europee non bastano”.

E ancora:

“Siamo convinti che accordi di libero scambio con aree enormi senza regole e tutele che caratterizzano le nostre produzioni, siano più pericolosi che vantaggiosi, e i rischi superino i potenziali benefici. Manca una vera clausola di reciprocità e un meccanismo automatico d’intervento rapido. A tutela delle nostre produzioni, dovrebbe essere imperativo evitare di favorire l’invasione di prodotti a basso costo e bassa qualità. La Lega ribadisce la sua storica posizione contraria al Mercosur e voterà contro in ogni sede. Continueremo a difendere gli agricoltori e i consumatori”.

La protesta dei trattori a Milano

E non a caso Sardone ha concluso il suo intervento con un invito finale non al dialogo, ma alla mobilitazione contro le politiche agricole dell’Unione:

“Vediamoci a Bruxelles”.

Dall’Europa all’Italia, le tensioni sulla sicurezza

Lo stesso schema si è ripresentato, a dir la verità anche un po’ a sorpresa, sul fronte della sicurezza.

Con un paradosso che con il corso delle ore si è manifestato ancora più evidente: mentre la presidente del Consiglio nella sua conferenza stampa ha ribadito la necessità di “fare di più”, dalla maggioranza sono filtrate ipotesi riguardo una riduzione progressiva del contingente militare impegnato nell’operazione Strade Sicure.

Una discussione che manco a dirlo ha portato la Lega nuovamente sul piede di guerra.

Le dichiarazioni di Mara Bizzotto, Igor Iezzi, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo sono andate tutte nella stessa direzione:

Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato

“Strade Sicure non solo va mantenuta, ma rafforzata. Più militari nelle città, nelle piazze, nelle stazioni. Nessun arretramento. La sicurezza urbana, per il Carroccio, si costruisce con una presenza visibile dello Stato e con un messaggio politico chiaro: tolleranza zero su illegalità e immigrazione clandestina”.

E questa volta la stoccata ai colleghi alleati di Governo è stata ancora più netta e implicita (in Europa il “nemico” numero uno è Ursula von der Leyen) con Fratelli d’Italia e Forza Italia in buona sostanza accusate di ambiguità, come evidenziato dai capigruppo alla Camera e al Senato:

“È strano che mentre la premier invoca maggiore attenzione sulla sicurezza, una parte della maggioranza ragioni su un ridimensionamento dello strumento più simbolico degli ultimi anni”.

I mal di pancia nel Centrodestra, gli scenari

Mercosur e Strade Sicure finiscono così per intrecciarsi in un racconto “unitario”.

In entrambi i casi la Lega presidia il terreno del “no”: no agli accordi commerciali europei percepiti come penalizzanti, no a qualsiasi riduzione della presenza militare sul territorio.

Fratelli d’Italia cerca l’equilibrio, Forza Italia spinge sull’integrazione europea e sulla “normalizzazione” di Governo.

La domanda, a questo punto, è se queste divisioni resteranno “fisiologiche” (il famoso “distinti, ma non distanti”) o diventeranno “strutturali”. 

Per ora, la sintesi regge. Ma le crepe sono sempre più visibili. Figlie di un anche comprensibile “logoramento” o di abili strategie per anticipare le elezioni e spiazzare il Centrosinistra?

Molto fa pensare che il 2026 potrebbe davvero trasformarsi, è la tesi di questi del quotidiano britannico Financial Times, in un banco di prova ben più politico che tecnico per il nostro Governo.