Se non fosse tutto vero, ci sarebbe molto probabilmente se non da ridere, da sorridere.
Specie in un momento come questo in cui le dinamiche geopolitiche internazionali in particolar modo guardando al Medio Oriente stanno allarmando il mondo intero.
Ma tant’è. C’è anche chi pensa ad argomenti decisamente più leggeri, seppur con un alto valore culturale.
L’Europa e i violini, il “vertice” di Bruxelles
Eh sì, perché mentre il mondo brucia – tra guerre alle porte dell’Europa, crisi energetiche, transizione industriale, agricoltori e imprenditori in ansia per i costi delle loro attività e produzioni – al Parlamento europeo si combatte una battaglia epocale: il diritto del violino a salire in cabina passeggeri.
Sì, perché da domenica 1° marzo 2026 (ironia del destino, praticamente quasi in contemporanea con l’attacco congiunto di Usa e Israele all’Iran) violini e viole – seppur con regolare custodia, si tiene a precisare – potranno essere imbarcati come bagaglio a mano su Lufthansa e sulle collegate SWISS, Austrian Airlines, Brussels Airlines, ITA Airways ed Eurowings.
Una svolta che, come ironizzato anche questa mattina a Radio 24 da Paolo Mieli, cambierà per sempre le sorti dell’Occidente. O almeno quelle dei violinisti.
E l’Italia ha dato il suo fondamentale contributo.
Perché tra i promotori di questa iniziativa c’era anche l’europarlamentare dem ed ex governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

Ma che musica Maestro, il contributo dell’Italia
La vicenda sta diventando quasi di dominio pubblico (e non senza ironie) in queste ore.
A Bruxelles si è infatti tenuto un evento dal titolo sobrio (e apparentemente innocuo): “Trasporto aereo di strumenti musicali: regole, rischi e buone pratiche per un’economia guidata dalla cultura”.
Una tavola rotonda con oltre 150 stakeholder, eurodeputati, associazioni di categoria, compagnie aeree e persino rappresentanti della Commissione.
Una sorta di G7 della musica classica.
E tra i protagonisti della crociata per la custodia libera, c’era appunto l’eurodeputato dem Nicola Zingaretti, che ha rivendicato con orgoglio l’iniziativa – finita persino sul The New York Times.
E c’è un’altra curiosità. Dario Nardella, altro eurodeputato dem ed ex sindaco di Firenze è un apprezzato e provetto violinista.
Il nodo (o la nota da risolvere) tra trolley e Stradivari
I promotori dell’evento però davanti a chi ha arricciato il naso o ha fatto ironia, si sono “difesi”.
Un Antonio Stradivari non può finire in una stiva di un aereo, maneggiato magari con poca cura, come se fosse un trolley qualsiasi con dentro jeans, magliette e qualche souvenir:
“Sono patrimonio culturale, pezzi di storia, strumenti di lavoro che valgono un capitale”.
Il tema, di fondo, potrebbe in effetti anche essere serio. Ma in un momento come questo il rischio (che si è concretizzato) è stato quello del corto circuito comunicativo.
L’intento nobile culturale e il corto circuito comunicativo
Perché a più di una persona è subito venuta spontanea questa domanda:
“Mentre il mondo è in fiamme, la sinistra pensa ai violini in business class?”.
In fondo, assist perfetto, benzina sul fuoco, per chi accusa Bruxelles di vivere in una bolla ovattata, lontana dai problemi quotidiani.
Altri, guardando alle dinamiche di politica interna e alle strategie del Pd (essendoci di mezzo appunto una figura autorevole come quella di Nicola Zingaretti) hanno rilanciato:
“Lo fanno apposta per perdere voti?”.
Probabilmente no. O almeno così sperano nell’ambiente dem o invece magari se lo augurano nel Centrodestra.
Fatto sta che per nobile iniziativa per i violini, da Bruxelles è arrivata una “stecca”.